Racconti, ricordi e riflessioni su Centocelle e la periferia romana

Presentato alla Libreria Il Mattone da Andrea Martire il libro di Carlo Nobili "Pe’ rifuggio ‘na fungara"
Redazione - 23 Giugno 2019

Presso la Libreria Il Mattone in via Bresadola a Centocelle Sabato 22 giugno 2019 presentazione di Pe’ rifuggio ‘na fungara di Carlo Nobili a cura di Andrea Martire dell’Associazione Culturale CentRocelle

Carlo Nobili, antropologo e centocellino doc, nel suo libro ci porta in un mondo che non c’è più, in 18 brevi racconti, attraverso l’elaborazione dei suoi ricordi e lo sviluppo della lingua parlata. E ieri ha avvinto con il suo eloquio i partecipanti all’incontro.

Nobili, antropologo ed etnologo del MIBAC per oltre quarant’anni si è occupato nei suoi studi dell’America e dell’Oceania ed oggi, finalmente in pensione e ritornato sui luoghi della sua infanzia e adolescenza ed a occuparsi della periferia romana, in particolare di quella ad est.

Qui di seguito, a beneficio, dei lettori un brano del libro, in gran parte scritto in buon romanesco e dotato di un glossarietto, riportiamo un piccolo stralcio: “Vòi o non vòi c’è sempre ‘n paesetto ne la storia de ognuno. A Roma, in centro così come ‘n periferia, sui colli storici così come ‘n borgata, giri ‘n angolo e te ritrovi su de ‘n artro parcoscenico, càmbieno le scene e i protagonisti, cambia l’architettura de l’abbitàto e càmbieno li modi de parlà. Roma è un caleidoscopio e in ogni angolo cambia colore, così che ogni tassello de ‘sto mosaico diventa n’antro paese. Roma è ‘n insieme de tanti piccoli paesi. ‘N paese più ‘n paese e poi ‘n artro paese e ‘n artro ancora e così all’infinito. Ecco perché Centocelle è ‘n paese. Perché è Roma!

Ed ecco una sintesi del libro tratta dalla quarta di copertina: “Patrimonio di culture, Roma, città polifonica ha incominciato a esserlo a partire dalla periferia e questo è successo ben prima che il fenomeno della dimensione multietnica di questa città si presentasse così come oggi lo conosciamo. Tutti a Roma sono arrivati come stranieri e tutti sono stati accolti come romani. È la vocazione di questa città, devota e superstiziosa, ingenua e maliziosa, accomodante e cinica, compagnona e diffidente, provinciale eppure “Caput Mundi”. Roma tutto assorbe e armonizza e nel farlo fa sentimento di ogni sua bellezza. Peccatrice più che orante, ruffiana e un po’ bastarda, santa e puttana ma mai matrigna, elegge la dolcezza della vita senza pensare alle fiamme dell’Inferno.

A Roma, in centro così come in periferia, sui colli storici così come in borgata, giri un angolo e ti ritrovi all’improvviso su un altro palcoscenico, cambiano le scene e i protagonisti, cambia l’architettura e cambiano i modi di parlare, ogni angolo diventa paese perché Roma, di fatto è questo, un insieme di tanti piccoli paesi: un paese più un paese e poi un altro paese e un altro ancora e così all’infinito. Nei racconti qui presentati vi sono le storie ordinarie di gente umile, storie che perlopiù passano inosservate ma che ad occhi attenti si rivelano fonte di una filosofia particolare, fatta pure dall’indolenza dei suoi personaggi, dalla loro apatia, dal carattere sgradevolmente sincero e dal sarcastico e strafottente fatalismo tipico del romano. A partire da una storia “testaccina” , la raccolta di questi 18 racconti – disposti su di una ipotetica linea storico-cronologica – ruota intorno alla periferia romana, Centocelle, Torpignattara, Tiburtino III, Casalbertone, e ai suoi straordinari protagonisti di ieri e di oggi.”

Concludendo un libro ed un autore molto interessanti.


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