

Tra i fattori individuati figurano la medicina difensiva, che spinge i medici a prescrivere esami per cautelarsi da possibili contenziosi
Il Lazio si conferma la regione con il più alto ricorso a visite specialistiche ed esami diagnostici in Italia, un primato che riaccende il dibattito sull’efficienza del sistema sanitario e sull’equilibrio tra diritto alla salute e sostenibilità della spesa pubblica.
I dati più recenti, elaborati su base nazionale, collocano la regione al vertice della classifica delle prescrizioni, con un divario significativo rispetto ad altri territori considerati più virtuosi nella gestione della domanda sanitaria.
Nel 2025 il Lazio supera quota 1.500 ricette ogni mille abitanti, un livello che lo posiziona nettamente sopra la media italiana e a distanza di sicurezza da regioni come Veneto e Toscana, dove il ricorso a visite ed esami risulta sensibilmente più contenuto.
In termini pratici, ogni cittadino laziale riceve in media più di una prescrizione all’anno per prestazioni specialistiche o diagnostiche, segnale di un sistema particolarmente sollecitato e, secondo alcuni osservatori, potenzialmente sovraccarico.
Al centro del dibattito resta la questione dell’appropriatezza delle prestazioni. Le stime del Ministero della Salute indicano che una quota significativa delle prescrizioni potrebbe non essere strettamente necessaria, con un impatto economico rilevante sull’intero Servizio sanitario nazionale.
Tra i fattori individuati figurano la medicina difensiva, che spinge i medici a prescrivere esami per cautelarsi da possibili contenziosi, e le difficoltà dell’assistenza territoriale, che spesso non riesce a filtrare in modo efficace la domanda di prestazioni specialistiche.
Nel Lazio il tema è diventato anche oggetto di intervento politico. La Regione ha avviato misure di monitoraggio sull’appropriatezza prescrittiva, con l’obiettivo di contenere gli esami ritenuti non necessari e migliorare l’efficienza della spesa sanitaria.
Le iniziative hanno però generato tensioni con la categoria medica, che ha contestato il rischio di un eccesso di controllo sull’attività dei professionisti e ha chiesto un confronto più ampio sulle modalità di applicazione delle verifiche.
Il nodo delle prescrizioni si intreccia con quello, altrettanto critico, delle liste d’attesa. La difficoltà ad accedere in tempi rapidi alle prestazioni sanitarie contribuisce ad alimentare il numero di visite prescritte e, allo stesso tempo, induce molti cittadini a rinunciare agli appuntamenti.
Secondo i dati disponibili, in pochi mesi milioni di utenti avrebbero rinunciato a visite o esami già prenotati, spesso a causa di attese troppo lunghe o della distanza delle strutture.
Il sistema sanitario regionale si trova così di fronte a una sfida complessa: garantire l’accesso alle cure senza alimentare fenomeni di sovra-prescrizione, migliorando al tempo stesso la capacità di risposta del servizio pubblico.
Un equilibrio non semplice, che mette in evidenza le fragilità strutturali del sistema e la necessità di interventi coordinati tra organizzazione territoriale, medici e istituzioni.
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