

Fatturati in picchiata del 60% e costi alla pompa triplicati
Non è solo una questione di numeri, ma di sopravvivenza. Per le strade della Capitale, i giganti della strada – i bus turistici che alimentano il motore dell’accoglienza romana – stanno marciando verso un vicolo cieco.
Il grido d’allarme lanciato dalla CNA bus turistici Roma è netto: il comparto è in ginocchio, schiacciato da una morsa che unisce l’instabilità geopolitica alle scelte dell’amministrazione locale.
I dati fotografano un bollettino di guerra. Il fatturato delle imprese è crollato del 60%, mentre le spese per il gasolio hanno subito impennate che sfiorano il 300%. Una tempesta perfetta che Daniele Vespa, presidente della CNA di categoria, non esita a definire uno «choc da secondo Covid».
Se durante la pandemia i motori erano spenti per decreto, oggi sono accesi ma bruciano i risparmi e il futuro delle aziende.
Secondo le ultime rilevazioni del Mimit, nel Lazio il prezzo del gasolio ha ormai sfondato il muro dei 2,1 euro al litro, con la benzina che tallona l’1,8. Ma c’è un paradosso tutto interno al settore: il turista non si è ancora accorto di nulla.
«La crisi non ha ancora toccato il consumatore finale», spiega Vespa, «perché siamo noi ad assorbire i rincari. Siamo vincolati a contratti firmati mesi fa, con tariffe bloccate che non possiamo ritoccare». In sintesi: le imprese stanno viaggiando sottocosto, pagando per lavorare.
Come se non bastasse l’incendio dei prezzi energetici, a gettare benzina sul fuoco è arrivata la stangata del Campidoglio. Quelle che dovevano essere “tariffe giubilari” temporanee per l’accesso al centro storico sono diventate strutturali.
Entrare nelle zone più pregiate della Città Eterna oggi costa fino a tre volte di più rispetto allo scorso anno.
La strategia del Comune è chiara: disincentivare il traffico nel cuore della città, abbassando le tariffe per le aree periferiche. Ma la realtà del mercato turistico è ostinata: chi arriva a Roma vuole vedere il Colosseo e San Pietro, non i depositi fuori dal Raccordo.
Il risultato? Un aumento dei costi fissi aziendali che ormai incide per oltre il 50% sui bilanci.
La richiesta della CNA è un appello alla politica nazionale e locale affinché il trasporto turistico non venga lasciato solo a gestire una recessione che rischia di diventare una «voragine economica irrecuperabile».
L’obiettivo è ottenere lo stesso status di altri settori strategici del trasporto, con aiuti diretti e crediti d’imposta sul carburante, inteso come materia prima vitale.
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Era ora, Roma non è fatta per accogliente tutti questi bus turistici