

All'indomani del secondo esperimento dei giovedì a targhe alterne, i risultati sempre meno confortanti
In queste settimane, a livello internazionale, in continuazione si sente ripetere che l’Italia e le città nostrane, sono agli ultimi posti in vari settori e campi, tanto che oramai sappiamo già che i servizi televisivi apriranno con la frase “L’Italia fanalino di coda…”.
È di quest’oggi la notizia che la nostra Capitale invece primeggia in una classifica. Ma anticipo subito che non è nulla di confortante: insieme ad Atene e Cracovia, Roma è prima nella classifica delle Capitali Europee per la quantità di polveri sottili nell’aria. Il nostro record è di 25 microgrammi di PM10 per metro cubo, con alti livelli anche delle polveri ultrasottili. E più sono sottili le polveri, più sono nocive.
La virtuosa della classifica è Dublino con 10 microgrammi su metro cubo, che corrisponde al limite suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Lo studio è stato condotto dall’ Apheis, network che riunisce diversi centri di ricerca del continente, pubblicato dal Journal of Epidemiology and Community Health. E si basa sull’analisi dei dati delle polveri del 2005.
Gli ambientalisti, appoggiati dai pareri dell’OMS e di molte associazioni medico-sanitarie, accusano la Comunità Europea di non osare abbastanza, prevedendo entro il 2020 il rispetto del limite di 20 microgrammi per metro cubo. Contro i 10 microgrammi suggeriti dalla OMS, il rispetto del quale, nella sola capitale italiana, secondo i ricercatori, porterebbe a salvare ben 1600 vite umane l’anno. Senza contare le malattie respiratorie.
”E’ chiaro che ridurre l’ inquinamento atmosferico non e’ facile – scrivono gli autori dell’articolo, dell’ università di Valencia – ma i benefici per la salute e per l’economia sarebbero grandissimi”.
La ricerca è stata pubblicata all’indomani del secondo giorno, per il 2008, delle targhe alterne che coinvolgerà 11 giovedì consecutivi.
I dati forniti dal Comune parlano di riduzioni dei veicoli circolanti che vanno dal 22% al 33%. La misura, oramai appuntamento fisso da anni, non è assolutamente sufficiente e doveva avere la funzione “pedagogica” di insegnare ai cittadini ad adottare mezzi alternativi alle proprie auto e moto. Si ha più l’impressione che i cittadini abbiano imparato a convivere con la misura, spalmando gli appuntamenti negli altri giorni, ma sicuramente anche approfittando dell’incremento dei mezzi pubblici del giovedì. Forse il Comune dovrebbe cercare il coraggio (e i fondi) per assumere in maniera sistematica l’aumento dell’offerta pubblica in primis. E per adottare misure più estreme e sistematiche e non più solo esemplificative.
Una nota. Tra le vie più trafficate di cui si plaude la diminuzione del traffico nei venerdì, c’è viale della Primavera, una via che fino a pochi anni fa non aveva assolutamente problemi di traffico né, quindi di alta densità di micropolveri. Le costruzioni di due centri commerciali a ridosso delle strade, i biscotti (ossia i lunghi marciapiedi) che arrivano fino a 500 metri (e la cui “circumnavigazione” obbliga oggi migliaia di auto al giorno a fare un chilometro in più) furono soluzioni contrastate dai comitati locali e dai cittadini per il rischio… di una paralisi del traffico e del conseguente innalzamento dello smog. Tutte cose che si sono puntualmente realizzate. E si potrebbero fare altri esempi ben più illustri (vedi video) Probabilmente anche ci vorrebbe un approccio maggiormente ecologista nelle soluzioni urbanistiche che vengono approvate.
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