

Il 6 novembre la prima al Teatro Quirino
Un successo di pubblico ed un trionfo della letteratura di casa nostra, ieri sera al Quirino, per la prima di uno dei grandi capolavori di Pirandello Il Fu Mattia Pascal. Il regista Gugliemo Ferro e gli attori, Daniele Pecci, Rosario Coppolino, Maria Rosaria Carli, Giovanni Maria Briganti, Adriano Giraldi, Diana Höbel, Marzia Postogna e Vincenzo Volo hanno dato vita ad una rappresentazione molto gradita agli appassionati di teatro. Notevoli e di sicuro impatto sono state le scene di Salvo Manciagli, i costumi di Françoise Raybaud e le musiche di Massimiliano Pace.
Mattia Pascal è un uomo semplice il quale, dopo aver litigato con la moglie, si allontana da casa e va a divertirsi al casinò dove vince una grossa somma di denaro. Poi, casualmente, legge su un giornale la notizia della sua morte! Ma si tratta dell’errata identificazione del cadavere di un suicida. Insomma, non è lui! A questo punto in Mattia si apre uno scenario prima impensabile: a chi nella vita non è mai balenato nella mente, almeno una volta, di far finta di perdere la memoria e cominciare così una nuova esistenza, con un’altra identità? A Mattia Pascal sì. E lo fa trasferendosi a Roma sotto mentite spoglie, con il nome di Adriano Meis.
La nuova identità, però, crea al nostro protagonista, diversi problemi, tutti originati dal fatto che in nessuna situazione quotidiana può palesare di essere Adriano Meis non avendo uno stato anagrafico né potendo esibire alcun documento di riconoscimento.
Amareggiato dalle situazioni che lo vedono impossibilitato a manifestare alcunché della sua identità, men che meno dei suoi sentimenti, né di esporre denuncia quando gli rubano i soldi, simula il suicidio. Così, morto Adriano Meis può andare via da Roma, tornare nella sua città ed essere la persona che era, cioè Mattia Pascal. Neanche questo, purtroppo, sarà possibile: sua moglie si è risposata ed ha una figlia, e di lui nessuno, o quasi, si ricorda più. Queste circostante lo condannano ad una esclusione sociale totale, tra l’altro ovvia: a volte così può essere la vita e, dunque, ora è il fu Mattia Pascal e non gli rimane che rifugiarsi nel lavoro, in biblioteca dove potrà scrivere la sua storia e, di tanto in tanto, portare dei fiori alla sua tomba.
In una spirale di situazioni connesse a come si sono generate ed a quelle di tutti i giorni, il nostro personaggio vive tra conflitti esistenziali e solitudine, senza via d’uscita.
Dovrà accettare di aver scelto una variante alla sua esistenza senza alternative, e adeguarsi in silenzio.
La letteratura teatrale ci consegna dal romanzo di Pirandello, pubblicato nel 1904, contenuti che non lasciano molto margine all’esegesi dell’impossibile. L’autore ha stralciato, evidentemente e secondo alcuni critici, riferimenti tra la vita privata, la società e il periodo in cui ha vissuto.
A decidere il successo di questo spettacolo, in programma al Quirino sino al 18 novembre, un cast di bravi artisti: il regista Guglielmo Ferro, siciliano di Catania che, a 54 anni, vanta un corposo curriculum; ha diretto una settantina di spettacoli con attori del calibro di Ugo Tognazzi, Turi Ferro, Remo Gironi, Massimo Dapporto, Mario Scaccia e Arturo Brachetti. Tra gli attori ricordiamo: Daniele Pecci (che interpreta Mattia Pascal), romano, classe 1970 con una vita privata piuttosto riservata ed una carriera artistica che già lo promuove verso grandi traguardi sia teatrali che cinematografici. Rosario Coppolino (Don Eligio/Anselmo Paleari), milanese, classe 1965, laureato in Giurisprudenza, è l’attuale amministratore delegato della Quirino srl grazie alla sua lunga carriera come produttore, direttore artistico e organizzativo in tanti eventi culturali; come attore, tra teatro televisione e cinema lo abbiamo applaudito in oltre sessanta spettacoli. Maria Rosaria Carli (Pepita/La donna del casinò), anno 1989, ama la Calabria, ad oggi ha collezionato una serie infinita di partecipazioni a spettacoli televisivi e teatrali recitando a fianco di grandi attori e diretta da celebri artisti.
Ma l’applauso del pubblico, a fine spettacolo, ha consacrato l’intero gruppo di questa bellissima opera pirandelliana de Il fu Mattia Pascal.
Bruno Cimino e Bruna Fiorentino
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