Studenti in rivolta

Intervista alla Prof.ssa Francesca Vetrugno, Assessora alle politiche educative del Municipio VIII
Patrizia Artemisio - 14 Gennaio 2021

Nel film Breakfast Club – dal 2016 nella National Film Registry USA- la punizione di cinque ragazzi ribelli consiste nel trascorrere la giornata del sabato nella biblioteca della scuola. Il regista John Hughes, nel 1985, non poteva certo immaginare che un giorno un virus di provenienza cinese avrebbe stravolto il mondo degli adolescenti trasformando quella punizione in desiderio. A Roma in questi giorni abbiamo assistito alle manifestazioni di protesta degli studenti e degli insegnanti sotto la sede del Ministero dell’Istruzione per la riapertura in sicurezza delle scuole superiori. Per capire meglio cosa sta accadendo abbiamo intervistato la Prof.ssa Francesca Vetrugno, Assessora alle Politiche Educative e Culturali del VIII Municipio.

Gli studenti sono ancora in piazza, cosa chiedono all’Amministrazione capitolina?

Le richieste all’Amministrazione capitolina sono di tipo strutturale. Stanno chiedendo un ritorno in presenza ma che non sia un carico per loro, soprattutto per quello che sono i doppi turni, chiedono di poter rientrare in sicurezza e anche in una dimensione di normalità. Anche questo rientro il 18, so che molti di loro chiedevano un rientro compatibile con la fine del quadrimestre perché aver svolto un quadrimestre in DAD e rientrare proprio alla fine genera in loro notevole preoccupazione.

I ragazzi parlano anche di aule piccole, erano stati stanziati dei fondi per la scuola, in che modo sono stati spesi?

I fondi sono quelli che il Miur ha trasferito al Comune di Roma perché il Comune in quanto area di città metropolitana ha partecipato ad un bando del Miur. I lavori che sono stati fatti sono lavori indispensabili, lavori di adeguamento di alcune strutture ma del tutto insufficienti rispetto a quelle che poi erano le reali necessità. Ad esempio su alcune scuole secondarie di primo grado abbiamo abbattuto diversi tramezzi per ampliare la metratura di alcune aule. Quindi anche sulle strutture delle scuole superiori sono stati fatti quegli interventi necessari per consentire la presenza degli studenti in classe. Certamente i numeri dei ragazzi delle superiori sono elevati, perché parliamo anche di 30 ragazzi per classe e questo rende ancora più difficile la presenza nelle aule. Questi fondi che sono arrivati sono stati una occasione per investire sulle strutture scolastiche in un’ottica che vada oltre l’emergenza, per risistemare situazioni che erano critiche già da prima. Se non ci fossero state queste criticità sarebbe stato più agevole il rientro in classe.

“Eravamo trentaquattro quelli della terza E” cantava Venditti e sembra che dal ‘66 sia cambiato poco, ma oggi riaprire le scuole superiori è davvero pericoloso?

Posso dirle che l’esperienza di riapertura dai nidi alle scuole superiori di primo grado è stata sicuramente faticosissima in una fase iniziale ma ha avuto poi una buona tenuta. Io ho i dati del nostro Municipio, non abbiamo avuto cluster all’interno delle scuole. Ci sono stati casi di positività, tante quarantene ma spesso il contagio era relativo ad uno solo dei bambini in classe e non era avvenuto neanche all’interno della scuola. I ragazzi delle scuole superiori hanno diritto di rientrare a scuola e di provare, il motivo vero per cui non rientrano non è la scuola ma la gestione della città, il tema è quello dei trasporti, sono stati sacrificati mentre avrebbero dovuto avere una corsia preferenziale per accedere alla scuola. Noi come Municipio abbiamo fatto un monitoraggio, realizzato insieme alle nostre scuole superiori, sul trasporto, quindi sul percorso casa/scuola, e abbiamo già più di 3000 risposte. Il monitoraggio ci occorre per mappare quali sono gli spostamenti (cosa che il Comune di Roma non ha fatto e non l’ha fatto neanche l’Ufficio Scolastico Regionale), per sapere quali sono le criticità maggiori e per individuare quali sono le linee che devono essere integrate del servizio pubblico.

Questa è quindi una vostra iniziativa?

Adotta Abitare A

Si, l’Assessorato ai trasporti non ha chiesto all’ente di prossimità quali linee di autobus dovevano essere integrate. Non lo ha chiesto a noi e non lo ha chiesto alle scuole. Noi stiamo facendo una mappatura e poi abbiamo già preso i contatti con alcune cooperative, con Ncc e anche con i taxi per capire se possiamo attivare un servizio integrativo in alcune aree che sono particolarmente critiche. E’ un’azione che parte dal basso, che speriamo di poter condividere, anche i dati che abbiamo raccolto li abbiamo trasmessi all’Ufficio Scolastico, speriamo che questo nostro tentativo possa essere accolto come buona pratica.

Ai professori con la riapertura è richiesto un doppio turno, gli saranno pagati gli straordinari?

Per i docenti non sono previsti straordinari, i doppi turni devono rientrare nel loro monte ore ,  pertanto l’articolazione di un orario col doppio turno è complessa per la riorganizzazione scolastica. Con i monitoraggi che stiamo facendo abbiamo anche osservato che ci sono ragazzi che vengono da fuori Roma nelle scuole del nostro Municipio. Per loro uscire alle quattro significa ritornare a casa alle sei, poi c’è da studiare.. una penalizzazione non dovuta alla scuola ma a motivi di mobilità urbana. Andava predisposto un piano efficace per questo rientro e invece da novembre ad oggi non è cambiato nulla. I ragazzi volevano fare un flashmob in un centro commerciale perché dicono “al centro commerciale ci possiamo andare ma a scuola no”.

Si è parlato molto di devianza e della riapertura della scuola come soluzione, se il ruolo dell’insegnante delle scuole secondarie va ben oltre l’insegnamento, ci chiediamo se i professori abbiano i titoli per poter ricoprire anche tale ruolo.

Gli insegnanti hanno una formazione che non è soltanto disciplinare ma abbraccia altri settori. Credo che anche con la didattica a distanza i professori abbiano provato il più possibile a mantenere il contatto con gli alunni e con le famiglie. Penso comunque che il Miur dovrà investire nella formazione dei docenti.  Credo che questa situazione di crisi abbia evidenziato anche punti possibili di sviluppo e di cambiamento, bisognerebbe ragionare su come implementare ciò che di buono è venuto alla scuola e formare i docenti anche su questo. Tutta la rete di enti competenti per quanto riguarda la dispersione scolastica dovranno intervenire per andare a colmare il problema della dispersione scolastica che sulle fasce più fragili c’è stata ed è dovuta anche alle difficoltà di accesso ai devices, quindi all’accesso ad internet.

Non sarebbe possibile garantire solo per le fasce più deboli l’apertura della scuola?

Bisogna fare attenzione al riservare la scuola solo ad alcune categorie, che non diventi poi un ghetto, perché l’inclusione è sempre al primo posto. Lasciare aperte le scuole solo per le attività di supporto noi lo abbiamo fatto con le scuole popolari e con le realtà associative. Quindi molti sono gli spazi aperti in cui i ragazzi hanno continuato ad andare in presenza, con il distanziamento, per avere un aiuto, però sono stati utilizzati altri spazi, non gli spazi delle scuole.

Ora però bisogna fare il possibile perché ci sia l’accesso degli studenti alla loro scuola. Mi sembra interessante la proposta avanzata dagli studenti di una didattica integrata. Cosa che sta accadendo in alcune scuole secondarie di primo grado dove, al contrario, ci sono ragazzi che per varie difficoltà non possono frequentare la scuola ed hanno accesso, contestualmente ai compagni che seguono in presenza, alla didattica a distanza. Un sistema misto che tutela quei ragazzi che devono venire da molto lontano o che hanno particolari fragilità mentre consente ai ragazzi che facilmente possono raggiungere la scuola di frequentarla. Questa potrebbe essere una possibilità.

 

Non me ne vogliano i Simple Minds, ma sembra impossibile chiudere senza immaginare sull’ultima scena di Breakfast Club una colonna sonora diversa. Il fatto è che qui, dove nasceva Giulio Cesare, col distanziamento e con le mascherine, c’è una folla che ancora oggi canta: “sta crescendo questa vita mia, sta crescendo questa rabbia che mi porta via….ooooh, come me”.


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