

"Non siamo contro il restauro, ma vogliamo risposte concrete", ha dichiarato Giulio Castelli, portavoce del comitato, ai microfoni di Radio Roma Sound
Roma torna a dividersi sul destino dello Stadio Flaminio. Da una parte la Lazio e il suo progetto di riqualificazione, dall’altra i residenti del quartiere, preoccupati per le conseguenze sulla mobilità, la sicurezza e la qualità della vita. Il comitato “Stadio Flaminio” lancia l’allarme e chiede maggiore trasparenza.
“Non siamo contro il restauro, ma vogliamo risposte concrete”, ha dichiarato Giulio Castelli, portavoce del comitato, ai microfoni di Radio Roma Sound.
Chiunque conosca la zona di Piazza Manila sa che il traffico è già oggi un problema quotidiano. Immaginare migliaia di persone in arrivo e in partenza per le partite fa temere il peggio. “Chi potrà circolare nella ZTL? Dove si parcheggeranno le navette? Come verranno potenziati i mezzi pubblici?“, si chiedono i residenti.
E poi c’è la sicurezza. Il Flaminio non è isolato come l’Olimpico: è incastonato in un’area residenziale, con strade strette e locali che rischiano di essere travolti dall’ondata di tifosi. La memoria degli scontri tra ultrà è ancora viva, e molti temono un aumento della criminalità nei giorni delle partite.

Non solo calcio. Il restyling del Flaminio prevede anche l’affitto dello stadio per concerti e grandi eventi. “Abbiamo già visto in passato cosa succede con il volume della musica – denuncia il comitato – alcuni edifici hanno riportato danni e la vita dei residenti è stata stravolta. Non vogliamo che accada di nuovo“.
Ma ciò che fa infuriare il comitato è la mancanza di dialogo con le istituzioni. “Abbiamo scritto più volte all’assessore alla mobilità Patanè e all’assessore allo sport Onorato, ma non abbiamo ricevuto risposta. Ora manderemo delle PEC, perché vogliamo un confronto diretto“, annuncia Castelli.
Il futuro del Flaminio è ancora tutto da scrivere. Ma una cosa è certa: i cittadini non staranno a guardare.
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