‘Tamara de Lempicka. La regina del moderno’

D’Elia: un genio femminile straordinario in cui la vita si è fatta arte

L’artista più nota e amata del periodo Déco, Tamara de Lempicka, nelle sale del Complesso del Vittoriano dall’11 marzo al 10 luglio 2011.
La mostra ‘Tamara de Lempicka. La regina del moderno’ curata dalla storica dell’arte Gioia Mori, presenta un numero alto di opere: 80 dipinti e circa 40 disegni di Tamara de Lempicka, accompagnate da 50 fotografie d’epoca – alcune delle quali inedite – sul ‘personaggio’ Tamara, ritratta quasi sempre come una diva del cinema anni ’30, inoltre sono presenti 2 film degli anni Trenta in cui la Lempicka si colloca davanti alla macchina da presa e 13 dipinti di artisti polacchi, che frequentò in Francia e a Varsavia, raccontano il rapporto con l’arte contemporanea della sua patria.
Tamara de Lempicka è un’artista del novecento dalla personalità complessa e controversa, ma soprattutto un’artista profondamente europea sia per le sue radici storiche, che per l’unione profonda che la unisce al patrimonio italiano, sa mescolare con estrema bravura la pittura classica del passato a nuovi linguaggi figurativi: cubo-futurismo russo e francese, ‘ritorno all’ordine’ italiano, ‘realismo magico’ tedesco, ‘realismo’ polacco. Il suo ‘gusto innato dei contrasti’ fu riportato in un articolo del 1935 da Magdeleine Dayot come punto di forza dell’arte della Lempicka: “Questo curioso mélange di estremo modernismo e purezza classica attira e sorprende, e provoca, forse, prima di conquistare completamente, una sorta di lotta cerebrale, dove queste tendenze così diverse lottano una contro l’altra, fino al momento in cui lo sguardo avrà afferrato la grande armonia che regna in queste opposizioni”.
Nell’esposizione presente al Vittoriano, Gioia Mori propone una nuova lettura delle opere della Lempicka, scaturita da ricerche inedite che costruiscono ex novo la storia di molti dipinti, documenti di un legame finora sconosciuto con Prampolini, confermato dalla storia di un dipinto in mostra, diverse opere mai esposte in Italia, tra le quali l’eccezionale prestito di cinque dipinti della collezione di Jack Nicholson, un eccezionale ritrovamento, un importante dipinto del 1923, Portrait de Madame P., finora considerato perduto, noto solo attraverso un’antica foto in bianco e nero.
Cecilia D’Elia, assessore alle Politiche Culturali della Provincia di Roma, durante la presentazione della mostra, considera la Lempicka “un genio femminile straordinario in cui la vita si è fatta arte” e trova che in questa mostra “è possibile cogliere una Tamara più intimista, meno glamour e trasgressiva. O meglio possiamo spiegarci l’eccesso, la trasgressione non solo come una superficiale volontà di stupire, ma come un bisogno di esorcizzare paure, fragilità, malinconie legate alla sua vicenda personale e ai tragici frangenti che la storia le ha riservato. A testimoniare che Tamara de Lempicka prima ancora che un’icona, è una donna e un’artista”.
Trasgressiva e spregiudicata, la Lempicka anticipò atteggiamenti e comportamenti attuali, in un’esaltazione ottimistica di uno stile di vita privo di inibizioni. La sua particolarità è nel come rappresenta il corpo femminile, un corpo al di là dello sguardo maschile. Nella vita la Lempicka fu quindi moderna nel linguaggio, moderna negli atteggiamenti, moderna nelle strategie: è la prima tra gli artisti a capire l’importanza della comunicazione, e con metodi prelevati dal mondo del cinema appronta studiate campagne stampa per affermare il proprio nome e la propria arte.
Ma la Lempicka non è solo vita mondana, il suo animo mostra un intenso lato spirituale, una religiosità e un’attenzione agli umili e si esprime in opere realizzate contemporaneamente a quelle considerate più intriganti, fin dai primi anni Venti. In mostra sono presenti ritratti di Santi, Madonne e suore, gente umile e vecchi, che rivelano il lato meno noto della Lempicka, che prima di essere uno degli artisti più pagati di Parigi fu una profuga di guerra, che durante gli anni del successo espose anche per raccogliere fondi per la Croce Rossa (come attestano alcuni documenti finora inediti), che durante il soggiorno hollywoodiano si impegnò nella raccolta di fondi per la Polonia invasa.
La vita per l’artista non fu quindi esente dalle paure e dalle malinconie che la cruenta Storia della prima metà del Novecento riservava a europei e americani. Una storia che visse sempre da protagonista.
La prima personale della Lempicka avvenne a Milano, il 28 novembre 1925, nella galleria Bottega di Poesia del conte Emanuele Castelbarco, con un repertorio che oscilla tra antico e moderno: dai modelli del Rinascimento fiorentino e veneto alla moda e al cinema contemporanei.
L’unica mostra che l’artista fece in vita a Roma, fu invece nel 1957, nella galleria della principessa Stefanella Barberini Colonna di Sciarra, che all’epoca si poneva, anche attraverso la sua sede principale di New York, come baluardo di una tradizione figurativa ormai superata dalla storia.

Orario della mostra: dal lunedì al giovedì 9.30 –19.30; venerdì e sabato 9.30 – 23.30; domenica 9.30 – 20.30. Il costo del biglietto è: € 12,00 intero; € 8,50 ridotto.
La biglietteria chiude un’ora prima.
Per informazioni: tel. 06/6780664

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