“Sopravvissuti”, Ritratti, Memorie, Voci

Mostra fotografica documentaria di Simone Gosso alla Casa della Memoria
Carla Guidi - 13 Gennaio 2017

Segnaliamo la mostra documentaria del fotografo torinese Simone Gosso inaugurata a Roma martedì 10 gennaio alla Casa della Memoria e della Storia con interventi di Aldo Pavia Vice Presidente Nazionale Aned; Elisa Guida Università della Tuscia, Maurizio Ascoli Presidente Aned Roma e la partecipazione di Piero Terracina ex deportato.

Piero Terracina

La mostra dal titolo Sopravvissuti è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Dipartimento Attività Culturali, e dall’Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti (ANED), con il patrocinio dell’Unione Comunità Ebraiche Italiane (UCEI). L’esposizione che sarà visibile fino al giorno 27 gennaio 2017 nella sede storica di via di S. Francesco di Sales, presenta una selezione di 40 immagini che ritraggono luoghi e volti dei superstiti ai lager nazisti, incontrati da Simone Gosso fra il 1998 e il 2003, foto affiancate dai loro racconti-intervista.

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A sedici anni di distanza, molti dei sopravvissuti, che allora guardavano così intensamente nell’obiettivo della macchina fotografica, non ci sono più. Questo è un dato di fatto che impone a tutti una riflessione sul futuro della memoria “dopo l’ultimo testimone”, una riflessione di cui l’ANED vuole farsi carico, interrogandosi sugli strumenti e sui linguaggi per continuare a comunicare l’attualità di una vicenda storica che fa profondamente parte delle nostre radici, italiane ed europee. Come scrive Anna Bravo nella sua postfazione al lavoro di Gosso, uscito per i tipi di Fratelli Alinari nel 2004: “[…] di questa storia sarebbe impossibile privarsi. Il Lager può essere paragonato a un terremoto così catastrofico da distruggere, insieme alle strutture, gli stessi strumenti di misurazione. Sono allora gli indizi, evidenti o nascosti, sbiaditi o vividi, dispersi, a volte apparentemente indecifrabili, a offrire i primi squarci di conoscenza e a indicare la strada”.

Un primo allestimento di Sopravvissuti venne realizzato nel 2004 dall’editore Alinari, in coincidenza dell’uscita del libro del fotografo, venne poi riproposta a 11 anni di distanza in occasione delle celebrazioni dei 70 anni dalla Liberazione, in un evento sul carcere come anticamera della deportazione curato da Ocra Lab per le Ex Carceri Nuove di Torino oggi Museo. La mostra promossa da ANED è stata presentata anche in un altro luogo importante per la memoria della deportazione italiana politica e ‘razziale’. In occasione del XVI congresso nazionale dell’ANED, svoltosi dall’11 al 13 novembre di quest’anno a Bolzano, congresso che tra l’altro ha confermato per acclamazione, Vera Michelin Salomon presidente onoraria, la cui foto davanti al carcere di via Tasso dove è stata rinchiusa, è presente in questa mostra. Benché ne rimanga solo un muro Bolzano era la sede di uno dei quattro campi di concentramento esistenti in territorio italiano, oltre a quello di Fossoli nei pressi di Carpi, di Borgo San Dalmazzo in provincia di Cuneo e della Risiera di San Sabba di Trieste.

Simone Gosso è nato nel 1969 a Torino. Inizia a fotografare nel 1986 e da anni conduce un approfondito lavoro sui ritratti fotografici. Come spiega lui stesso – Mi sono avvicinato al complesso universo della deportazione per caso, attraverso il diario di un sopravvissuto. Poi sono venute altre letture, altre testimonianze, altre storie. Memorie intime e corali. Ma anche eterne ed effimere se destinate a rimanere solo nella mente di chi legge pagine scritte. Fotografare ha significato provare a dare alle loro parole occhi, labbra, volti. Perché dietro a questi visi stanno tragedie individuali ma anche grandi percorsi. Dietro a questi volti si possono infatti scorgere più tracce: la storia collettiva della deportazione italiana, la vicenda personale di chi è stato deportato e la conoscenza diretta delle persone ritratte”.

Segnaliamo anche approfondimenti di notevole importanza storica su alcuni di questi ritratti, citati da Aldo Pavia Vice Presidente Nazionale Aned in occasione della presentazione della mostra.

ITALO TIBALDI – Nativo di Pinerolo, studente, partigiano. A 16 anni, nel gennaio 1944, deportato a Mauthausen, poi trasferito a Ebensee. Liberato, fu uno dei fondatori del nucleo primigenio dell’ANED a Torino, l’Associazione in cui ha rivestito per decenni importanti cariche. Ha dedicato tutta la sua vita all’impegno di ricostruire la vicenda della deportazione politica in Italia raccogliendo notizie, documentazioni, testimonianze, il tutto manualmente su cartoncini e senza l’aiuto di alcun computer, con ben pochi mezzi e tra mille difficoltà. Una personale rete di rapporti internazionali gli ha permesso di identificare oltre 35.000 nomi di Italiani deportati nei Lager del Reich, nonché i loro percorsi e i trasporti con cui vi arrivarono, resi noti per la prima volta nel volume “Compagni di Viaggio” pubblicato nel 1994. Il suo archivio, presente tra quelli della Fondazione Memoria della Deportazione, di cui è stato tra i fondatori, ha costituito e costituisce ancora la insostituibile base di partenza per le ricerche di molti storici. Tibaldi é stato a lungo il rappresentante dei deportati italiani nel Comitato Internazionale di Mauthausen, di cui fu anche Vice Presidente.

ANNA CHERCHI – Torinese, partigiana, arrestata durante un combattimento nelle Langhe. Deportata a Ravensbrueck poi infine liberata in un suo sottocampo, a Schonefeld. Si devono a lei e a Lidia Beccaria Rolfi, sua compagna nella Resistenza e nella deportazione da Torino, le prime testimonianze che ci hanno permesso di conoscere la tragica realtà delle circa 1000 donne italiane deportate nell’unico lager nazista esclusivamente riservato alle donne ed ai loro bambini. Al suo arrivo nel lager trovò le prime italiane lì deportate da Roma, Maria Anna Murri e sua madre che fu la prima italiana a trovarvi la morte. Lidia Beccaria Rolfi é l’autrice del fondamentale libro “Le donne di Ravensbrueck“.

FERRUCCIO MARUFFI – Nato a Grugliasco (TO), partigiano ventenne. Deportato a Mauthausen nel marzo 1944 fu inviato come lavoratore schiavo nei sottocampi di Gusen, Schwechat-Florisdorf, poi di nuovo a Gusen, dove venne anche sottoposto a esperimenti sulla tubercolosi. Liberato nel Revier di Mauthausen, tornato a Torino, cercò in tutti i modi di sapere come suo padre, anch’egli partigiano, fosse morto, cercando di rintracciare i suoi aguzzini. Quando, nelle prigioni torinesi, ebbe modo di poter incontrare uno di questi fascisti e questo si inginocchiò piangendo chiedendogli perdono, gettò l’arma che aveva portato con sé per farsi giustizia, rivendicando la sua diversità dall’assassino. Animatore del primo nucleo dell’ANED e figura di particolare importanza durante tutta la sua presenza nell’associazione.

SABATINO FINZI – Catturato a Roma il 16 ottobre 1943, fu uno dei 16 superstiti che fecero ritorno a Roma. Deportato a Auschwitz-Birkenau fu poi inviato al lavoro da schiavo nelle miniere di Jawischowitz con il suo fraterno amico Leone Sabatello, anche lui vittima del rastrellamento del 16 ottobre. Al momento dell’evacuazione di Auschwitz e dei suoi sottocampi, fu inviato a Buchenwald, ove venne poi liberato. Sabatino fu persona molto nota nell’ambito della Comunità Ebraica romana, non solo, fu persona di profonda umanità, schietto, diretto, ricco di graffiante ironia. Al termine di una intervista/testimonianza rilasciata all’ANED, invitò il figlio a prendere alcune cose che si trovavano nel magazzino della sua impresa. Quando il figliò aveva in mano due fucili, mentre lui con un fermo sorriso disse: “Mo’ se tornano so’ sua!” Sabatino tornò a Birkenau, con altri superstiti solo in occasione delle riprese del docufilm di Ruggero Gabbai “Memoria. I sopravvissuti raccontano”.

CASA DELLA MEMORIA E DELLA STORIA – Via San Francesco di Sales, 5 – Roma Durata della mostra fino al 27 gennaio 2017. Orario dal lun al ven ore 9.30/20.00 – Tel. 060608 – 06.6876543 – www.comune.roma.it/cultura

INGRESSO LIBERO.

Foto di Valter Sambucini


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