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Stazione Divino Amore, il ritorno è realtà: RFI mette sul piatto 20 milioni di euro

Dopo sessant'anni di stop e promesse mancate, lo scalo di Falcognana vede la luce. Progetto presentato al Santuario

Non è più un miraggio sbiadito dai rinvii elettorali, ma un progetto con una dote finanziaria reale. La stazione ferroviaria Divino Amore si appresta a tornare sulle mappe del trasporto laziale dopo oltre mezzo secolo di oblio.

La conferma è arrivata durante la presentazione ufficiale al Santuario: sarà Rete Ferroviaria Italiana (RFI) a finanziare interamente l’opera con uno stanziamento di 20 milioni di euro, chiudendo un’era di incertezze legata a fondi PNRR e regionali mai concretizzati.

Una storia che parte dagli anni Trenta

La fermata del Divino Amore non è una “nuova” infrastruttura nel senso stretto del termine. Attiva già negli anni Trenta, fu smantellata negli anni Sessanta, lasciando i residenti di Falcognana e delle zone limitrofe orfani di un collegamento rapido con il centro.

Dal 2018 a oggi, il progetto è stato oggetto di un estenuante rimpallo tra Municipio IX, Regione e Ministero, tra annunci di Zingaretti e speranze legate al Giubileo 2025. Ora, con l’impegno diretto di RFI, la procedura entra finalmente nei binari operativi.

La nuova configurazione: un hub intermodale

Lo scalo sorgerà tra le stazioni di Torricola e Santa Palomba, lungo le linee regionali FL7 (Roma-Formia-Napoli) e FL8 (Roma-Nettuno). Rispetto ai piani urbanistici originari, la stazione verrà spostata di circa un chilometro verso sud per ottimizzare la viabilità.

Il progetto punta tutto sull’intermodalità:

Infrastruttura ferroviaria: Due banchine collegate da un sottopasso pedonale moderno.

Scambio gomma-ferro: Un ampio parcheggio di interscambio sul lato opposto della via Ardeatina.

Servizi smart: Aree dedicate al Kiss&Ride (sosta breve), stalli per taxi e parcheggi per persone con disabilità.

Mobilità dolce: Rastrelliere e spazi protetti per biciclette e ciclomotori.

Tempi e orizzonti: l’obiettivo 2033

Nonostante il progetto di fattibilità sia già pronto e la Conferenza dei Servizi sia stata avviata a fine 2025, la prudenza resta d’obbligo. Gli assessori alla Mobilità Fabrizio Ghera (Regione) ed Eugenio Patanè (Comune) hanno evitato di fissare scadenze a breve termine.

L’orizzonte realistico per il taglio del nastro è fissato al 2033, in tempo per il Giubileo straordinario della Redenzione. Un tempo lungo, giustificato dalla complessità delle procedure ambientali in corso presso il Ministero.

La fine dell’assedio sull’Ardeatina

Per il quadrante sud-est della Capitale, l’opera rappresenta l’unica vera via d’uscita dalla morsa del traffico. La via Ardeatina, da anni al collasso, potrebbe finalmente respirare grazie a un’alternativa su ferro capace di portare i pendolari a Termini in meno di venti minuti.

Un’infrastruttura strategica che, dopo decenni di “occasione persa”, sembra aver trovato la strada giusta per trasformarsi da rendering in cemento e binari.


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