

Il presidente del IV Municipio, Massimiliano Umberti: "Il Municipio era pronto a cantierizzare i lavori e c’è un verbale a testimoniarlo"
La scuola di via Palenco, a Rebibbia, non verrà ristrutturata. I fondi europei del Pnrr, 4,3 milioni di euro stanziati nell’ottobre 2023, sono ormai sfumati.
Colpa dell’occupazione che da settembre blocca l’edificio? O di ritardi e pasticci amministrativi? Sul punto è scoppiata una vera e propria guerra di dichiarazioni.
A dirlo senza mezzi termini è stato il presidente del IV Municipio, Massimiliano Umberti, che ha puntato il dito sull’occupazione dello stabile: «Il Municipio era pronto a cantierizzare i lavori e c’è un verbale a testimoniarlo. Non è stato possibile iniziare perché la scuola non era libera».
Secondo il minisindaco, dunque, non sarebbero state le lungaggini burocratiche a far saltare i finanziamenti, ma l’ingresso delle circa 200 persone sgomberate a maggio 2024 dall’ex scuola Sibilla Aleramo, che hanno trovato rifugio proprio in via Palenco.
Una ricostruzione che smentisce frontalmente quanto affermato solo poche settimane fa da Giovanni Caudo, presidente della commissione Pnrr, e dagli stessi assessori municipali.

In una seduta di gennaio, infatti, i tecnici avevano parlato di altri ostacoli: fondi insufficienti, modifiche progettuali, carenza di personale. L’occupazione, in quell’occasione, era stata definita marginale.
Lo stesso Caudo, a metà agosto, aveva ribadito la sua versione: «La scuola Palenco è uscita dai fondi Pnrr da mesi, perché le condizioni strutturali richiedevano interventi più pesanti e non compatibili con le scadenze del 2026».
La contraddizione è evidente: occupazione o carenze tecniche? Una certezza, però, resta: i bambini e le bambine del quartiere non avranno una nuova scuola.
Umberti, intanto, non risparmia l’affondo politico: «Se Fratelli d’Italia vuole cercare i responsabili, guardi al governo Meloni, che ha favorito l’occupazione senza offrire alternative abitative, facendoci perdere fondi e un’occasione di riqualificazione. E chieda al Prefetto perché intere famiglie continuano a vivere in uno stabile a rischio crollo».
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