

La decisione rischia ora di diventare un precedente scomodo: il decreto sicurezza, a quattro mesi dall’entrata in vigore, si è scontrato con la discrezionalità dei giudici
Roma ha visto la prima applicazione del nuovo decreto sicurezza, (notizia, resa pubblica sulle pagine di oggi de Il Messaggero), peccato però che l’effetto sia durato meno di un giorno.
Tutto fa riferimento allo scorso 18 agosto, in via Val D’Ala, dove alcuni residenti delle palazzine di proprietà dell’Inps hanno dato l’allarme: un uomo stava forzando la porta di un appartamento al secondo piano del civico 18.
Sul posto sono arrivati i carabinieri, che hanno arrestato un cittadino albanese di 52 anni, disoccupato, applicando l’articolo 634 bis del codice penale, introdotto dal decreto sicurezza del governo Meloni: reato punito con la reclusione da 2 a 7 anni.

Ma la mattina successiva, però, al tribunale di piazzale Clodio, la storia ha preso una piega diversa. La giudice Federica Gulli non ha convalidato l’arresto, ordinando l’immediata scarcerazione del 52enne. Resta indagato, sì, ma a piede libero.
Nell’ordinanza si legge che l’uomo “è totalmente incensurato, la cui pericolosità sociale non è dato evincere da alcun elemento” e che il fatto “non risulta particolarmente grave”, visto che l’appartamento era libero e che l’unico segno del suo passaggio era un materasso. Per lui, nessuna misura cautelare.
La decisione rischia ora di diventare un precedente scomodo: il decreto sicurezza, a quattro mesi dall’entrata in vigore, si è scontrato con la discrezionalità dei giudici. E a Roma il primo arresto per occupazione abusiva si è già trasformato in un caso giudiziario destinato a far discutere.
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