

Nel mirino del ricorso anche la variante urbanistica contenuta nella Valutazione di Impatto Ambientale del 29 marzo scorso, approvata nonostante il parere contrario del Comune di Roma
Oggi, mercoledì 16 luglio, potrebbe essere una data cruciale per il futuro ambientale di Roma Est. Il Tar del Lazio è infatti chiamato a esprimersi su un ricorso che da mesi agita i residenti tra Colle Monfortani e Colle Prenestino. Al centro della vicenda, un impianto privato per la produzione di biogas dai rifiuti agroalimentari, destinato a sorgere in via Prenestina 1280.
Un progetto da 75 mila tonnellate di rifiuti l’anno, che occuperebbe oltre 41 mila metri quadri di territorio, comprese aree tecniche, capannoni, piazzali e strutture per la biofiltrazione. Una vera e propria cittadella industriale a ridosso di quartieri residenziali, dove l’aria è già resa pesante dalla presenza dell’impianto AMA di Rocca Cencia.
Il ricorso, presentato da cittadini e associazioni locali con il supporto legale di Konsumer Italia e il sostegno unanime del Consiglio del VI Municipio, mira ad annullare le autorizzazioni rilasciate nel 2024 dalla Città metropolitana e dalla Direzione Ambiente della Regione Lazio. Autorizzazioni arrivate dopo una prima bocciatura del progetto, giudicato all’epoca “incompatibile con l’ambiente”, e successivamente corretto secondo le indicazioni del Tar stesso.

Ma per i comitati, il problema resta. E non è solo una questione di emissioni e traffico, ma di visione del territorio.
“Non c’è alcuna valenza pubblica in quest’opera – scrivono i ricorrenti – solo interessi privati che ricadono sulla salute e la qualità della vita dei residenti.”
Nel mirino del ricorso anche la variante urbanistica contenuta nella Valutazione di Impatto Ambientale del 29 marzo scorso, approvata nonostante il parere contrario del Comune di Roma e in deroga alle tutele previste dal Piano Territoriale Paesistico Regionale. Il terreno scelto per l’impianto ricade inoltre in una zona delicatissima dal punto di vista ambientale, sopra la falde dell’Acqua Vergine, storica risorsa idrica dell’Agro romano.
“Un impianto simile – denunciano i comitati – metterebbe a dura prova un territorio già stressato, svuotando di valore anche il principio di sostenibilità alla base del nuovo Piano regolatore”.
Il VI Municipio ha scelto di stare dalla parte dei cittadini. Il presidente e tutto il consiglio si sono formalmente impegnati a sostenere le iniziative per fermare il progetto. E oggi, la palla passa ai giudici amministrativi.
La speranza è che il Tar non si limiti a leggere le carte, ma ascolti anche le voci di un quartiere che da tempo si sente abbandonato, e che oggi chiede una sola cosa: tutelare il proprio diritto a respirare aria pulita.
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