

Sotto inchiesta due funzionari pubblici. Interrogativi anche sul campo rom di Via di Salone
Il caso Basf continua a rivelare sviluppi e ad intricarsi sempre più. Pochi giorni fa è stata firmata una proroga delle indagini dedicata all’operato di due funzionari pubblici. Stando a quanto emerso, avrebbero firmato autorizzazioni illecite relative alla costruzione di un altro inceneritore all’interno della sede Basf, in via di Salone. Forzatura giuridica, l’ipotesi di accusa, da verificare ed accertare, ma sarebbe stata questa a portare vantaggio all’azienda. Inoltre, il pubblico ministero, intende accertare che siano state bruciate effettivamente le sostanze per le quali vi era un’autorizzazione, poiché dopo delle analisi dell’istituto Zooprofilattico sperimentale e di alcuni periti della procura, è emerso l’elevato grado di inquinamento ed in particolare si sono evidenziate sostanze tossiche, fra le quali: benzene, toluene, metalli pesanti e derivati di idrocarburi. Questi due funzionari si aggiungono ad altri dieci già sotto inchiesta. I capi d’accusa, per questi ultimi, sarebbero: traffico illecito di rifiuti ed inquinamento delle acque.

Per avere un quadro migliore della situazione abbiamo contattato telefonicamente un dipendente del laghetto di pesca sito in via di Salone. Il centro appartiene alla Ittica Tranquilli srl e, nel maggio 2014, balzò agli onori della cronaca per un presunto inquinamento del loro specchio d’acqua. Va precisato che questo luogo si trova quasi di fronte alla Basf e la causa della contaminazione sarebbe stata attribuita alla stessa società tedesca.
L’intervista: L’uomo, operante nel centro ittico e ristorazione, non ha voluto rilasciare il suo nome ed ha espresso dubbi sulla effettiva colpevolezza della Basf, tutta da accertare ancora. Ha ricordato, inoltre, come poco distante dal loro laghetto (500 metri circa) sia presente il vasto campo rom di via di Salone che -continua il dipendente- probabilmente inquina seriamente e molto più della Basf. Durante il racconto dei fatti, ci descrive come siano stati abbandonati, nessun ulteriore controllo dopo la chiusura per verificare un eventuale cambiamento della situazione, nessuna novità sulla vicenda, tutto tace. Asserisce come ormai stiano mettendo mano ai risparmi per cercare di mandare avanti il ristorante con non poche difficoltà.
Fa sicuramente riflettere, tuttavia, che tutte le abitazioni (asilo nido compreso) nelle vicinanze della Basf, siano state costruite dal 2005 fino ad oggi, mentre la società tedesca opera in quel territorio dal 1956.
Qualche tassello di questa torbida vicenda non coincide anche sotto questo aspetto. La sensazione è che non vi siano ne vincitori ne vinti, in questo caso che non ha ancora un epilogo, ma c’è il serio rischio che vi siano solo vittime, in un senso o nell’altro.
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