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Rapporto Eurispes: italiani bocciano l’atomo

Secondo lo studio la maggioranza degli italiani contraria a nucleare. Realacci (PD): atomo ancora costoso e insicuro.

L’Eurispes – Istituto di studi Politici Economici e Sociali – gela il Governo: gli italiani non vogliono il nucleare. Secondo il Rapporto Italia 2009 – di prossima pubblicazione – sviluppato dall’istituto, la maggior parte degli italiani è contraria al passaggio ad un sistema energetico basato sul nucleare. Tesi invece sostenuta a più riprese sia dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che dal ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola. Quest’ultimo, nei giorni scorsi, ha perfino individuato la Sardegna come una possibile meta dove piazzare il primo impianto, a patto che vi siano le condizioni, e ricordando che le nuove centrali sono più “sicure, ad impatto ambientale zero e consentiranno una costanza nel prezzo dell’energia”. Il premier Berlusconi, inoltre, il 13 gennaio scorso ha dichiarato che il futuro dell’Italia è nel nucleare, anche perché – ricorda il primo ministro – il combustibile fossile è in via d’estinzione.

Ma l’Eurispes brucia tutti, dati alla mano, dimostrando che in realtà il 47,5% degli italiani si dichiarano contrari al nucleare, a fronte del 38% di pareri positivi. Uno scarto che viene definito sostanziale (circa 9 punti) dall’istituto e anche dagli “addetti ai lavori”. I giovani tra i 18 e i 35 anni fanno la differenza, con il 50,3% (25-34 anni) e il 45,2% (18-24) di risposte negative. Ma una buona percentuale di no si attesta anche fra gli individui di “mezza età”. I contrari al nucleare si dichiarano in maggioranza di sinistra o centrosinistra, ma tra loro c’è anche una fetta di elettori di destra, che non bisogna trascurare. Insomma, crediamo di non sbagliare se azzardiamo l’ipotesi che l’atomo è visto di buon occhio solo dall’elettorato di centrodestra, di circa 40 anni, abitante in un’isola o nel nord-est d’Italia. Le ragioni principali che hanno spinto a dire no, nella maggior parte dei casi, sono la paura e la diffidenza. Paura dei rischi, memori ancora del grande disastro di Cernobyl (Russia occidentale, oggi territorio al confine tra Ucraina e Bielorussia), gli italiani temono l’errore umano che può essere fatale per centinaia di persone e per anni. Ma anche diffidenza verso una soluzione che viene spesso sbandierata come il toccasana energetico di un Paese ma che in realtà porterebbe (sostiene l’Eurispes) ad un risparmio di circa il 4,5% (secondo l’istituto di studi, una cifra pari a quella ottenuta investendo nelle fonti rinnovabili ed eco-sostenibili). Senza considerare che per avviare un sistema del genere – sottolineano dall’istituto – occorrerebbero almeno 10 anni e una spesa pari a 30 miliardi di euro.

Occorre inoltre ricordare, sostengono ancora gli esperti del centro di ricerca che ha sviluppato lo studio, che l’Italia consuma (in situazioni di picco, il che significa che di solito è molto meno) circa 55mila Mw di potenza, a fronte di un’offerta di energia installata di più di 89mila Mw. Questo significa che la nostra penisola ha un sovrappiù di potenza di 34mila Mw che dimostra chiaramente che il problema non è la carenza di centrali ma il loro utilizzo a regime (inferiore al 50%, secondo i calcoli). Ermete Realacci (responsabile per l’ambiente del PD) commenta infatti il Rapporto sottolineando che i dati confermano quanto “da tempo stiamo dicendo”. “La scelta nucleare – continua Realacci – è ancora troppo costosa, insicura e dai tempi troppo lunghi per rappresentare la soluzione energetica dell’Italia”; inoltre esiste tutto un filone di ricerca sulla cosiddetta “fissione di quarta generazione”, più sicura e meno dannosa per l’ambiente (perché minimizza le scorie radioattive), e il Governo – continua il ministro ombra – dovrebbe investire in questa direzione perché è questo il vero futuro del nucleare.

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