

Secondo l’analisi di Metrovia, anche il progetto della futura Linea G, finanziato con circa 231 milioni di euro, rischia di ereditare alcune delle debolezze strutturali dell’attuale infrastruttura
Il destino della storica ferrovia Termini-Centocelle potrebbe essersi fermato mercoledì pomeriggio tra le lamiere accartocciate di uno scontro frontale.
Mentre i tecnici di Atac sono ancora impegnati a liberare i binari all’altezza di Ponte Casilino, in Campidoglio prende forma un’ipotesi sempre più concreta: chiudere la linea già a giugno, anticipando di diversi mesi la fine della corsa dello storico “trenino giallo”.
L’incidente del 4 marzo, avvenuto proprio in uno dei punti più delicati del tracciato, rischia infatti di accelerare un processo già avviato: archiviare definitivamente la vecchia Roma-Giardinetti per fare spazio alla futura Linea G, il nuovo tram che nelle intenzioni del Comune dovrà collegare Termini a Tor Vergata.
Un progetto ambizioso, ma già al centro di critiche tecniche e interrogativi.
L’impatto tra i due convogli è avvenuto nel tratto a binario unico di Ponte Casilino, da anni considerato uno dei punti più vulnerabili della linea.
Da quel momento la ferrovia è rimasta ferma, con il servizio sostituito da autobus che cercano di assorbire il flusso dei pendolari lungo la direttrice della Casilina.
Per gli esperti di Metrovia, il gruppo che da tempo studia il sistema dei trasporti capitolino, si tratta di un episodio tutt’altro che imprevedibile.
«Un disastro annunciato», commentano, sottolineando come proprio quel restringimento rappresenti da tempo una delle principali criticità della linea.
L’episodio potrebbe ora spingere l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè a valutare una chiusura anticipata già a giugno 2026, accelerando il pensionamento definitivo della storica ferrovia.

Ma le perplessità non riguardano solo il presente. Secondo l’analisi di Metrovia, anche il progetto della futura Linea G, finanziato con circa 231 milioni di euro, rischia di ereditare alcune delle debolezze strutturali dell’attuale infrastruttura.
Nel tracciato previsto tra Termini e Tor Vergata, infatti, rimarrebbero diversi tratti a binario alternato, costringendo i tram a rallentare e a darsi la precedenza.
Tre i punti indicati come più critici:
Ponte Casilino, dove il restringimento resterà a binario unico.
Minerva Medica, davanti ai ruderi di via Giolitti, dove sorgerà un nuovo tratto alternato.
Giardinetti-Torrenova, con circa 150 metri di binario singolo lungo il prolungamento verso l’università.
«Come si possono gestire tre passaggi alternati senza pesanti ripercussioni sui tempi di percorrenza?» si chiedono gli esperti. «In molte città europee le linee tranviarie puntano sulla continuità del tracciato e sulla velocità. Qui rischiamo invece di costruire una linea piena di colli di bottiglia».
L’analisi tecnica evidenzia anche altre criticità lungo il percorso. Tra queste il passaggio a Porta Maggiore, dove il tracciato centrale potrebbe complicare ulteriormente la già complessa gestione del traffico, e la mancanza di un vero interscambio con la Metro C al Pigneto.
Non mancano poi le critiche ai binari previsti su via Giolitti, considerati una barriera visiva davanti a un contesto monumentale tra i più sensibili della città.
Nonostante i dubbi, il Campidoglio punta ad accelerare i tempi. La gara d’appalto per la realizzazione della Linea G dovrebbe essere pubblicata tra la fine di marzo e la metà di aprile.
Il progetto prevede una linea lunga 13,3 chilometri, con 25 fermate, capace di attraversare tre municipi della Capitale – I, VI e VII – e diventare una delle principali infrastrutture della mobilità romana in vista del Giubileo e degli anni successivi.
Intanto però, con i binari ancora occupati dai mezzi incidentati e i bus sostitutivi bloccati nel traffico, l’impressione è che la storica Termini-Centocelle stia lentamente scivolando verso il suo capolinea definitivo.
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