

Corteo da piazza della Repubblica a Caracalla con le tre ambassador Levante, Michielin e Vicario. Lo slogan: "La Repubblica è di chi la abita"
Un’ondata di colori, musica e rivendicazioni politiche è pronta a invadere e scuotere il cuore della Capitale.
Domani pomeriggio, sabato 20 giugno, Roma si trasformerà in una gigantesca piazza a cielo aperto per il Roma Pride 2026, il culmine della stagione dei diritti civili che ogni anno richiama decine di migliaia di persone da tutta Italia.
L’appuntamento per il concentramento è fissato alle ore 15:00 a piazza della Repubblica. Da lì la marea d’arcobaleno, scortata da decine di carri allegorici, si muoverà attraversando le vie del centro storico per concludere la propria corsa a viale delle Terme di Caracalla, dove da settimane è attiva la Pride Croisette, il villaggio politico e culturale della manifestazione.
Gli organizzatori stimano una partecipazione imponente, ben superiore ai 15mila presenti della vigilia, complice il clima estivo e l’alto valore simbolico dell’edizione.
A guidare la parata in veste di ambassador ufficiali saranno tre delle voci più amate e impegnate della musica italiana contemporanea: Levante, Francesca Michielin e Margherita Vicario. Le tre artiste saliranno sui carri principali per dare voce alle rivendicazioni della vigilia:
Levante ha riacceso i riflettori sulla necessità di decentralizzare la lotta per i diritti: «Dobbiamo dare visibilità alle persone LGBTQIA+ anche al di fuori delle grandi metropoli, dove spesso l’esistenza delle minoranze viene ignorata».
Francesca Michielin ha lanciato una provocazione culturale: «Dobbiamo superare il concetto stesso di ‘inclusione’, che presuppone che ci sia qualcuno che accetta qualcun altro da una posizione di superiorità. La società deve semplicemente riconoscere e valorizzare la pluralità delle identità».
Margherita Vicario ha invece insistito sull’importanza della scuola: «L’educazione e la sensibilizzazione precoce sono le uniche armi per scardinare pregiudizi strutturali ancora troppo diffusi».
L’avvicinamento alla sfilata di domani è stato tutt’altro che privo di ostacoli, riflettendo le profonde tensioni internazionali legate al conflitto in Medio Oriente.
Dopo settimane di durissimi scontri verbali all’interno dello stesso movimento Lgbtqi+ romano, è stata siglata la pace: l’associazione Keshet Italia, che rappresenta le persone omosessuali e trans della comunità ebraica, prenderà regolarmente parte alla manifestazione.
La frattura si era consumata quando il coordinamento del Pride aveva inizialmente escluso la sfilata del carro dell’associazione, contrassegnato dalla bandiera arcobaleno con la Stella di David.
A ricomporre lo strappo è stato il lavoro di diplomazia sotterranea guidato in prima persona dal sindaco Roberto Gualtieri.
L’intesa prevede che i militanti di Keshet sfilino all’interno di uno “spezzone protetto” del corteo e, soprattutto, l’avvio di un percorso politico per inserire stabilmente la sigla ebraica nel tavolo di coordinamento del Pride per i prossimi anni.
Sul fronte dell’attivismo radicale si registra invece una ritirata: il Priot Pride, la sigla nata in aperta polemica con l’ala istituzionale del Pride, ha annunciato sui social la scelta di non organizzare il consueto contro-corteo parallelo.
Il collettivo ha spiegato di voler inaugurare una nuova fase di lotta territoriale, ritenendo la sola sfilata di piazza ormai insufficiente per incidere sui nodi politici prioritari.
Il filo conduttore del Pride 2026 celebrerà una ricorrenza storica nazionale. In occasione degli ottant’anni della Repubblica Italiana, lo slogan politico scelto per la manifestazione è: “La Repubblica è di chi la abita. Giù le mani dai nostri diritti”, un richiamo diretto ai principi di uguaglianza formale e sostanziale sanciti dall’articolo 3 della Carta Costituzionale.
Il manifesto ufficiale dell’evento (un’esplosione di ironia e diritti) porta la firma prestigiosa della celebre vignettista romana Laura Pellegrini, alias Ellekappa.
A poche ore dalla partenza, il Pride è finito anche al centro di uno scontro con il Governo. Nel mirino delle associazioni conservatrici è finita un’iniziativa culturale collaterale ospitata nelle sale dell’Istituto Centrale per la Grafica, a pochi passi dalla Fontana di Trevi.
Le proteste hanno provocato l’intervento immediato del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli:
«Esprimo forti perplessità sull’opportunità di concedere tali spazi istituzionali per l’evento in questione. Ho già attivato gli uffici competenti del Ministero per avviare rigide verifiche amministrative e chiarire i passaggi procedurali che hanno consentito la realizzazione dell’iniziativa».
Le polemiche politiche, insomma, non accennano a spegnersi, ma la macchina organizzativa è ormai inarrestabile. Domani Roma si prepara a rispondere spegnendo le polemiche con il rumore dei carri, la musica e i diritti di una piazza che si annuncia oceanica.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.