

Taglio del nastro con Rocca e d’Alba per la struttura finanziata dal Pnrr in viale Regina Elena. Ricoveri brevi fino a 30 giorni a gestione infermieristica per assistere anziani e fragili prima del ritorno a casa
Un nuovo tassello per scardinare l’emergenza dei posti letto e decongestionare i reparti d’urgenza dei grandi nosocomi romani.
Ieri, venerdì 5 giugno, è stato ufficialmente tagliato il nastro del nuovo Ospedale di Comunità del Policlinico Umberto I, ricavato all’interno degli spazi dello storico edificio George Eastman.
All’inaugurazione del presidio hanno preso parte il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e il direttore generale dell’Umberto I, Fabrizio d’Alba.
La struttura si inserisce in una fascia assistenziale strategica finora carente: si colloca infatti a metà strada tra il ricovero ospedaliero per acuti e le cure tra le mura di casa.
È un modello pensato per dare risposte concrete a chi affronta problemi di salute non gravi o è in fase di stabilizzazione clinica, ma non dispone ancora delle condizioni logistiche o fisiche per essere curato in sicurezza al proprio domicilio.
Il nuovo reparto ha trovato posto al terzo piano del complesso di viale Regina Elena 287/b.
La sua realizzazione rientra nei progetti della Missione 6 Salute del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) e risponde alle linee guida del decreto ministeriale 77/2022 sulla riorganizzazione della medicina del territorio.
L’Ospedale di Comunità dispone di 20 posti letto dedicati all’accoglienza di pazienti già stabilizzati dal punto di vista emodinamico, che necessitano di un’assistenza infermieristica continuativa h24, di una supervisione medica programmata e di percorsi mirati di recupero motorio e funzionale.
La permanenza all’interno della struttura prevede degenze brevi, con un limite massimo fissato a 30 giorni, utili a consolidare il quadro clinico prima del rientro a casa o del trasferimento definitivo verso le lunghe degenze del territorio.
Il vero cuore dell’operazione è la centralità della figura infermieristica, che coordinerà il lavoro quotidiano lavorando in stretta sinergia con medici, operatori socio-sanitari (Oss), fisioterapisti della riabilitazione e assistenti sociali.
Il flusso dei pazienti sarà regolato attraverso un’integrazione a rete con il Policlinico Umberto I, la Centrale operativa territoriale (Cot), i distretti sanitari, i medici di medicina generale e i servizi di assistenza domiciliare.
L’obiettivo primario è fare da scudo ai reparti d’urgenza: intercettare i pazienti fragili, anziani e affetti da pluripatologie per bloccare sul nascere i ricoveri inappropriati e prevenire le continue e costose ri-ospedalizzazioni.
«Questa è una modalità innovativa per continuare il percorso di cura a bassa intensità che, specialmente per la popolazione anziana, richiede tempi un po’ più lunghi, e che finalmente mette al centro della scena la professione infermieristica», ha commentato il governatore del Lazio, Francesco Rocca, a margine del taglio del nastro.
Un ottimismo condiviso dal dg dell’Umberto I, Fabrizio d’Alba, convinto dell’impatto positivo sulla gestione dei flussi del policlinico: «Siamo sicuri che questa nuova esperienza creerà valore immediato per la sanità romana perché permetterà dimissioni protette molto più veloci dai reparti principali. Auspichiamo che riduca gli accessi e i ricoveri impropri, ottimizzando i percorsi ospedalieri interni e anticipando in modo efficace una reale presa in carico territoriale del paziente».
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