Saxa Rubra-Togliatti-Laurentina, il “Tram della partecipazione”

Intervista a a Marcello Paolozza, l’animatore del Comitato che promosse la Delibera e i suoi contenuti e per la cui attuazione il 12 marzo si svolgerà su viale Togliatti una manifestazione popolare
a cura di Aldo Pirone - 2 Marzo 2016

Come già annunciato su questo giornale, sabato mattina 12 marzo 2016 si svolgerà su viale Togliatti una manifestazione popolare per richiedere l’attuazione ai futuri amministratori di Roma della delibera 37/06 per la realizzazione della tramvia Saxa Rubra – Togliatti – Laurentina. Sono passati più di dieci anni da quando circa undicimila cittadini firmarono la proposta di Delibera poi approvata all’unanimità dal Consiglio comunale il 6 febbraio del 2006. L’aspetto fondamentale di quell’atto rimasto inevaso, non consisteva e non consiste solo nel riproporre un progetto di mobilità già preso in considerazione negli anni ’50 e ’60, ma nelle modalità partecipative dei cittadini al progetto che prescriveva.  In sostanza il “Tram Saxa Rubra – Togliatti – Laurentina”, chiamato anche il “Tram dei parchi” per il collegamento che stabilisce fra la cintura verde da nord a est e a sud della capitale, potrebbe a buona ragione essere chiamato pure il “Tram della partecipazione”. Su quest’ aspetto fondamentale della Delibera 37/06 abbiamo voluto chiedere un approfondimento a Marcello Paolozza che è stato l’animatore del Comitato che promosse la Delibera e i suoi contenuti.

Marcello Paolozza

Marcello Paolozza

Marcello, c’è un aspetto particolarmente “curioso” della vicenda decennale legata all’applicazione della Delibera 37/2006 che oggi voi riproponete all’attenzione della città con la Manifestazione del prossimo 12 marzo. Essa è conosciuta ai più come “Delibera per la tramvia Saxa Rubra – Laurentina”, eppure nel suo dispositivo si chiede solamente l’avvio di un “progettazione partecipata” per verificare “ …  la possibile realizzazione di un corridoio per la mobilità del trasporto pubblico da Saxa Rubra a Cinecittà e da Cinecittà alla Laurentina, corridoio protetto, tangenziale rispetto al centro della città, su sede propria, atto all’utilizzo del tram o di un mezzo a trazione elettrica ed ecologico… “.

 Ti ringrazio per questa domanda perché più che curioso, definirei quest’aspetto “scandaloso”.

 Spiegati meglio.

Il testo della Delibera d’iniziativa popolare non scaturì nel 2005  dalla mente di qualcuno di noi esperto in materia di tram, o dalla voglia di riproporre sic et simpliciter un progetto che risaliva agli anni ’60 ed era stato oggetto di uno studio di fattibilità del Dipartimento Mobilità e Trasporti del Comune di Roma e della S.T.A. Quel testo fu il risultato di una lunga riflessione collettiva tra 40 Associazioni e Comitati di quartiere che coinvolse urbanisti, esperti di mobilità e di infrastrutture tramviarie, di processi partecipativi. Ne uscimmo convinti dell’assoluta necessità di collegare (“rammendare” mi sembra francamente un termine poco adatto) tra loro le periferie orientali con un’infrastruttura di mobilità collettiva, sostenibile, su ferro e in sede propria, da Saxa Rubra a Laurentina, integrata alla già esistente rete su ferro urbana e metropolitana. Prendemmo, al tempo stesso, consapevolezza che per la progettazione e la realizzazione di quest’opera, relativamente agevole nel tratto Ponte Mammolo – Piazza Cinecittà, si sarebbe dovuto fare i conti con criticità di un certo rilievo nelle due tratte Ponte Mammolo – Saxa Rubra e Cinecittà – Laurentina.

Con quali soluzioni?

 Le soluzioni, pensavamo, non potevano scaturire da uffici dell’Amministrazione capitolina inclini più ad assecondare le indicazioni politiche dell’Assessore di turno che gli interessi reali della città, o dalla mente creativa dei consiglieri di qualche amministratore.

Ci convincemmo, invece, che la carta vincente sarebbe potuta essere la progettazione partecipata. Una modalità comunemente utilizzata in molti paesi europei per produrre studi o progetti volti alla trasformazione del territorio con il coinvolgimento paritario dei futuri utenti e degli altri attori sociali. Utilizzando azioni, spazi e momenti di elaborazione (informativi e comunicativi, seminari di formazione, tavoli di progettazione), per un confronto con i referenti tecnici e/o amministrativi delle Amministrazioni pubbliche e con ricercatori e/o studiosi esperti di sistemi di mobilità collettiva.

Pensavamo, ieri come oggi, che solo all’interno di un percorso condiviso di tal fatta si sarebbe potuto verificare la necessità e la validità di un intervento infrastrutturale di questo tipo, prendendo in considerazione anche l’eventuale “opzione zero”. E ne sarebbero uscite anche le risposte più valide per individuare i percorsi ottimali dell’ infrastruttura nelle tratte critiche; le soluzioni più razionali e innovative per individuare i vettori da scegliere tra le numerose soluzioni offerte dal progredire delle tecnologie: tram alimentato da via aerea o da terra, metrotramvia o tram veloce, pre-metro, metropolitana leggera su pneumatici tipo VAL, ecc..

Dunque, mi sembra di capire che non avevate e non avete fiducia nella capacità delle “competenze tecniche” presenti nell’Amministrazione capitolina”?

Al contrario. Sappiamo che in essa sono presenti progettisti e funzionari di grande livello  e competenza per quanto riguarda i sistemi di mobilità collettiva, con una ampia esperienza maturata sul campo ed, in grado di dare un contributo di rilievo. Pensiamo piuttosto che essi debbano essere messi in condizione di esprimersi al massimo delle loro potenzialità, liberandoli dall’onere di “gestire” in prima persona il percorso partecipativo complessivo.

Pensiamo sia preferibile che l’Amministrazione capitolina affidi questo compito a un Ente terzo, per esempio alle università La Sapienza, Roma TRE, Tor Vergata,  per evitare anche, come dire, “conflitti di interesse”. Al riguardo in questi dieci anni abbiamo avuto più di un’occasione, sul tema specifico della Delibera 37/2006 e su altre problematiche della mobilità urbana, di conoscere e apprezzare le competenza e la capacità progettuale  di molti Dipartimenti universitari. Ma direi di più. Questi Enti possono apportare un valore aggiunto, indispensabile per assicurare un esito positivo della progettazione partecipata in questione, in termini di competenze nei processi partecipativi, nella gestione dei conflitti, nel campo della comunicazione, dell’informazione, che forse non abbondano all’interno degli uffici comunali.

Pensavate e pensate invece che le realtà associative, gli attori sociali presenti nei territori siano all’altezza di rispondere a questa sfida culturale prima che progettuale?

Per rispondere a questa domanda e ai dubbi che possono nascere anche in chi ci legge, si deve tener presente che la progettazione partecipata è anche, se non prima di tutto, un processo educativo di forte impatto culturale.

Facendo lavorare insieme persone di diversa estrazione sociale e lavorativa  e con competenze differenti,  si permette la conoscenza reciproca, si comprendono più a fondo le problematiche, le esigenze i punti vista degli altri, si acquisisce consapevolezza dei problemi, della loro complessità e quella delle relative soluzioni possibili.

In una città inoltre, dove spesso si fa ancora fatica a promuovere l’idea che il mezzo privato non è la risposta ai problemi della congestione da traffico e dell’inquinamento ambientale, una progettazione partecipata di questo tipo può essere uno strumento ottimale  per radicare nella coscienza popolare la necessità di realizzare infrastrutture di mobilità collettive e sostenibili, per accrescere il senso di appartenenza alla località e per costruire un nuovo concetto di “comunità”.

Una manifestazione allora, il 12 marzo, per un intervento strutturale a favore della mobilità collettiva, ma anche per qualcosa di più?

Certamente. La Delibera 37/2006 rappresenta anche la richiesta di un’innovazione nelle modalità di gestire i conflitti e governare i processi decisionali nei territori. Ecco l’aspetto “scandaloso” che dicevo e che forse spiega la determinazione con cui tutte le Giunte in questi dieci anni si siano rifiutate di applicarla. In una città dove la parola “partecipazione” è stata svuotata e svilita dalle diverse Giunte che hanno sgovernato Roma, invitiamo i cittadini a mobilitarsi per rivendicare il proprio ruolo di protagonisti nelle decisioni politiche che li riguardano.


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  1. PROGRESSO ITALIANO


    SAREBBE LA COSA PIU’ OVVIA DA FARE PER COLLEGARE LE VARIE METRO E FERROVIE METRO, SPERANDO COME PRIMA COSA UN LEGAME CON LA B1, DA PROLUNGARE FINO A PORTA DI ROMA, CHE AMMINISTRAZIONI PASSATE E QUALCHE COMITATO DI QUARTIERE BLOCCARONO…ALTRA COSA SE SI VUOLE RILANCIARE LA METRO E’ DA FARE LA C1 OSSIA DA TEANO A PONTE MAMMOLO, MA COME SI DIREBBE , GIA’ NON SI FA UNA MEZZA METRO E PENSIAMO PURE ALLA C1? UN PARADOSSO, INVECE NO, PERCHE’ SE SI VUOLE SNELLIRE LA METRO B PIENISSIMA VERSO TIBURTINA,E’ QUESTO ANCHE DA FARSI BASTA ASPETTARE ALLA FERMATA TERMINI, E CHI VIAGGIA LO SA!!!! LA C1 SAREBBE PER ORA LO SNELLIMENTO ALLA LINEA B, SOLUZIONE ALL’AFFOLLAMENTO DELLA LINEA B CHE DOVEVA ESSERE SOLUZIONATO DALLA LINEA D , PROGETTO PER ORA BUTTATO AL VENTO. TORNIAMO A PARLARE ALLORA DEL TRAM SAXA-LAURENTINA, DIREI INTANTO UN’OPERA DEL GENERE DI CHIAMARLO METROTRAMVIA, UN TRAM DA SAXA CHE FINEREBBE A SUBAUGUSTA SAREBBE ASSURDO PERCHE’ LA PERIFERIA EST-NORDEST-SUD-EST CHIAMIAMOLA COME SI VOGLIA E’ ABBASTANZA COLLEGATA DI MEZZI FERRATI, QUINDI IL BISOGNO E COLLEGARE TALI QUARTIERI AL QUADRANTE EUROPA-LAURENTINO LIMITROFO AD A OVEST DOVE LI’ E’ LA CARENZA DI TUTTI I GIORNI, SIGNORI DI VOI AMMIRO COMUNQUE LA SUPERPROPOSTA E DI MANDARLA AVANTI ..MA FINO ALL’EUR..DA SUBITO!! FINALMENTE CON UNA MANIFESTAZIONE DI VOLERE MEZZI SU BINARI…CI VOLEVA!!!!!MA..GUARDIAMOCI INTORNO IN QUESTA CAMPAGNA ELETTORALE COSA STA EMERGENDO A CHI COMANDERA’? CHI SIA SIA…ALCUNI PARLANO DI FARE SOLO 3 LINEE TRAM E BASTA NIENTE METRO,…CHI DICE DI FARE SOLO TRATTI DI METRO, CHI DI ANNULLARE LA B A CASAL MONASTERO, CHI PARLA DI C FINO A FARNESINA MA CANCELLANDOLA MAGARI A FAVORE DI COLLEGAMENTI A TOR VERGATA( INVECE DI COLLEGARE PRIMA LA CITTA’ CONSOLIDATA PENSA A QUELLA SPARPAGLIATA) CHI PROPOSE I COMBIBUS, MI RICORDANO QUELLI DI LIMA..MEGLIO TACCIO…CHI SI SFORZA COME INNOVATORE O INNOVATRICE…DI FARE LA C FINO A COLOSSEO, CIOE’ FINIRE LA C NEL NULLA SENZA INTERCONNESSIONI, CHI SI CANDIDA PROMUOVENDO DECISIONI AFFIDATE A COMITATI ETC…(CIOE’ AI PICCOLI INTERESSI PAESANI DI QUARTIERE) E NON A URBANISTI QUALIFICATI : LA CATASTROFE!!!! INSOMMA INTORNO NOI CHE PROPONIAMO, O CHI FINALMENTE PROMUOVE MANIFESTAZIONI NUOVE PER LA CURA DEL FERRO, IL FUTURO DI CHI CI STA ARRIVANDO E’ UNA METEORA DIETRO L’ALTRA, STIAMO NEL PANTANO!!! TUTTO SI PUO’ PROPORRE, MA AD AMMINISTRAZIONI FUTURE , CHI SIANO SIANO CHE STANNO FORSE PER ARRIVARE CHE NON HANNO CAPITO(O FINGONO DI CAPIRE FORSE?…. ) CHE ROMA E’ UNA CITTA CONSOLIDATA DI 4,5 MILIONI DI ABITANTI PIU ALTRE CINTURE URBANE…., CHE NON VEDE CHE TUTTE LE METROPOLI DEL MONDO STORICHE O NON STORICHE COSTRUISCONO TRA, METROTRAMVIE E METROPOLITANE IO VEDO IL BUIO PIU’ TOTALE !!!! COMUNQUE PARTECIPARE ALL’INIZIATIVA E’ UN DOVERE MORALE E SPERO CHE CI SIANO 100MILA PERSONE AL PARCO DI CENTOCELLE IL 12 MARZO UN SEGNALE A CHI NON VUOLE TRAM E METRO PERCHE’ GLI DANNO FASTIDIO( SPESSO SENTO QUESTO, SI VEDE CHE L’ARIA CHE RESPIRA GLI PIACE…MA DICIAMO PERCHE’ QUI TUTTI CONTANO UN PO TROPPO). LE CITTA’ DEVONO FARLE GLI URBANISTI SENZA POLITICA! A ROMA E’ L’UNICA CAPITALE O CITTA’ CHE NON SUCCEDE QUESTO!!!! E CI TROVIAMO IN QUESTE CONDIZIONI, C’ERANO PIU’ PROGETTI CON LA PRIMA REPUBBLICA CHE ORA. IO NON MI SENTO RAPPRESENTATO PIU’ FATE VOI, PENSANDO AL FUTURO E ALLA SALUTE CHE AVREBBE POTUTO BENEFICIARNE SE LINEE METRO, O METROTRAMVIE DA SAXA A LAURENTINA FOSSERO REALIZZATE.

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