Stazione Salone: spiragli di salvezza tra proteste e degrado

Dopo giorni di malumori da parte dei residenti di Settecamini e Case Rosse, arriva un primo segnale di apertura dalla Regione Lazio

La stazione ferroviaria di Salone, nella periferia est della Capitale, è a un passo dalla dismissione. Ma forse, non tutto è perduto. Dopo giorni di malumori e proteste da parte dei residenti di Settecamini e Case Rosse, arriva un primo segnale di apertura dalla Regione Lazio: “Stiamo lavorando per riattivarla da settembre”, ha annunciato l’assessore ai Trasporti Fabrizio Ghera, lasciando intendere che la chiusura potrebbe non essere definitiva.

Una decisione che ha fatto rumore, quella presa da Trenitalia di sospendere le fermate dei treni regionali sulla linea FL2 nello scalo di Salone. A spingere per lo stop sono stati i continui atti vandalici e l’esiguo numero di passeggeri: appena una sessantina al giorno, secondo i dati forniti alla Regione.

Numeri troppo bassi per giustificare il servizio, anche se c’è chi, nel quartiere, si chiede se il disinteresse derivi proprio dallo stato di abbandono e insicurezza che da anni circonda la stazione.

“Non ci sentiamo sicuri”, raccontano in molti. L’area è isolata, lontana dalle abitazioni e scarsamente collegata con il trasporto pubblico locale.

Il parcheggio? Inutile lasciarci l’auto: vetri rotti, furti, e una costante sensazione di pericolo che scoraggia anche i più coraggiosi. Tutto questo in una zona adiacente al campo rom di via Salone, che ospita ancora circa 180 persone e che viene indicato come uno dei fattori critici della zona.

Ma la Regione non vuole arrendersi al declino. Nella serata di martedì 22 luglio, l’assessore Ghera ha contattato comitati di quartiere e Trenitalia per mettere in piedi un piano di salvataggio: riaprire la stazione parzialmente da settembre e, nel frattempo, coinvolgere il Comune di Roma per un progetto di messa in sicurezza dell’area.

All’orizzonte c’è anche l’ipotesi di potenziare il trasporto pubblico verso lo scalo, coinvolgendo Atac e ripensando i collegamenti con i quartieri limitrofi. Un primo passo potrebbe essere il ritorno di un paio di fermate al giorno per testare la risposta degli utenti.

Una sfida complessa, che impone una riflessione: il basso utilizzo della stazione è causa o conseguenza dell’abbandono istituzionale? Le prossime settimane saranno cruciali. Se le presenze non aumenteranno, la stazione di Salone rischia davvero di chiudere per sempre.

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