

Il 3 luglio, sotto un sole cocente, cittadini e attivisti dei comitati Pratone Torre Spaccata, Cinecittà Bene Comune e PAC Libero si sono dati appuntamento per un flash mob
Fumogeni neri sotto i palazzi eleganti di via di Castelfidardo. Il Pratone di Torre Spaccata, simbolo della resistenza verde della periferia est romana, ha marciato idealmente nel cuore istituzionale della Capitale per dire: “non ci stiamo più”.
E stavolta il messaggio è arrivato dritto alle porte della Cassa Depositi e Prestiti, proprietaria di quei sessanta ettari di verde minacciati da fiamme, incuria e speculazione.
Il 3 luglio, sotto un sole cocente, cittadini e attivisti dei comitati Pratone Torre Spaccata, Cinecittà Bene Comune e PAC Libero si sono dati appuntamento per un flash mob tanto simbolico quanto necessario. Con striscioni e slogan, hanno chiesto una doppia garanzia: protezione dal fuoco e stop al cemento.
“Volevamo portare un po’ di quel fumo che respiriamo noi, tra i palazzoni della periferia, anche qui, tra questi edifici ovattati del centro”, hanno spiegato gli attivisti, dopo aver acceso fumogeni scuri in segno di protesta.
Il 25 giugno scorso, l’ennesimo incendio ha devastato l’area verde incastonata tra via Rugantino e via Bruno Pelizzi. Non era la prima volta: nell’agosto 2024 un altro rogo aveva messo in pericolo cittadini e soccorritori. Le finestre sono rimaste chiuse, l’aria era irrespirabile. E mentre il fuoco divampa, cresce la frustrazione di chi chiede da anni una cosa semplice: un parco vero, protetto, riconosciuto.
Proprio per questo i cittadini si sono presentati sotto la sede di CDP, che ha accolto una delegazione per un confronto. L’ente ha illustrato le azioni in corso per ridurre il rischio incendi. Ma i residenti sono andati oltre: hanno rilanciato il loro sogno, una grande area verde vincolata e sottratta a qualsiasi appetito edilizio.
C’è un altro tesoro, sotto il Pratone: cinque ville romane, recentemente riconosciute dal Ministero della Cultura. Un patrimonio simile a quello che ha dato vita, poco distante, al Parco Archeologico di Centocelle. Per questo, il consigliere capitolino Alessandro Luparelli (Sinistra Civica Ecologista), presente al presidio, ha lanciato la proposta:
“Chiediamo alla Regione di aggiornare il vincolo paesaggistico Ad Duas Lauros, includendo anche il Pratone. È l’unico modo per tutelare l’area e fermare definitivamente la cementificazione”.
Un vincolo che non è solo formale: significherebbe rivedere il piano regolatore, bloccare le volumetrie previste e, se necessario, procedere a espropri delle aree a oggi in mano a CDP. Un’operazione che, al momento, la giunta Gualtieri definisce irrealistica.
Eppure, in periferia, il sogno resiste. I cittadini di Torre Spaccata hanno già promosso una delibera di iniziativa popolare e continuano a tenere alta l’attenzione. Anche se dal Municipio VII finora sono arrivate poche sponde e dal Campidoglio ancor meno risposte.
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