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Roma nono sigillo: la Coppa Italia è sua

I giallorossi battono 2-1 l'Inter nella finale unica dell'Olimpico

1. Totti alza la Coppa Italia 2007/2008 all’Olimpico. Foto Mezzelani-Gmt

La Roma mette in bacheca la sua nona Coppa Italia e chiude la stagione proprio come l’aveva iniziata: vincendo un trofeo ai danni dell’Inter. Spalletti per l’ultima della stagione recupera Doni, Mexes e Juan tenendo fuori Panucci e Mancini preferendogli Cassetti e Giuly. Mancini si copre con Zanetti davanti alla difesa e Suazo unica punta davanti a Balotelli, Stankovic, Vieira e Cesar.

Parte bene la Roma, subito arrembante rispetto ad un’Inter attendista. Ma il primo tiro in porta è di Stankovic al 13° al quale replicano subito Giuly (15°) e Perrotta (17°) stoppato da Chivu. Al 24° slalom di Maxwell e botta di sinistro con Doni che si esibisce in un grande intervento per evitare il goal nerazzurro. Al 36° vantaggio giallorosso. Calcio d’angolo di Pizarro, gitata al volo di Mexes sotto la traversa cui Toldo non può opporsi. Nel primo tempo non succede più nulla.

Sull’onda dell’entusiasmo la Roma parte forte anche nella ripresa. Nell’Inter Pelé prende il posto di Stankovic. Passa un minuto e Toldo si oppone ad una conclusione di Perrotta che dopo otto minuti non lascia scampo al portiere dopo uno scambio con Vucinic: 2 a 0 per la Roma e partita che sembra già chiusa. Ma a minare le certezze romaniste ci pensa Pelè che al 15° accorcia le distanze con una “sassata” dai 25 metri che lascia immobile Doni. Quattro minuti più tardi, a salvare il portiere giallorosso e il risultato ci pensa il palo che respinge un colpo di testa di Burdisso.

E’ l’ultimo vero brivido per la Roma che da li in poi gestisce senza grandi patemi il resto del match, malgrado la pressione finale dell’Inter. A fine partita è il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a consegnare nelle mani Francesco Totti, capitano non giocatore, il terzo trofeo della gestione Spalletti. Se per i giallorossi la stagione sul campo si è conclusa, per la dirigenza sono in arrivo giornate decisive: dopo quindici anni l’era Sensi sembra volgere al termine con l’americano Soros pronto a subentrare e a ricever un’eredità pesante.

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