Quell’emporio di via delle Giunchiglie invidiato dai cinesi

Dagli anni cinquanta un singolare negozio di casalinghi all’insegna della affidabilità, del servizio e della familiarità

 

Passando per via delle Giunchiglie all’angolo con via dei Platani (una volta nascosto dalle bancarelle del mitico mercato di piazza dei Mirti) c’era e c’è ad attendervi e a sorprendervi un negozio che ha fatto da sempre dell’accoglienza cordiale la sua cifra. Tra gli scaffali che contengono di tutto e di più di quello che occorre alla casa, e non solo, a guidarvi nella vasta scelta dei prodotti è Fabio Coccia, cordiale e simpatico proprietario, un sorriso indistruttibile. Se qui il cliente si sente a casa, tanto da lasciare anche le loro chiavi in custodia, il merito esclusivo è di Fabio, che riceve visite da clienti anche se non devono acquistare nulla, per la soddisfazione di scambiare un saluto e qualche battuta… proprio come si fa con un parente.   Fabio Coccia, quando è nata questa attività?   Sorge nei primi anni ’50 gestita da mio padre in una Centocelle ancora tutta da realizzare e in fase di sviluppo che aveva tutte le connotazioni di un paesotto di provincia. Da allora per via del nostro settore merceologico che è quello dei casalinghi, siamo diventati un punto di riferimento per il pubblico. Il nostro negozio quindi ha mantenuto le sue radici ben consolidate nel quartiere accompagnandone tutte le fasi della crescita.   Quando è avvenuto il passaggio di consegne da suo padre a lei?   Non è avvenuto certo in maniera repentina. C’è stata prima una fase di apprendimento. Si può dire che ho fin da piccolo sempre vissuto e respirato l’aria del negozio, facendo tesoro degli insegnamenti paterni e imparando quello fondamentale: il rispetto per il lavoro. Ho iniziato a lavorare nell’esercizio nel 1977-78 e poi nel 1989 l’attività è stata intestata a me.    Com’è il rapporto con i clienti?   Tutto questa trafila che vi ho raccontato, mi permette di servire ancora dei clienti storici (passati da mio padre a me) e dei loro figli che sono talmente affezionati a questo negozio che delle volte passano solo per farsi una chiacchierata o addirittura per lasciarmi le chiavi di casa da consegnare al marito Voi avete potuto constatare direttamente che i numerosi clienti che si sono affacciati mentre preparavamo questa intervista mi chiamano (ed io li chiamo) per nome, e che tra noi c’è un rapporto di cordialità coltivato da moltissimo tempo.   C’è un segreto nel successo della lunga vita dell’esercizio?   Interpretare i gusti delle persone e sforzarsi sempre di capire i loro bisogni, donando sempre un vasto assortimento di merce di qualità con il vantaggio di poter risparmiare. Non meno importante è quello di essere un italiano, in un settore che in questo momento storico è monopolizzato da attività gestite da stranieri e di poter comprendere il loro linguaggio, di conoscerne gli usi e le esigenze. “Lo sai che sei più cinese di un cinese?”. Questo me lo ha confessato, con ammirazione nei miei confronti, un mio concorrente cinese. E io in effetti sono rimasto con la passione del lavoro che avevano gli italiani quando la lira vinceva l’Oscar di stabilità e gli italiani lavoravano indefessamente e il Pil dell’Italia cresceva del 10 per cento l’anno, come oggi quello dei cinesi.   Come ricordi il quartiere al momento della fondazione della ditta e come si è evoluto?   Un tempo Centocelle era considerata estrema periferia, ma non per questo era meno vivibile di adesso. Credo infatti che il modo di approcciarsi al quartiere di una volta era migliore. Ho potuto assistere ai suoi cambiamenti, vedendo l’insediamento del mercato di piazza dei Mirti e la sua scomparsa, il passaggio del tramvetto e la sua scomparsa ed altro ancora. L’attesa e poi l’avvio dei lavori della metro C che spero di vedere completata e in funzione e il ripristino di piazza dei Mirti. Sul fronte del commercio purtroppo abbiamo assistito alla chiusura di molti negozi storici e ad un continuo ricambio di attività, e pure ad un crescente abbassamento della qualità del comparto merceologico. Sono cambiati e come i comportamenti dei clienti? Un tempo si comprava di meno ma meglio. Si puntava alla qualità e alla durevolezza del prodotto; pur in presenza di un costo elevato di un certo prodotto si era consapevoli che lo stesso sarebbe durato molti anni. Adesso, complice anche la crisi, sembra essersi da un lato abbassato il livello qualitativo del mercato con offerte di prodotti di scarsa qualità a basso prezzo e di merce medio-alta a cifre proibitive per il cliente.   Com’è la situazione attuale del quartiere?   Per quello che posso vedere, è molto migliorata. Negli anni ’70 temevamo parecchio per la nostra sicurezza a causa del problema della droga, che trovava nella presenza del mercato (che restava deserto nel pomeriggio) un luogo ideale per lo spaccio. Con lo spostamento del mercato la zona si è molto ripulita, in questo momento Centocelle rispetto ad altri quartiere periferici sembra quasi un’oasi di pace. Certo un po’ di vigilanza in più da parte delle forze dell’ordine non guasterebbe. Invece viene rafforzata solo quando accadono casi eclatanti. Ma complessivamente non ci possiamo lamentare. Mentre sul fronte del decoro urbano non ci siamo proprio. Nonostante che paghiamo grosse somme per il servizio di pulizia la presenza di addetti Ama è quasi inesistente, sarebbe il caso di controllare maggiormente il lavoro di queste persone. La mancanza di pulizia è poi aggravata anche dall’inciviltà di parecchi padroni dei cani.  

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