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Strano controllo della polizia alla commemorazione dei caduti in guerra di Ostia Lido

Il racconto di Barbara Storoni del Comitato Civico 2013

"La mattina di domenica 25 aprile 2010, verso le 11,10, al termine della commemorazione tenutasi presso il monumento dedicato a tutti i caduti in guerra di Ostia Lido in Corso Regina Maria Pia alla quale avevo assistito insieme ad altri cittadini del territorio, stavo parlando con due amici. Improvvisamente veniamo avvicinati da due uomini che ci chiedono i nostri documenti per procedere a una identificazione".

Comincia così il racconto di Barbara Storoni, responsabile della Cultura del Comitato Civico 2013 ma anche semplice cittadina che ci ha scritto per raccontarci "l’episodio di intimidazione da parte delle forze dell’ordine" che ha dovuto subire.

"Solo uno di loro si qualifica come poliziotto, esibendo il tesserino, senza fornirci tuttavia alcuna motivazione per questa richiesta che ci lascia molto stupiti e preoccupati, visto che non stavamo facendo altro che parlare in modo del tutto normale e tranquillo in un luogo pubblico, come tutti siamo abituati a fare in un paese libero."

"Chiediamo dunque il perché di questa richiesta dal sapore intimidatorio – prosegue la Storoni – e ci viene laconicamente risposto: ‘Abbiamo ricevuto l’ordine di identificarvi e dobbiamo eseguirlo’. Punto.
Con molta perplessità forniamo i nostri documenti. Nel frattempo i due poliziotti in borghese vengono raggiunti da un terzo uomo, in tuta da ginnastica e scarpe da tennis, che comincia a controllare anche lui i nostri documenti senza ritenere opportuno qualificarsi in alcun modo. Uno dei miei amici riconosce questa persona come un componente della Digos ma questa informazione non potrà mai essere confermata ufficialmente in quanto, ripeto, questa terza persona non si qualificherà mai come pubblico ufficiale, e anche questo mi risulta essere un fatto gravissimo."

"I poliziotti annotano su un blocco gli estremi dei nostri documenti ma non ce li restituiscono subito, continuando a consultarli stando questa volta in contatto radio con il comando, probabilmente per accertarsi della veridicità dei dati raccolti. Ma anche in questo caso posso fare solo ipotesi perché nessuno si è degnato di spiegarci cosa stava succedendo."

"Dopo circa una decina di minuti riusciamo a rientrare in possesso dei nostri documenti – continua Barbara Storoni – e i poliziotti si allontanano con il loro collega della Digos lasciandoci in mezzo alla strada tra lo sbigottito e l’indignato."

"Mi chiedo – conclude la Storoni – se è normale procedura delle forze dell’ordine pretendere l’identificazione di comuni e pacifici cittadini che non fanno niente di male una domenica mattina come tante, mentre chiacchierano del più e del meno in una pubblica piazza."
"Mi chiedo se è normale che tale identificazione venga poi effettuata da tre persone di cui una sola si è regolarmente qualificata come rappresentante della forza pubblica."
"Mi chiedo infine se è normale che questa specie di vergognosa rappresaglia venga imposta a indifesi cittadini senza fornire alcuna spiegazione in merito. Tutto questo in un paese civile e democratico non si chiama ‘identificazione’ ma ‘abuso di potere’. O forse tutto è accaduto per aver appena accennato, a fine cerimonia, le note di ‘Bella Ciao’?"

Barbara Storoni – Responsabile della Cultura del Comitato Civico 2013

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