

A Risorse per Roma la manutenzione da 600 milioni
A Roma, certe rivoluzioni non si annunciano con fanfare: iniziano tra commissioni, delibere e sigle burocratiche che sembrano fredde, ma che in realtà nascondono cambiamenti destinati a toccare la vita quotidiana di tutti.
È il caso di Risorse per Roma, la partecipata che in questi mesi sta preparando un salto di scala storico: diventare la regista dell’intera manutenzione stradale della Capitale.
Un passaggio che, tradotto in cifre, vuol dire gestire contratti per quasi 600 milioni di euro in tre anni. Una cifra gigantesca, il cuore di un appalto che ridisegnerà il modo in cui si interviene sulle arterie principali e sui vicoli di quartiere, dai Fori a Tor Bella Monaca.
Il 1° dicembre, mentre fuori Roma si preparava alle prime luci natalizie, nelle commissioni Lavori Pubblici e Bilancio è arrivato il parere favorevole che cambia il corso della partita. Le nuove competenze di Risorse per Roma passano al vaglio dei Municipi e poi, tra poche settimane, sbarcheranno in Aula Giulio Cesare.
Un percorso iniziato quasi due anni fa, quando una mozione a fine 2024 aveva acceso la miccia. Da lì, a giugno 2025, le linee guida della giunta hanno dato forma all’idea. Oggi quella visione prende una direzione chiara: un’unica regia, una sola cabina di comando per tutte le strade di Roma.
A spiegarlo è Antonio Stampete, presidente della commissione Lavori Pubblici. Le sue parole non sono slogan ma numeri: «Il nuovo modello ricalca quello del Giubileo. Lì i fondi impegnati arrivano subito al 100%. Nei Municipi spesso ci fermiamo al 50 o 60%. Non per mancanze, ma perché le procedure sono più lente e frammentate. Una partecipata, invece, può adeguarsi rapidamente ai carichi di lavoro. Anas, ad esempio, assumeva in poche settimane. Il Comune deve fare concorsi e ci vogliono mesi».
Il messaggio è chiaro: per rifare Roma, serve chi può correre più veloce della burocrazia.
Quando tutto sarà operativo — indicativamente nel primo semestre del 2026 — Risorse per Roma avrà in mano un meccanismo imponente: 15 lotti, uno per Municipio, ciascuno con una propria impresa o un raggruppamento. Ognuno dovrà programmare interventi annuali o triennali, pianificando cantieri e priorità.
Significa che la manutenzione non dovrà più saltare da un ufficio all’altro come una pallina da flipper: avrà un’unica direzione, un unico interlocutore, con tempi di intervento più chiari e monitoraggi più serrati.
Dietro questa rivoluzione c’è anche una trasformazione interna. Risorse per Roma dovrà trovare un nuovo quartier generale, ampliare la dirigenza, aggiornare lo statuto e soprattutto assumere personale.
E qui si apre un capitolo delicato: molti dipendenti comunali — soprattutto giovani o prossimi alla pensione — guardano con interesse alla partecipata. Gli stipendi, infatti, sono fino al 25% più alti.
Nessun rischio fuga, assicurano dal Campidoglio: chi resterà sarà ridistribuito in altri uffici, perché il lavoro nei Lavori Pubblici non manca mai.
Anche i tecnici applaudono al progetto. Ernesto Dello Vicario, direttore del dipartimento Lavori Pubblici, ricorda come negli ultimi quattro anni Roma abbia quadruplicato la capacità di spesa: «Solo sulla manutenzione stradale siamo arrivati a spendere quasi il 60% delle risorse impegnate, cosa che prima non accadeva».
Centralizzare permette di applicare a tutta la città gli stessi criteri adottati per la grande viabilità:
piattaforme digitali per monitorare le criticità,
modalità uniformi di intervento,
modelli contrattuali già testati con successo.
Albino Ruberti, ex vertice di Risorse per Roma e oggi direttore generale del Comune, puntualizza: «La programmazione resterà all’amministrazione. La società garantirà monitoraggio e interventi». In altre parole: la cabina di regia resta pubblica, ma la macchina operativa diventa più agile.
Chi vive Roma sa quanto una buca possa trasformarsi in una storia infinita. Sa cosa significa aspettare mesi per rifare un attraversamento pedonale, o vedere una strada rattoppata e poi riaperta dopo due settimane.
Per questo la promessa di una gestione unica, veloce e programmata ha il sapore di un cambiamento atteso da anni. Se il calendario sarà rispettato, il 2026 potrebbe segnare l’inizio di una nuova stagione per le strade della Capitale.
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