

Sulla grande struttura da 1.500 posti dell’Istituto Salesiano di via Tiburtina tutto sembra congiurare perché non ne rimanga neppure la memoria
Sul grande teatro dell’Istituto Salesiano “Teresa Gerini” di via Tiburtina è calato un pesante silenzio e tutto sembra congiurare perché non ne rimanga memoria.
Salvatosi dalla distruzione della vasta area appartenente all’istituto religioso, avvenuta nel 2008, è stato da allora abbandonato e va visibilmente degradando giorno dopo giorno rischiando di diventare un rudere non più conveniente quindi da ripristinare. Parliamo nientemeno di una sala da spettacolo da 1.500 posti a sedere su due livelli, un teatro, il secondo nella capitale per un palcoscenico di 10 m per 10 m, a piani elevabili, impianto sonoro, cinemascope, impianto ad aria condizionata, dotato di camerini, laboratori di falegnameria, sartoria ecc.
Ricordiamo che la grande amputazione dell’Oratorio dell’Istituto Gerini e la grave perdita da parte del territorio avvenne a seguito della vendita a un gruppo privato che intendeva costruire al suo posto un altro centro commerciale.
Ad essere abbattuti sotto gli occhi attoniti dei cittadini e il disinteresse dei politici e gli amministratori locali, furono “un grande corpo di fabbrica comprendente tra l’altro una navata ecclesiale che non ha ancora uguali in tutto i municipio”, palestre ginniche e fu pure spianato un complesso sportivo con due campi regolamentari di calcio e rispettive alte tribune gradinate.
Si salvò solo il teatro per tutta una serie di azioni di protesta, ultima l’occupazione da parte di giovani dei centri sociali che riuscirono a coinvolgere nella loro agitazione alcune personalità della politica, dello spettacolo e numerosi cittadini del circondario.
E’ questo un capitolo vergognoso della storia del V municipio e della Città intera. Una parte storica della città subì una gravissima amputazione riducendo in macerie il frutto dell’azione del Santo dei giovani, San Giovanni Bosco, proprio mentre da una parte la cittadinanza invocava posti di aggregazione e socializzazione, luoghi dove poter fare cultura, arte e quant’altro mentre dall’altra i politici e gli amministratori promettevano ad ogni occasione a loro propizia sia i luoghi di aggregazione che un museo per il disperso notevole patrimonio archeologico rinvenuto nei tempi sul territorio, un teatro stabile e campi sportivi.
A decidere del futuro del solo teatro furono le commissioni consiliari Patrimonio e Lavori Pubblici del Comune di Roma, nella riunione congiunta del 17 aprile 2009. Il 12 giugno 2009, su iniziativa del presidente della Commissione Urbanistica Marco Di Cosimo, venne eseguito un sopralluogo perché la società privata, fortemente sollecitata, si rese disponibile a cederlo al Comune in cambio di varie concessioni. Fu anche precisato a scanso di equivoci: “Soggetti e procedure che gestiranno il Teatro saranno decisi dagli organi del Comune una volta completata l’acquisizione" e: "I futuri spazi del rinnovato Teatro Gerini saranno destinati alla loro funzione originale: permettere a tutti i cittadini di poter scoprire e vivere nuovi momenti all’insegna dell’arte e dell’aggregazione culturale".
Intervennero pure il presidente della commissione Urbanistica del Comune, Marco Di Cosimo e il vicepresidente della commissione Patrimonio e membro della commissione Urbanistica Luca Gramazio. "Non possiamo che concordare con la ricostruzione fornita dall’assessore alla Cultura Umberto Croppi – dicono i due consiglieri del Pdl -. Le commissioni consiliari Urbanistica, Lavori Pubblici e Patrimonio hanno dato l’indirizzo di acquisire la struttura e di mantenere la destinazione di teatro, in quanto si è ritenuto utile approfittare dell’occasione di creare uno spazio pubblico per fare cultura in un quadrante periferico quale quello della Tiburtina. Vorremmo ricordare, inoltre che in materia di Patrimonio la competenza è del consiglio comunale, e che ogni commissione è composta da 12 membri: appare francamente difficile che l’Aula non approvi quanto proposto dalla maggioranza in commissione. Durante il sopralluogo della commissione Urbanistica, effettuato in quei luoghi con l’ottimo assessore Croppi, è stato ribadito quanto già più volte detto. Sui fatti successivi, è in corso un’attenta valutazione. Di una cosa siamo certi: grazie alla giunta Alemanno, il Gerini è e resterà uno spazio culturale per il teatro, a disposizione di tutti gli abitanti".
Gli anni però passano inesorabili, il tempo fa dimenticare e le intemperie compiono la loro azione distruttiva mentre il teatro Gerini è sempre in attesa di essere veramente salvato e reso disponibile per il territorio e la Città intera.
Una pagina storica:
Ormai completo dopo mesi e mesi di lavoro, il nuovo grande istituto salesiano intitolato alla marchesa Teresa Gerini – Torlonia sorto su via Tiburtina, al decimo chilometro nei pressi di Ponte Mammolo, sta per essere inaugurato. Il 10 novembre (1957 ndr), alla presenza di personalità, di abitanti della zona – il nuovo sobborgo industriale della capitale – e di migliaia di giovani ospitati attualmente negli altri istituti dell’Opera Salesiana, il grande complesso aprirà per la prima volta i battenti. Poi, tra breve, dallo stesso grande cancello che dà sulla via Tiburtina, cominceranno ad entrare i mille e duecento giovani che l’istituto si propone di formare e di istruire…” così scrive il quotidiano "Il Popolo" nella cronaca di Roma l’8 novembre del 1957 e prosegue: “ Avamposto sociale, l’oratorio potrà ospitare circa duemila ragazzi: esso dispone di uno stadio con due gruppi di tribune e con due campi da calcio di dimensioni regolamentari, di campi da tennis, pallacanestro e pallavolo, di piste per corse, per atletica e per pattinaggio, di una attrezzatissima palestra coperta, di un cine-teatro con 1.500 posti a sedere …
Per comprendere a grandi linee in quale contesto storico nacque il Gerini ricordiamo che due anni prima, nel 1955, Pier Paolo Pasolini pubblicava Ragazzi di vita e due anni dopo, nel 1959, Una vita violenta. Queste due opere rivelano per la prima volta e con crudezza eccezionale come effettivamente vivevano i giovani in quella specie di deserto urbano chiamato periferia. Ed è talmente crudo e, per l’epoca, indecente il modo con cui Pasolini dipinge la quotidianità dei protagonisti fatta di criminosi espedienti per ammazzare il tempo e per sopravvivere in una miseria fisica e morale, che viene citato in giudizio dalla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Oggi bisognerebbe citare per indecenza e per danno al pubblico patrimonio culturale, chi potrebbe intervenire a salvare il teatro e non lo fa.
Nelle foto: 1. Il teatro Gerini; 2. Statua di don Bosco, unico resto della grande chiesa dell’Istituto Gerini; 3. I resti della tribuna del campo di calcio
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