Snodo Mandrione chiude: fine di un’epoca tra luci, suoni e proteste

Dopo cinque anni di eventi, musica, cinema e socialità, il celebre spazio culturale romano abbassa la saracinesca

Non ci saranno più le luci soffuse sul cortile, le risate intorno al calcio balilla, i podcast dal vivo o il cinema all’aperto nelle sere d’estate. Dopo cinque stagioni vissute intensamente, Snodo Mandrione chiude i battenti.

E lo fa con un messaggio amaro ma diretto, carico di delusione e orgoglio, rivolto a una città che, in parte, sembra non aver saputo accogliere uno dei suoi spazi più vivi e originali.

È stato splendido. Ma ha vinto il vicinato. Ha vinto il silenzio. Ha vinto la repressione del divertimento”, si legge nel post di addio pubblicato sui social. Parole dure, che raccontano lo strappo non solo con il quartiere – una enclave tra il VII e il V Municipio – ma con un pezzo di Roma che, da tempo, fatica a conciliare la socialità con la quiete pubblica.

La fine di un sogno rigenerato

Snodo Mandrione nasceva nel 2020, nel pieno di un’estate segnata dal bisogno di riprendersi gli spazi dopo il lockdown. Negli spazi post-industriali di una ex falegnameria, al civico 63 di via del Mandrione, prendeva forma un progetto culturale e aggregativo che univa musica, arte, spettacoli comici, mercatini e incontri. Il tutto promosso dall’associazione culturale Roma Città Aperta.

Nel tempo, Snodo è diventato un riferimento per migliaia di giovani romani. Qui si sono alternati concerti, mostre, tornei di ping-pong, format seguitissimi come Tintoria Podcast, ma anche momenti di semplice svago. Uno spazio indipendente, lontano dai circuiti commerciali, capace di rigenerare un’area altrimenti abbandonata.

Ma la convivenza con il quartiere non è mai stata semplice. Le lamentele per la musica alta, il rumore notturno e la pressione del traffico si sono trasformate, con gli anni, in proteste organizzate. Alla fine, chi gestiva lo spazio ha deciso di non continuare.

“Godetevi il silenzio”

Il post di addio non nasconde la frustrazione:

“Godetevi il silenzio, godetevi i parcheggi, godetevi quella che voi chiamate pace. Noi oggi chiudiamo ma non rinunceremo mai a vivere”.

È l’ultima frecciata a chi, secondo gli organizzatori, ha voluto la chiusura di un’esperienza collettiva che andava ben oltre l’intrattenimento. Una comunità fatta di lavoratori, artisti, tecnici, volontari e pubblico affezionato.

Ma non mancano i ringraziamenti:

“A tutti quelli che hanno contribuito a far vivere Snodo, dalle organizzazioni ai follower, fino ai tanti lavoratori passati in questi anni”.

Un vuoto che resta

Oggi lo spazio torna inutilizzato. Quel cancello su via del Mandrione, dietro cui si celava uno dei luoghi più vitali della scena culturale romana, resta chiuso. La città guadagna in decibel di silenzio, ma perde un pezzo della sua anima creativa.

E mentre il quartiere torna più tranquillo, a molti resta la sensazione di aver perso qualcosa che era vivo, aperto, pulsante. Forse imperfetto, certo discutibile, ma profondamente umano. E in una città come Roma, dove ogni spazio riconquistato è frutto di lotte quotidiane, quella saracinesca abbassata è un segnale che non può passare inosservato.


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