

L'albero è sul marciapiedi di via Molfetta, al Quarticciolo
Nel percorrere via Molfetta al Quarticciolo mi sono imbattuto in qualcosa di speciale ed essendo un ambientalista convinto non potevo sottrarmi a fotografarlo e scriverne.
Si tratta della straordinaria forza e voglia di vivere di un albero che circa due anni fa a causa della fine del suo ciclo vitale e di una malattia che lo aveva praticamente svuotato all’interno fu abbattuto dal Servizio Giardini. Era il periodo in cui svolgevo ancora l’incarico di Assessore all’ambiente nella Giunta Mastrantonio. Un periodo in cui grazie al mio grande amico che gestiva la segreteria dell’assessorato, C. Tucciarelli si tempestava di richieste il Dipartimento X e il Direttore e tra queste anche quelle in cui rappresentavamo lo stato di pericolo dalle alberature di via V. Cesati e a Tor tre Teste e in altri luoghi, tutte alberature o malate o alla fine del proprio ciclo di vita.
Ci documentammo sui metodi adottati in altre capitali europee e suggerimmo l’utilizzo del levaceppi (al fine di sostituire velocemente l’albero) e di un trituratore in cui gettare i resti dell’albero contemporaneamente alla sua potatura o eliminazione in caso di malattie e marciumi. Lo avevamo visto fare a Londra e a Berlino e come assessorato all’Ambiente lo suggerimmo quindi al Direttore del tempo.
Dal Dipartimento la risposta fu negativa e misero per iscritto che il Levaceppi avrebbe rovinato i marciapiedi e che il Trituratore durante il funzionamento avrebbe rilasciato polveri nell’aria … “che retrogradi – ci dicemmo – sono i Berlinesi e i Londinesi!”.
Ma per fortuna a volte la natura si ribella e sa approfittare anche dell’incapacità di soggetti che si definiscono tecnici e a volte giardinieri e botanici, ed ecco che quello che fu un meraviglioso platano che per oltre mezzo secolo ha fatto ombra e rilasciato ossigeno per i residenti delle case comunali in via Molfetta angolo viale Alessandrino, da quei circa 50 cm di ceppo, lasciati da due anni a terra e da quella cavità, è avvenuto il miracolo visibile nella foto.
E questo alla faccia di quei buontemponi di un Servizio Giardini, un tempo fiore all’occhiello della Botanica Nazionale, poi chiusero la Scuola Giardinieri, bloccarono le assunzioni e il turnover e iniziarono anche a lesinare in attrezzature e addirittura in materiali di consumo. Poi vennero gli appalti ai privati e alle Cooperative, poi Buzzi e Carminati, poi finalmente arrivò la Procura della Repubblica Italiana!
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