Roma rischia di perdere una storica caffetteria: è corsa contro il tempo

Allarme per il caffè pasticceria Dagnino. Anche il Campidoglio si muove per salvarlo

Roma sta per dire addio a uno dei suoi luoghi simbolo della dolce vita quotidiana. Lo storico Caffè Pasticceria Dagnino, aperto dal 1955 sotto i portici di Galleria Esedra, a due passi da piazza della Repubblica, rischia di abbassare per sempre le serrande.

Il prossimo 31 dicembre scadrà il contratto d’affitto e la proprietà, il gruppo immobiliare Finaval (del gruppo Feltrinelli), avrebbe già fatto sapere di non volerlo rinnovare.

Un colpo durissimo per i romani che da quasi settant’anni entrano da Dagnino per un cannolo siciliano, un dolce da ricorrenza o semplicemente per respirare quell’atmosfera sospesa tra eleganza e memoria.

Un pezzo di storia della Capitale

Non è un bar qualunque. Dagnino è stato set cinematografico, salotto per scrittori e giornalisti, rifugio per artisti e curiosi. I suoi arredi, realizzati negli anni ’50 da alcuni tra i più noti artisti dell’epoca, sono ancora lì: gli affreschi su vetro del pittore Alfonso Amorelli, i graffiti di Helga Schaffer, le sculture lignee del palermitano Mangiameli. Una galleria d’arte nascosta dentro una pasticceria, capace di incantare generazioni di romani e turisti.

Non a caso, da oltre vent’anni il locale è iscritto all’albo delle Botteghe storiche di Roma.

La mobilitazione

Di fronte al rischio chiusura, i cittadini non sono rimasti in silenzio. È stata lanciata una petizione su Change.org per chiedere di salvare lo storico locale: “Dagnino è un punto di riferimento per la città, un luogo della memoria e della convivialità che non può sparire”.

La questione è arrivata persino in Assemblea capitolina, dove è stata approvata una mozione – presentata da Forza Italia – per invitare il sindaco Roberto Gualtieri ad aprire un tavolo con la proprietà e i gestori.

L’obiettivoha spiegato il consigliere Francesco Carpanoè garantire continuità a un’istituzione della città, che da settant’anni custodisce arredi e atmosfera di altri tempi”.

Un conto alla rovescia

Intanto, però, il tempo stringe. Mancano poco più di tre mesi alla scadenza del contratto e l’incubo di vedere chiuse per sempre le porte del Caffè Dagnino si fa ogni giorno più concreto.

E Roma rischia di perdere non solo una pasticceria, ma un pezzo della sua identità.

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