

A tracciare il bilancio dell'emergenza sono le rilevazioni del Ministero della Salute, elaborate dal Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio
Una morsa di calore ininterrotta che ha trasformato la Capitale in una fornace, lasciando una scia dolorosa tra le fasce più indifese della popolazione.
Il mese di luglio si è archiviato registrando un’impennata termica globale senza precedenti — appaiato a giugno come il periodo più caldo mai rilevato sul pianeta —, con ripercussioni dirette sul quadro sanitario della città di Roma.
A tracciare il bilancio dell’emergenza sono le rilevazioni del Ministero della Salute, elaborate dal Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio. I dati mostrano come la fase più drammatica si sia consumata nella finestra temporale compresa tra il 15 e il 22 luglio.
In quell’arco di otto giorni roventi si sono contati 514 decessi tra i residenti ultrasessantacinquenni, segnando un incremento del 6% rispetto al valore atteso di 487 decessi (27 vittime in più).
Sull’intero arco mensile, le morti complessive registrate nella Capitale si sono attestate a quota 1.873, un numero complessivamente in linea con i trend storici degli ultimi anni.
Lo scenario si fa ancora più cupo estendendo il monitoraggio all’intero Centro-Sud Italia, dove per la popolazione di età superiore agli 85 anni si è assistito a una crescita della mortalità del 7% su scala mensile.
Si tratta del secondo picco stagionale dopo quello registrato nella fase d’avvio dell’estate: tra il 25 maggio e il 30 giugno, infatti, le vittime tra gli over 65 nell’area avevano già raggiunto quota 2.248, superando di 122 casi le proiezioni iniziali.
Sui rischi legati non solo alle patologie ma al contesto sociale è intervenuto Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei medici di Roma (Omceo), ponendo l’accento sul dramma dell’isolamento domestico:
«Nella Capitale quasi la metà della popolazione anziana, circa il 45% del totale, vive in condizione di solitudine assoluta. Di fronte a un caldo soffocante, questa condizione si trasforma in una trappola mortale: non potendo contare su una rete di supporto per l’approvvigionamento dei beni primari o per fare la spesa, molti sono costretti a uscire di casa nelle ore meno indicate, esponendosi a pericoli gravissimi per la salute».
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