

Chiudere l’anello ferroviario resta un obiettivo leggendario
Dopo il grande successo ottenuto da Gianfranco Rosi con il suo film-documentario Sacro GRA, siamo fiduciosi che un altro regista si occupi di una storia, a suo modo leggendaria, cioè quella dell’incompiuto Sacro Gra Ferroviario, che tutti noi ci ostiniamo a chiamare ancora Anello ferroviario (anche se come tale funziona solo come divieto antismog. Vedi foto in basso).
Il leggendario Anello ferroviario è stato ancora una volta rilanciato come lavoro prioritario nel piano trasporti da eseguire perché la città eterna possa meritarsi la candidatura olimpica del 2024 ed essere disponibile anche per il ventilato Giubileo del 2025.
Tra le infrastrutture da realizzare (per complessivi 2,8 miliardi di investimento) figurano infatti: la chiusura dell’anello ferroviario a nord; il raddoppio della ferrovia Roma-Fiumicino, il raccordo ferroviario Fiumicino-Civitavecchia, l’ampliamento dell’aeroporto di Fiumicino; il completamento delle metropolitane in costruzione; il prolungamento della linea A fino a Torre Angela-Tor Vergata; il parco fluviale del Tevere (da Saxa Rubra al Foro Italico; l’ampliamento di via del mare e via Ostiense.
Tra queste, indicata come la principale, è il completamento dell’anello ferroviario, atteso da almeno trent’anni (ma ad essere pignoli se ne parlava almeno cinquant’anni fa) e per il quale serviranno 540 milioni di euro.
Una cifra enorme? Non diremmo, specie se la raffrontiamo a quelle sperperate per opere rivelatesi di dubbia utilità oppure non altrettanto strategiche ed indispensabili come è un anello ferroviario (di quaranta km di lunghezza, appena inferiore al Gra ) che può contribuire a ridurre drasticamente il traffico (con i relativi disagi e malanni per la salute, il sistema nervoso, le perdite di tempo e quindi di denaro dei nostri concittadini).
Con l’anello ferroviario realizzato, Roma può disporre del sistema più rapido ed economico di spostamenti da un punto all’altro della città attivando un moto circolare e tangenziale che eviterebbe fino quasi ad eliminarle le attuali strozzature perché è agibile spesso si è costretti a puntare verso il centro città anche quando non ve ne sarebbe bisogno.
Infatti iniziando da Nord e muovendosi in senso orario potremmo avere (tra quelle provviste di assi ferroviari di penetrazione) le stazioni di Tor di Quinto, Salario, Nomentana, Tiburtina, Pigneto, Tuscolana, Ostiense, Trastevere, Valle Aurelia, Vigna Stelluti.
Quindi ben venga. E proponiamo, come elemento beneaugurante, l’aggiunta a quelli del bandiera delle Olimpiadi cerchio, raffigurante proprio l’anello ferroviario di la da venire in modo che non venga dimenticato come deplorevolmente è successo in passato con i sindaci Rutelli I e II, Veltroni I e II e da ultimo con Alemanno.
Perché non se ne perda la memoria riportiamo qui di seguito alcuni perentori annunci dei nostri ex sindaci.
Alemanno 23 maggio 2013: “Abbiamo ribadito la necessità – ha affermato Alemanno – di reperire le risorse per portare la metro C fino a piazza Venezia, ovvero 375 milioni e quelle per chiudere l’anello ferroviario, un problema che si trascina ormai da 30 anni. Alemanno 21 luglio 2011: «Non ci sono più alibi. La prima cosa che farò è chiamare Moretti e dirgli: ora tocca a te, bisogna eliminare il nodo gordiano che strangola la mobilità cittadina». Cioè quel tratto rosso di circa due chilometri che manca per il completamento dell’anello ferroviario di Roma. (…), un’opera non solo cittadina ma nazionale».
Il suo predecessore Veltroni aveva dato già per fatta l’opera entro il 2010. (“Anello ferroviario: sarà completo nel 2010. L’annuncio del Sindaco e delle Ferrovie. A Tor di Quinto nodo di scambio con la Metro C”. Era il 30/01/2006. Prima di lui Rutelli aveva dato per fatto l’anello ferroviario addirittura entro il 2000.
Chiudere l’anello ferroviario è un obiettivo che merita un impegno quotidiano e totale da parte di tutti i cittadini (che devono rivendicarlo e non aspettare che scenda la manna dal cielo) e di tutte le amministrazioni locali e dello Stato, perché può porre le basi per la realizzazione di una rete ferroviaria metropolitana di circa 40 km che assicurerebbe una circolazione tangenziale su ferro paragonabile solo al GRA.
Chiediamo ora questo impegno anche al nuovo sindaco Marino perché lo persegua con la determinazione (secondo noi più che giusta) con cui sta operando nel salvataggio del cuore storico della città. L’obiettivo è senz’altro ambizioso e ove realizzato merita una rielezione. E allora, sindaco Marino, daje!
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