

“Grande spazio alle auto private – denuncia sul sito web il Comitato San Giovanni – poco o nessuno ai pedoni e ai ciclisti, nella nuova sistemazione di largo Brindisi e via La Spezia, con l’apertura della stazione Metro C di San Giovanni, che rischia di mettere a repentaglio la sicurezza dei cittadini.”
“I cittadini denunciano che l’area, finalmente restituita alla collettività, dopo la chiusura del gigantesco cantiere della Metro C, è molto peggiorata rispetto a come era 10 anni fa, anziché essere migliorata. Infatti, non solo è sparita l’area verde di Largo Brindisi, realizzata dal Municipio nel 2002 con fondi pubblici, ma sono stati tagliati decine di alberi ad alto fusto e, soprattutto, non è stato realizzato alcun intervento visibile di pedonalizzazione, né piste ciclabili e persino i marciapiedi non sono stati ampliati di un centimetro. In spregio ad ogni regola del vivere civile, alle richieste dei cittadini e delle istituzioni e ai dettami dell’urbanistica, si sta per riconsegnare una delle aree più pregiate della Capitale al consueto caos del traffico automobilistico privato.”
Ma la preoccupazione maggiore è per via La Spezia che diventa una strada ad alta viabilità, che rischia di diventare nuovamente il “tratto urbano della Tangenziale est”, nonostante l’ubicazione in prossimità di scuole e luoghi di aggregazione socio-culturale (Biblioteche, Poste centrali, ecc.).
“Insomma – sostiene il Comitato – tutto il contrario rispetto a quanto richiesto dai cittadini che in questi anni hanno promosso una petizione e hanno elaborato un progetto di mobilità alternativa (denominato SMS – San Giovanni Mobilità Sostenibile) promosso dal Comitato San Giovanni, dal Comitato Villa Fiorelli e dal Comitato Via Albalonga. Il progetto è stato discusso in conferenza urbanistica, ha costituito la base di una risoluzione votata a larga maggioranza dal consiglio municipale ed è stato valutato e discusso dai cittadini in una serie di Laboratori di partecipazione attiva gestiti dalla associazione onlus di architetti SottoVuoti.”
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L’amministrazione 5S sostiene che il problema è dovuto al progetto che ha ereditato.
I miei dubbi sono:
1) si però, all’inaugurazione, i meriti della stazione S. Giovanni, la Raggi se li è presi. Perché le critiche no?
2) la situazione di Roma era chiara prima delle elezioni. Non è che Rebecchini (1° sindaco del dopoguerra) dava la colpa a Kesselring per ogni cosa che non andasse. Anche perché io cittadino non posso certo aspettare che torni Marino per metterci una pezza. C’è la Raggi, me la prendo con la Raggi.
3) Il politico, per definizione, ha sempre di fronte una scelta. Se per assurdo non ci fosse scelta, allora a che serve una guida politica? In questo caso la scelta era se aprire la piazza così com’è, o non aprirla e aspettare di risolvere questo sfacelo. Hanno deciso di aprirla, quindi se ne assumono la responsabilità.
PS Chi mi ha risposto è l’assessore alla mobilità del VII municipio, credo che anche lui non sia felice della situazione, e non imputo certo a lui il disastro che si è creato.
I comitati, spesso composti di gente che mira ad avere una visibilità politica e non vive in via La Spezia ma è pronta a pontificare su tutto ciò che riguarda questa strada, sono fuori dalla realtà.
Via La Spezia è esattamente tornata alla condizione di dieci anni fa. E’ una strada che non si trova a Cinquina o a Casalotti ma nel centro di Roma ed è inevitabile che vi sia traffico sostenuto, anche perché la tangenziale è a venti metri. Se si pedonalizzano aree in via La Spezia, si fanno piste ciclabili e corsie preferenziali per i bus, o addirittura si chiude viale Castrense per farne un “parco archeologico” (questa una delle tante insensate proposte) dove le mandiamo le migliaia di macchine che solcano questa strada? Creiamo una buca e le mettiamo tutte dentro?