Roma est, impianto a biomasse: Comune contro, Regione pro, giudizio finale al Consiglio di Stato

L'iter autorizzativo della Regione e le sentenze del TAR blindano il progetto

Un gigante da 75mila tonnellate di rifiuti all’anno sta per sorgere tra Colle Monfortani, Prato Fiorito, Nuova Ponte di Nona e Colle Prenestino.

La struttura, progettata dall’Azienda Agricola Salone, tratterà 50mila tonnellate di umido e 25mila di sfalci verdi su una superficie di oltre 41mila metri quadri. Un impianto che ha già scatenato le proteste dei residenti e acceso un duro scontro istituzionale.

IL PARERE CONTRARIO DEL CAMPIDOGLIO (RIMASTO LETTERA MORTA)

Il Dipartimento Ambiente ha chiarito che il Comune di Roma aveva espresso parere contrario già nel 2021, ma la vittoria dell’azienda al TAR ha ribaltato completamente la situazione.

I giudici amministrativi hanno stabilito che l’opera è realizzabile con opportuni accorgimenti tecnici, spianando la strada all’autorizzazione definitiva arrivata dalla Regione Lazio nel 2024, sulla base del progetto rivisto.

Il Comune ha anche dovuto spegnere le speranze su un eventuale intervento d’imperio del Sindaco Gualtieri. Terminata l’era del Giubileo, i poteri commissariali non possono essere utilizzati per sospendere autorizzazioni ambientali già concluse secondo l’iter ordinario.

LA BATTAGLIA DI SANTORI E LA RABBIA DEI QUARTIERI

Il consigliere capitolino Fabrizio Santori della Lega, autore di un’interrogazione sul tema, ha espresso forte preoccupazione per l’impatto ambientale su un quadrante della città già provato da anni di abbandono e degrado. “Non si può chiedere una nuova conferenza dei servizi a meno di varianti sostanziali al progetto”, ha spiegato Santori. “Senza un passo indietro della Regione, l’impianto si farà. È una situazione paradossale: il Comune dice no, ma non ha gli strumenti per fermare un’opera che impatterà pesantemente sui suoi cittadini.”

L’ULTIMO APPELLO: 5 MARZO AL CONSIGLIO DI STATO

L’attenzione di migliaia di famiglie è ora concentrata su un’unica data: il 5 marzo. Grazie a una raccolta fondi promossa dai cittadini e dall’associazione Konsumer Italia, è stato presentato un ricorso al Consiglio di Stato che verrà discusso proprio in quella giornata.

Se anche i giudici di Palazzo Spada dovessero confermare le decisioni precedenti, per i residenti della zona non resterà che assistere impotenti alla nascita di un impianto che temono possa compromettere ulteriormente la qualità della vita in un’area già fragile della periferia est della Capitale.


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