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Quel murale in largo Cevasco

Riflessioni sul calcio giovanile davanti al dipinto sulla casetta dell’Acea a Tor Tre Teste

La pittrice, vicino alla casetta dell’Acea in largo Cevasco, l’ho notata all’inizio del suo dipinto, qualche settimana fa. Giorni dopo, quando era a metà dell’opera, mi sono presentato e gli ho fatto i complimenti.

La settimana successiva ho incontrato anche dei ragazzi, che mi hanno raccontato del loro amico ritratto nel murale. Nei giorni a seguire sono sempre andato sempre a salutare la pittrice e ho visto il completamento del suo stupendo dipinto sulla facciata del muro, che ha di fronte: l’anfiteatro, la valle con strada mattonata, la pista di atletica con il campo da rugby dell’impianto Nori nel Parco Palatucci, a Tor Tre Teste.

Più volte ho pensato di scrivere un articolo e di fotografare il dipinto. Non sono mai riuscito a fare una cosa o l’altra.

Poi, mentre camminavo a largo Cevasco è passata una giovane signora del mio condominio, si è fermata davanti al dipinto e ha detto che il ragazzo ritratto era l’“allenatore”, l’istruttore di calcio dei suoi piccoli figli.

Da lì, ho preso la decisione di fotografare e scriverne, senza fare nessun riferimento a quanto accaduto al giovane, per rispetto dei suoi cari.

L’allenatore della Lazio, Sarri, in una intervista ha detto che: “un Mister rappresenta lo spirito del gruppo. Il mondo del calcio ha dei valori che noi tecnici dobbiamo trasmettere, al di là del risultato”.

I piccoli atleti cosa avranno recepito dal loro Mister, nei suoi pochi anni di insegnamento?

Che Il calcio è divertimento, è affascinante come guardare le figurine e l’album della Panini, che è bello imitare i gesti tecnici dei giocatori visti in televisione, che è importante stimolare la fantasia, provare e riprovare, copiare, o almeno provarci.

Competere, acquisire e migliorare le abilità, sentirsi in forma, far parte di una squadra, stare con gli amici e farsene di nuovi.

Chi è l’allenatore o l’istruttore di calcio giovanile? Un ragazzo che ha passione, che ha capacità di relazionarsi, un uomo equilibrato con sufficiente autostima, che ascolta. Quello che interviene e quello che accompagna, quello che corregge e quello che stimola, quello che lavora sulla correzione dell’errore e quello sulle cose fatte bene, quello che dà un obiettivo che sia impegnativo e anche raggiungibile.
Quello che arriva agli allenamenti con entusiasmo, che trasmette sicurezza, affetto, accoglienza, serenità, pazienza. Quello che incoraggia e motiva.

Non posso saperlo, ma visto l’affetto intorno al “giovane grande Mister”, non posso che ipotizzare un suo pensiero: “Il talento ti fa vincere una partita, l’intelligenza e il lavoro di squadra ti fanno vincere un campionato”.

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