Rassegna teatrale Noir del Teatro Sala Uno al via dal primo dicembre 

Dopo il grande successo delle precedenti edizioni in scena tanti nuovi spettacoli
di Cristina Colaninno - 1 Dicembre 2014

Questa sera si inaugura la rassegna Noir del Teatro Sala Uno (Roma – P.zza di Porta S. Giovanni, 10 – dietro la Scala Santa) prodotta dal CST Centro Spettacoli Teatrali. Si susseguiranno, sul palcoscenico romano, 6 rappresentazioni teatrali, una a serata, precedute da un piccolo aperitivo di benvenuto previsto verso le 20,00 mentre nel foyer e all’interno del teatro verranno proiettate ed esposte le opere della video-artista Alessandra Bianchi e i video del progetto di sperimentazione video-musicale “.mov”.

Il Noir prima di essere un genere, è uno stile visivo, una traiettoria fatta di luci e di ombre che proietta il proprio riverbero su narrazioni differenti eppure convergenti, quali la letteratura, il teatro e la danza. Noir, termine francese che significa nero, rappresenta il lato oscuro della realtà, il riflesso di una società che inizia ad interrogarsi, a mettersi in discussione, a sottoporre a revisione l’aura che circonda le sue istituzioni, i suoi protagonisti al di sopra di ogni sospetto. Smpre più spesso infatti nei sistemi sociali complessi all’interno dei quali prevalgono le ingiustizie, le prevaricazioni e l’ignoranza si ingenerano fenomeni di violenza che, nei casi più gravi, conducono ad omicidi efferati che fanno sempre notizia per la gioia di chi nei giornali ed in televisione si occupa di cronaca nera.

Una tematica molto attuale quindi che ha suscitato grande interesse nelle sue precedenti edizioni. Il Salauno Teatro prosegue il suo viaggio nel mondo del noir esplorando, attraverso questo genere, i processi che portano l’uomo ad essere assoggettato e manipolato. Questo esclusivo palcoscenico romano torna a dar voce e spazio alle interpretazioni di drammaturgie contemporanee, a sperimentazioni linguistiche, a incursioni multimediali e a performance artistiche intese nella loro accezione più ampia (musica , danza, teatro, mimo, installazioni video, ect), che esplorino il lato oscuro dell’esistenza umana e ne mettano a nudo le debolezze e le più cupe perversioni.

Fresco Market
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Il programma

Lunedì 1 Dicembre, ore 21:00 “La più grande magia”, di e con Simone Castanò

Originale monologo che racconta con ironia e leggerezza i pensieri e i desideri, anche quelli più inconfessabili, di un uomo che diventato adulto non ha mai smesso di guardare la vita attraverso la bellezza dell’immaginazione.

“Da bambino avevo un sogno che mi rendeva speciale: salvare il mondo! Ma poi ho scoperto che il mio sogno era lo stesso di tanti bambini come me. Così, crescendo, ho deciso di indossare una maschera per potermi muovere silenzioso nella notte e spaventare i criminali codardi e superstiziosi. E con la maschera giusta sono diventato finalmente unico. Un eroe! Poi, a un certo punto, mi sono svegliato. Solo e sudato. Al buio. Senza maschera. Comune, come tanta gente, che di notte sognava di salvare il mondo e di giorno riprendeva la sua vita. E ho iniziato a realizzare il mio sogno. Abracadabra!”

Mercoledì 3 Dicembre, ore 21:00 “Panico”, di Rafael Spregel Burd

Traduzione di Manuela Cherubini

Regia di Paolo Zuccari

Con Daniele Bianchini, Giada Colafrancesco, Cristiana Mecozzi, Paola Musollino, Chiara Oliviero, Valentina Perrella, Davide Sapienza, Francesco Soleti, Cristina Todaro

“Panico” di Rafael Spregeldburd è una commedia di personaggi isterici, scassati, rovinati da vite quotidiane scadenti, al limite della sopravvivenza. Il testo fa parte dell’Eptalogia dedicata dallo scrittore argentino ai sette vizi capitali, reinterpretati con folli slanci verso scenari futurubili o verso il lati più inquietanti di un presente malato. Il Panico è l’equivalente dell’accidia: un atteggiamento che paralizza, la paura di vivere in tempi difficili, nei quali tutti i valori, i rapporti, i riferimenti saltano; l’ansia di morire e non lasciare niente dietro di sé. “Panico” è stato scritto negli anni più duri della crisi economica argentina: e quei personaggi tra la disperazione, la voglia di vivere e il melò, tra l’impossibilità di sbarcare il lunario e la disperata necessità di trovare i mezzi per non soffocare, sono insieme segni tragici e grottescamente comici della miseria e dello smarrimento di tutta una società

Giovedì 4 Dicembre, ore 21:00 “Mi chiamo Dino… sono elettrico” azione teatrale di Attilio Lolini, tratta dal romanzo di Sebastiano Vassalli “La notte della cometa”, edito da Einaudi nel 1984.

Regia di Tuccio Guicciardino

Con Fulvio Cauteruccio, Laura Bandelloni, Patrizia de Bari

L’azione teatrale è incentrata sulla vita del poeta maledetto Dino Campana, e nello specifico sugli anni di Campana passati nel manicomio di Castel Pulci (dove morrà dopo 14 anni di internamento) e sui colloqui con uno dei suoi persecutori più accaniti, lo “psichiatra Pariani”, ripresi dal libro “Vita non romanzata di Dino Campana” scritto dallo stesso Pariani. Il medico è la presenza intorno alla quale si manifestano figure ed echi di una vita disperata. La peculiarità immaginifica della drammaturgia permette di allineare suggestioni lontane tra loro, innescando così un meccanismo che porta al “sogno” e ad una rappresentazione concreta della follia: uno scrosciare di eventi della vita di Campana che ben rappresentano il suo stato d’animo ed il suo stato di artista. Le “porte” della memoria di Dino si aprono e si chiudono senza tregua. I personaggi che lo hanno ripudiato e perseguitato, famiglia, compaesani, letterati e non ultimi gli psichiatri, si materializzano. La difesa di Dino viene urlata, pretesa. La difesa di «un poeta, una specie diversa, primitiva, da sempre estinta eppure sempre in grado di rinascere come quella dell’araba fenice. Un poeta autentico, non uno scrittore di poesie, non un letterato, uno di quelli ai quali la poesia parla. Un unicorno, un mostro…».

Venerdì 5 Dicembre, ore 21:00 “Chimera” di Simona Marchetti

Regia di Simona Marchetti

Con Alessandro Giova e Marco Martino

Una casa, una festa, tre coinquilini. Una musica jazz accompagna il pubblico mentre lentamente si insidia accanto, vicino e dentro la scena. Quando tutti sono a loro agio, sulle loro poltrone, ecco che improvvisamente la musica cambia, le luci si abbassano e l’incubo dei due protagonisti, Marco ed Alessandro, addormentati in scena, inizia.
Dopo essersi svegliati, aver scherzato, aver giocato, aver ripreso il controllo di se’, come si farebbe dopo una nottata di bagordi, ecco la fatale scoperta, la terza coinquilina, Rebecca, è morta. Nessuno apparentemente sa come sia deceduta, ma gli eccessi, i vizi, le cattive abitudini travolgono i due amici, ora nemici/complici, in un vortice di accuse, dubbi, paure ed angosce…fino all’estrema soluzione finale.

Una storia dove gli opposti si attraggono e si respingono, dove il candore di Marco si misura con la spietatezza di Alessandro, dove la follia vince sulla realtà, o forse, semplicemente si scopre che la realtà impera sulla follia.

Sabato 6 Dicembre, ore 21:00 “Medea”

Regia di Caterina Costantini

Con Caterina Costantini e Lorenza Guerrieri

Il mito di Medea, eroina tragica capace, contemporaneamente, dei due gesti che sono tra loro agli antipodi nel cerchio dell’esistenza, generare e distruggere,  ha attraversato i secoli producendo una quantità enorme di materiali polimorfi, affrontando temi tutt’ora drammaticamente attuali.

Note di regia – “Per questa edizione ci si è rifatti alla tradizione senechiana del mito. In Seneca, Medea perde sicuramente qualcosa in umanità rispetto al testo matrice euripideo, ma a mio parere, in modo più imperioso e più implacabile viene fuori il suo furore vendicativo e il suo aristocratico atteggiamento di fronte alla palese diffidenza e ostilità del greci. Medea non può, qui, contare sulla solidarietà del corso euripideo. È una donna sola, tradita, offesa e colta da un’ansia vendicativa terribile e irrinunciabile al tempo stesso tanto da determinarla, dopo un aspro conflitto, verso la decisione dell’uccisione dei figli. Pur sottolineando la distanza che separa il testo di Euripide dal testo di Seneca mi è sembrato opportuno rendere fisicamente visibile un legame che li tenesse uniti”

Domenica 7 Dicembre, ore 21:00 “Ritratti” di Ilaria Ceci, liberamente ispirato a Edgar Allan Poe e Franz Kafka

regia Chiara Bonome

con Chiara Bonome, Ilaria Ceci, Michele Falica, Stefano Flaminia e Pier Quarto.

“Ritratti” è una black comedy ambientata negli anni ’30, nella quale confluiscono varie tematiche della letteratura a cavallo tra XIX e XX secolo. Ispirandosi infatti alle opere di Edgard Allan Poe, la trama originale della storia arriva a suggestioni prettamente kafkiane, senza mai staccarsi dalla allora nascente psicanalisi e dal suo fondatore Sigmund Freud. Una commedia noir, quindi, che per tensione psicologica e tematiche trattate arriva al teatro civile. I cinque personaggi della pièce, infatti, portano sulla scena le verità e le contraddizioni dell’etica, della morale e della giustizia, con toni brillanti e ritmo incalzante.
“Ritratti” di cinque personaggi sospesi tra Giustizia e Colpa, incastrati in una società che li costringe a ritrattare la propria versione dei fatti in un dialogo serrato e segnato da numerosi colpi di scena, nel disperato tentativo di mantenere credibilità, tra l’onirico e il drammatico, il surreale e il tragicomico.

Teatro SalaUno
Roma – P.zza di Porta S. Giovanni, 10 – dietro la Scala Santa – Per informazioni prenotazioni e nuove proposte, e per visitare la sala contattare il numero Tel:   06 70475672


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