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Roma Intelligente: quando i cassonetti parlano e l’app risponde (forse)

Una (lenta) trasformazione in corso

È un giovedì mattina qualunque nel quartiere Prati. Maria scende con il sacchetto della plastica e trova, sorpresa delle sorprese, i cassonetti stracolmi. Rifiuti ammassati tutt’intorno, l’odore acre che invade il marciapiede e probabilmente anche le narici dei turisti nelle vicinanze.

Una scena che migliaia di romani conoscono fin troppo bene e che ormai potrebbe tranquillamente diventare patrimonio UNESCO.

Ma questa volta Maria fa qualcosa di rivoluzionario: estrae lo smartphone, apre un’app e in trenta secondi segnala il problema. Nel giro di poche ore (giorni? settimane? chi lo sa!), un operatore AMA riceve la notifica georeferenziata e forse, ma solo forse, programma un intervento straordinario.

Benvenuti nella Roma del futuro. O meglio, in quella che sta provando faticosamente, eroicamente, quasi donchisciottescamente, a diventarlo.

La rivoluzione silenziosa dei sensori (così silenziosa che nessuno se n’è accorto)

Mentre la città eterna continua a fare i conti con emergenze rifiuti cicliche – tradizione più antica delle stesse rovine romane – nei laboratori e in alcuni quartieri pilota (fortunatissimi loro) si sta consumando una piccola rivoluzione tecnologica.

Cassonetti dotati di sensori intelligenti che comunicano in tempo reale il loro livello di riempimento, app cittadine che trasformano ogni romano in una sentinella ambientale armata di smartphone, algoritmi che ottimizzano i percorsi dei mezzi di raccolta. Insomma, il sogno.

Non è fantascienza, è la gestione intelligente dei rifiuti urbani“, spiega con entusiasmo chi lavora nel settore dell’innovazione urbana. E alcune di queste tecnologie sono già operative, seppur a macchia di leopardo (o meglio, a macchia di muffa sui cassonetti), proprio nelle strade della capitale.

I sensori IoT (Internet of Things, per gli amici “cosini tecnologici”) installati nei cassonetti rappresentano il cuore pulsante di questo sistema. Piccoli dispositivi, spesso alimentati a batteria o pannelli solari, capaci di rilevare il peso e il volume dei rifiuti, la temperatura interna del contenitore, perfino il numero di aperture giornaliere. Praticamente un Fitbit per cassonetti.

Dati che vengono trasmessi via rete wireless a una centrale operativa, permettendo di sapere in tempo reale quali cassonetti necessitano di svuotamento urgente e quali possono attendere (spoiler: necessitano tutti di svuotamento urgente).

Con i cestoni intelligenti passiamo dalla raccolta statica alla raccolta dinamica“, ha sottolineato il DG Ama Filippi con l’orgoglio di chi ha appena scoperto l’acqua calda ma in versione 4.0. Questo consente anche di effettuare analisi statistiche: sapere in quanto tempo si riempie un cestone, quali si riempiono di più e quali restano meno utilizzati. Insomma, Big Data applicato alla spazzatura. Benvenuti nel futuro.

AMA Roma: l’app in tasca

Sul fronte digitale, l’app AMA Roma rappresenta il tentativo più strutturato di creare un ponte diretto tra cittadini e servizio di igiene urbana.

Scaricabile gratuitamente – e qui già parte il miracolo – permette di consultare i calendari personalizzati della raccolta differenziata quartiere per quartiere, localizzare i centri di raccolta e le isole ecologiche più vicine, ma soprattutto di inviare segnalazioni geolocalizzate.

Un cassonetto danneggiato a Trastevere, un abbandono selvaggio di ingombranti a San Lorenzo, una mancata raccolta porta a porta a Testaccio: ogni problema può essere fotografato, geolocalizzato e trasmesso direttamente. Il sistema genera automaticamente un ticket che viene assegnato agli operatori competenti per zona. Che poi effettivamente intervengano è un altro paio di maniche, ma intanto il ticket è stato generato. E questo, ammettiamolo, è già qualcosa.

L’efficacia dipende dai tempi di risposta“, ammette con diplomatica sobrietà chi utilizza regolarmente l’app. “Quando funziona, funziona davvero. Il problema è la coerenza del servizio“. Traduzione: è come giocare alla lotteria, ma con i rifiuti.

Certo, ad onor di cronaca c’è da dire che molti utenti dell’app su dispositivi iOS lamentano problemi di login, generale malfunzionamento, e chi addirittura dichiara che l’AMA “ha reso discarica anche l’app“. Perché se proprio dobbiamo fallire, facciamolo con coerenza tematica. Migliorabile, quindi, ma un tentativo che ha creato un precedente storico nell’interazione tra Azienda e Cittadini. Oddio, “precedente” forse è una parola grossa. Diciamo “esperimento“.

I quartieri del futuro (già oggi)

In alcune zone della città – quelle benedette dagli dei della tecnologia – il sistema integrato sensori-app sta dando risultati tangibili. Nel quartiere EUR, un progetto pilota ha dotato diverse isole ecologiche di sensori di riempimento.

I dati raccolti hanno permesso di ridurre del 23% i passaggi a vuoto dei mezzi di raccolta, ottimizzando i percorsi solo verso i contenitori effettivamente pieni. Applausi. No, davvero, nessun sarcasmo qui: il 23% è il 23%.

A Ostia, la sperimentazione ha incluso anche sistemi GPS sui mezzi di raccolta, rendendo tracciabile in tempo reale il servizio e permettendo ai cittadini di verificare via app se il passaggio nella propria via è già avvenuto o è ancora programmato. Un po’ come tracciare la pizza a domicilio, ma con l’immondizia. Il progresso è meraviglioso.

Sono esperimenti circoscritti, certo, microscopici rispetto alla vastità della città, ma dimostrano che quando tecnologia, organizzazione e manutenzione si incontrano – evento raro quanto un unicorno in via del Corso – anche nella complessa macchina romana qualcosa può funzionare.

Milano ha già installato oltre 1.200 cassonetti intelligenti, integrati con un sistema di apertura tramite tessera sanitaria che traccia conferimenti e premia la raccolta differenziata corretta. Ovviamente. Perché Milano è Milano e Roma è… beh, Roma.

Barcellona utilizza algoritmi predittivi che, incrociando dati storici, eventi cittadini e persino previsioni meteo, anticipano i picchi di produzione di rifiuti e ricalibrano i servizi di conseguenza. Praticamente hanno l’oroscopo dei rifiuti. Noi a Roma abbiamo l’oroscopo di Paolo Fox, che tutto sommato è più divertente.

Roma, va detto con onestà intellettuale, parte da una situazione leggermente più complessa: un territorio vastissimo, zone con densità abitativa estrema alternate a quartieri semi-rurali, un patrimonio archeologico che complica scavi e installazioni (scusa Barcellona, ma tu hai Gaudí, noi abbiamo il Colosseo) e, non ultimo, mezzi non sempre efficienti. Eufemismo dell’anno.

Ma proprio queste difficoltà potrebbero rendere preziosa l’innovazione tecnologica come strumento di efficientamento. Potrebbero. Condizionale d’obbligo.

Verso i cassonetti del domani (o dopodomani, o la prossima decade)

Gli sviluppi futuri si intravedono già, almeno nelle presentazioni PowerPoint. Intelligenza artificiale capace di ottimizzare in automatico percorsi e frequenze di raccolta, analizzando pattern di riempimento. Cassonetti con compattatori interni che moltiplicano la capacità. Sistemi di gamification nelle app che premiano i cittadini più virtuosi nella differenziata con sconti sulla TARI o altri benefit. Perché se c’è una cosa che motiva i romani, è risparmiare sulla tassa rifiuti.

C’è chi immagina cassonetti dotati di riconoscimento visivo, capaci di identificare conferimenti errati e segnalarli. Tipo un Grande Fratello della spazzatura. O sistemi di blockchain per certificare e tracciare l’intera filiera del riciclo, rendendo trasparente dove finisce effettivamente ogni sacchetto differenziato. Perché se c’è una tecnologia di cui i rifiuti romani avevano disperatamente bisogno, quella è proprio la blockchain.

La tecnologia non basta (sorpresa!)

Ma mentre ci affascinano queste prospettive futuribili e fantasmagoriche, vale la pena ricordare una verità scomoda: nessun sensore potrà mai sostituire l’educazione civica. I cassonetti intelligenti possono ottimizzare la raccolta, ma non impediranno a qualcuno di abbandonare un divano in strada. L’app può segnalare il problema in 4K con geolocalizzazione satellitare, ma non pulirà magicamente al posto nostro.

La tecnologia è un moltiplicatore di efficienza, non una bacchetta magica. E a Roma di bacchette magiche ne servirebbero parecchie. In una città dove convivono eccellenze e inefficienze, cultura millenaria e incuria quotidiana, monumenti patrimonio dell’umanità e sacchetti della spazzatura abbandonati ai loro piedi, gli strumenti digitali possono fare davvero la differenza. Ma solo se accompagnati da investimenti strutturali, formazione degli operatori, e soprattutto da quel cambiamento culturale che trasforma ogni cittadino da semplice utente a parte attiva del sistema. Cambiamento culturale che, attenzione, deve coinvolgere anche chi le app le sviluppa: se qualcosa non funziona non si può addossare la colpa solo al cittadino che chiede uno strumento decente. Concetto rivoluzionario, lo so.

Maria, nel quartiere Prati, continuerà eroicamente a usare l’app per segnalare i cassonetti stracolmi. Combatterà con i problemi di login, maledirà le notifiche che non arrivano, ma non si arrenderà. E magari, la prossima volta, ricorderà anche di ridurre i suoi imballaggi in plastica. O forse no. Ma l’importante è provarci.

Perché la città intelligente si costruisce un gesto alla volta, un dato alla volta, una buona abitudine alla volta. E un bug risolto alla volta, aggiungiamo noi.


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