

I numeri parlano di un calo dello 0,8% su base mensile, mentre il confronto con il 2024 segna ancora un +1,1%
L’inflazione rallenta, ma il carrello della spesa continua a pesare. A Roma arriva una timida ripresa, più statistica che reale, in una città che a novembre risulta leggermente meno cara rispetto a ottobre, ma resta comunque più costosa di un anno fa.
I numeri parlano di un calo dello 0,8% su base mensile, mentre il confronto con il 2024 segna ancora un +1,1%. Un sollievo solo apparente, che difficilmente si traduce in un beneficio concreto per le famiglie romane.
Dopo il picco di ottobre, quando il tasso inflattivo aveva toccato livelli record, il rallentamento di fine autunno era in parte atteso. È un copione che si ripete: con l’avvicinarsi dell’inverno, i prezzi smettono di correre.
Ma più che una vera inversione di tendenza, si tratta di un raffreddamento fisiologico, che lascia intatto il problema del caro vita.
A spingere verso il basso il dato generale è stato soprattutto il turismo che frena. I servizi ricettivi e di ristorazione hanno registrato un calo netto, -5,8% in un solo mese, trascinando giù l’indice complessivo.
La bassa stagione fa il suo lavoro: meno visitatori, meno domanda, prezzi che si ridimensionano. Un effetto che però incide poco sulla quotidianità dei residenti.
Il dato più emblematico riguarda i servizi di alloggio. A novembre dormire in hotel, bed & breakfast o case vacanza è costato il 21,5% in meno rispetto a ottobre.
Un crollo che pesa moltissimo sulle statistiche, ma che difficilmente finisce per alleggerire il bilancio di chi in città ci vive tutto l’anno.
Perché mentre gli hotel abbassano le tariffe, la spesa di ogni giorno continua a salire, anche se a piccoli passi. A novembre il prezzo della carne è aumentato dello 0,8%, quello dello zucchero dello 0,5%.
Il caffè, simbolo irrinunciabile delle mattine romane, costa oggi il 16,6% in più rispetto a un anno fa: a novembre registra una lieve flessione mensile (-0,1%), troppo poco per farsi notare davvero.
In aumento anche alcolici, vini e birre, così come continuano a crescere – lentamente ma senza pause – i costi degli articoli per la casa e dei servizi sanitari. Spese che non si possono rimandare e che, mese dopo mese, continuano a erodere il potere d’acquisto.
Il risultato è una città che, sulla carta, rallenta la corsa dei prezzi, ma nella vita quotidiana resta cara.
Un’inflazione che si raffredda grazie alla stagionalità del turismo, mentre per i romani il conto al supermercato e quello delle spese fisse continuano a salire, ricordando che il vero sollievo è ancora lontano.
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