

Il bilancio parla di 41 agenti feriti, 262 persone fermate e identificate
Questa mattina, presso l’aula di tribunale a Roma, il giudice ha convalidato gli arresti dei due manifestanti fermati al termine degli scontri tra via Merulana e piazza Santa Maria Maggiore: un 19enne di Padova e un 39enne di Bologna. Entrambi incensurati, erano accusati di resistenza e lesioni aggravate.
Dopo la convalida, però, il tribunale ha deciso di rimetterli in libertà, respingendo la richiesta del pubblico ministero di imporre misure cautelari.
All’esterno del tribunale, un piccolo gruppo di attivisti ha atteso per ore la decisione, stringendo striscioni e intonando cori di solidarietà.
I processi per i due imputati sono già stati fissati: si terranno ad aprile e a maggio del prossimo anno.
Erano da poco passate le nove di sera quando, tra le vie dell’Esquilino, il corteo si è trasformato in una trappola di fumo, bottiglie e sirene.
Da una parte le frange più estreme dei manifestanti, dall’altra i reparti antisommossa di polizia, carabinieri, finanza e polizia penitenziaria.
Cassonetti rovesciati, bottiglie e fumogeni lanciati contro gli agenti, un’auto civetta della polizia data alle fiamme in via dello Statuto: il centro di Roma è diventato un campo di battaglia improvvisato.
Il bilancio parla di 41 agenti feriti, 262 persone fermate e identificate e due arresti.
Prima ancora dell’inizio del corteo, le forze dell’ordine avevano sequestrato bastoni, mazze e caschi, segno che la tensione era nell’aria sin dal pomeriggio.
In tribunale, il 39enne bolognese ha cercato di spiegare la sua versione dei fatti:
“Mi sono spaventato, ho visto i poliziotti avanzare e ho preso una manganellata in testa. Ho afferrato una sedia e l’ho lanciata, ma so che è stato un errore”.
Secondo la sua difesa, non avrebbe partecipato a nessun gruppo organizzato, ma sarebbe rimasto coinvolto nei tafferugli nel tentativo di allontanarsi.
Una giustificazione che non ha convinto il pubblico ministero, Giorgio Orano, che aveva chiesto l’obbligo di dimora a Bologna. Ma il giudice ha deciso diversamente, disponendo la libertà senza restrizioni.
Dietro i disordini ci sarebbe un coordinamento tra diversi collettivi antagonisti e centri sociali: dall’Askatasuna di Torino ai No Tav della Val di Susa, fino a gruppi provenienti da Bologna, Firenze, Milano, Napoli e Roma.
Tra i fermati figurano anche alcuni ultras giallorossi, ritenuti tuttavia non legati ai gruppi organizzati.
La Digos e la Scientifica stanno ora lavorando per identificare i responsabili delle devastazioni e del rogo dell’auto della polizia.
Gli investigatori stanno analizzando ore di filmati e centinaia di immagini riprese durante e dopo la manifestazione.
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