Categorie: Lavori Pubblici
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Raddoppio di via Acilia su giacimenti preistorici

Il Comitato Entroterra XIII chiede sondaggi archeologici più approfonditi. Maurizio Cursi li ritiene inutili. Schiavone lo critica duramente

“Sull’inutilità del raddoppio della via di Acilia già ci eravamo espressi – sottolinea Paula de Jesus, presidente del Comitato Civico Entroterra XIII – quello di cui siamo sconcertati è che, oltre a non essere ancora partiti i lavori, non siano neppure stati eseguiti i sondaggi archeologici.” Il mancato inizio dei lavori sta creando malcontento nei residenti.
“La viabilità dell’entroterra non si risolve certo con il raddoppio della via di Acilia – precisa Paula de Jesus – ma ci aspettavamo almeno che si procedesse con un certo criterio e con tempi veloci. Ci domandiamo: visto che in quel punto sono segnalati giacimenti preistorici, quando cominceranno i sondaggi archeologici? Perché senza questi non credo che possano iniziare i lavori”.

L’area in questione è nota già dal 1956, quando lavori di scavo per tracciare un acquedotto portarono allo spianamento di una piccola balza a 500 metri dalla Colombo, lato Axa. Le successive indagini portarono alla luce numerosissimi oggetti, tra cui 150 di notevole interesse.
Nel 1991 su tutta l’area fu posto un vincolo archeologico dal sottosegretario ai Beni Culturali, Gianfranco Astori, prontamente rimosso dopo ricorso al Tar del Lazio da parte dei costruttori.

Questo giacimento preistorico di superficie non ha subito sconvolgimenti nel passato, così da conservarsi pressoché integro: i ritrovamenti preistorici furono attribuiti alla cultura musteriana di tipo pontiniano (120.000-35.000 anni fa, Paleolitico Medio) e qualcuno al Paleolitico Superiore (35.000-9.500 anni fa).

“Attendiamo con fiducia l’intervento e i chiarimenti della Soprintendenza competente – conclude Paula de Jesus – anche perché gli unici sondaggi ad oggi eseguiti nell’area sono stati finalizzati ad individuare il gasdotto interrato esistente e sono stati realizzati con le bende, sconvolgendo notevolmente la stratigrafia di una fascia interna parallela alla via di Acilia”.

Critiche alle dichiarazioni di inutilità sondaggi archeologici

“Restiamo veramente sconcertati dalle dichiarazioni di Maurizio Cursi, Presidente della Commissione Municipale Lavori Pubblici, comparsa ieri su Il Messaggero, circa l’inutilità dei sondaggi archeologici per il raddoppio della Via di Acilia. Dire che non servono perché sono lavori superficiali è veramente di una superficialità sconcertante. Sarebbe come dire che non servono i sondaggi archeologici per fare una strada che insiste su un’area archeologica. E questo fa specie, visto che Cursi è stato anche Presidente del CdQ di Malafede e che doveva quindi essere a conoscenza della cosa”.

Con queste dure parole, Andrea Schiavone, dell’Associazione Culturale Severiana, commenta la dichiarazione comparsa sul quotidiano romano a seguito della segnalazione portata avanti dal Comitato Civico Entroterra XIII circa la presenza nell’area di giacimenti preistorici. “La zona – commenta Schiavone – è situata nell’ambito delle tavolate incise della Campagna Romana. Nell’area in questione la superficie delle tavolate ha formazione di sabbie fluviali/dunari, con suoli indicati con la sigla VP4. In altre parole, sono tavolate poste a 50-60 metri sul livello del mare, con suoli composti da strato sabbioso sovrastante a quello argilloso. La profondità media della transizione tra i due strati è di circa 40-80 cm, per cui è proprio qui che si concentra il materiale preistorico. Questo per dire che se si devono fare delle ricognizioni archeologiche devono per forza essere superficiali. La costruzione della strada e la terra di riporto che ne scaturirà, finiranno per cancellare tutto quanto. E’ uno scempio”.

Furono infatti proprio le indicazioni della Società Digiter S.r.l., nota nel settore delle consulenze e prospezioni archeologiche, a segnalare già dal 1990 che l’area circostante la Via di Acilia è ad alta probabilità di rinvenimenti preistorici. Questo avvalorava gli studi condotti già dal 1956 che avevano portato ad individuare centinaia e centinaia di reperti. “La zona si è praticamente conservata intatta – conclude Schiavone -. E’ necessario che immediatamente vadano indagate soprattutto le deboli depressioni, in cui lo strato inferiore potrebbe trovarsi esposto. Non dimentichiamo che proprio di fronte a Via Mimnermo esiste un’area, già nota dalla Carta dell’Agro Romano, dove è segnalata una dispersione superficiale di materiale fittile”. Ricordiamo che sempre nel 1991, durante le ricognizioni di superficie condotte su tutta l’area in funzione del vincolo imposto dalla Soprintendenza di Ostia (prot. nr. 200/91), da Via di Malafede a Via di Acilia, fu ritrovato diverso materiale, tra cui un’interessante ascia di bronzo dell’VIII sec. a.C. e la conferma di siti preistorici del Paleolitico (Medio e Superiore). Tra i precedenti ritrovamenti, si ricordano invece una lametta con dorso abbattutto (nr.4) e una piccola cuspide di freccia di tecnica bifacciale (nr.5).’

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