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Ricordo di Giorgio Meiorin

Ad un anno dalla scomparsa
Francesco Sirleto - 6 Settembre 2018

Ciò che stupisce, ma anche conforta, nell’immagine fotografica posta sulla lapide di Giorgio Meiorin (tra pochi giorni ricorre il primo anniversario dalla sua scomparsa, il 28 settembre 2017), è il sorriso, quel sorriso che mi colpì al primo incontro, in quel lontanissimo primo settembre del 1989, prima riunione del Collegio Docenti del Liceo Benedetto da Norcia, la mia nuova sede dopo il trasferimento dal Liceo scientifico Vailati di Genzano.
In quel sorriso traspare tutta l’umanità di Giorgio, la sua apertura al mondo e agli altri, la sua curiosità, la sua dedizione al sapere e alla conoscenza, la sua volontà di prendersi cura della cultura e dell’arte, la sua sensibilità e il suo amore per la musica, la sua missione educativa.

Giovedì 30 agosto 2018, di buon mattino, ho preso il regionale alla stazione di Udine in direzione Pordenone, dove sono giunto dopo appena mezz’ora. Lì, dopo un’ora di visita al bello ed elegante centro storico medievale della città, in cui domina un altissimo e imponente campanile che ricorda in maniera impressionante quello di San Marco a Venezia (anche a Pordenone la cattedrale è dedicata a San Marco), sono salito all’autostazione sulla corriera per San Quirino, il piccolo paesino posto a 8 kilometri da Pordenone, luogo di nascita e ultima residenza di Giorgio Meiorin. Il piccolo, pulitissimo e fragrante di fiori freschi, cimitero del paese è raggiungibile con una breve passeggiata di una decina di minuti.

Non ho impiegato molto a individuare la lapide di Giorgio, sulla quale, accanto alla foto, sono riportati il nome, il cognome, la data di nascita e la data della sua scomparsa. Poi ci ha pensato il flusso della memoria ad occupare il tempo durante il quale sono rimasto in meditazione davanti all’immagine di Giorgio: i brevi colloqui mattutini prima del suono della campanella della prima ora, dedicati allo scambio di impressioni sui libri letti, sui film visti, sui concerti frequentati, sulle preferenze musicali, sui siti archeologici visitati; le riunioni dei consigli di classe e dei collegi docenti; la sua grande maestria nell’elaborare, ad ogni inizio di anno scolastico, l’orario provvisorio e quello definitivo per tutti i docenti della scuola (maestria trasmessa, dopo il suo pensionamento, alla nostra cara collega Doriana Abbruciati). E poi i numerosi incontri extra-scolastici: presso il vecchio Auditorium di via della Conciliazione, presso il nuovo Auditorium di Renzo Piano, al teatro Quirino, alle conferenze di letteratura e cultura tedesche presso il Goethe-Institut, e in tanti altri momenti e occasioni. E, nel corso di questi incontri (non sempre, a dire il vero) le battute che ci si scambiava sulla vita e sulla morte, sul destino dell’uomo dopo l’esistenza terrena, sull’esistenza di Dio: terreni questi nei quali dovevamo ogni volta constatare l’inconciliabilità delle nostre posizioni ma ai quali non sapevamo rinunciare, considerate le numerose citazioni di autori e opere che, da parte sua e da parte mia, evocavamo e lanciavamo nei discorsi a supporto delle nostre antitetiche visioni. Era comunque un piacere dialogare con Giorgio, un dialogo rispettoso e mai sopra le righe, un dialogo dal quale, personalmente, uscivo sempre più ricco, o meno povero, di sapere e di conoscenza.

1989 Classe II B

Giorgio rimane, e rimarrà, nella memoria di chi lo ha conosciuto e lo ha frequentato, come la personificazione del professore, delle qualità (disciplinari, metodologiche, psicopedagogiche, relazionali, ma soprattutto umane) che un professore deve possedere, o al possesso delle quali deve sforzarsi di tendere.

Quest’anno, in occasione delle celebrazioni del cinquantesimo anniversario del liceo Benedetto da Norcia, non si potrà non rievocare la splendida figura e il ruolo decisivo che i lunghi anni di presenza di Giorgio Meiorin hanno rappresentato per la nostra scuola.

Francesco Sirleto

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