

Inaugurato l'intervento di riqualificazione e messa in sicurezza nel Municipio VI. L'assessore Patanè elogia il cantiere: "Un punto critico che gravava sulla collettività per 350mila euro all'anno di costi sociali"
Un incrocio a lungo considerato uno dei nodi stradali più rischiosi del quadrante est della Capitale cambia volto per tutelare pedoni e automobilisti.
Si sono conclusi il 3 settembre 2026 i lavori di messa in sicurezza dell’intersezione tra via Casilina e via di Fontana Candida, nel territorio del Municipio VI.
Un intervento atteso da residenti e pendolari per eliminare le condizioni di pericolo strutturale che caratterizzavano l’arteria: l’ampiezza sproporzionata della sede stradale invogliava alla doppia fila e al sorpasso azzardato, mentre l’impossibilità di svolta agevole a sinistra verso la Casilina causava continui ingorghi su via di Fontana Candida, peggiorati dal parcheggio selvaggio sui marciapiedi.
Il progetto di restyling viario ha concentrato le risorse sull’accessibilità universale e sul ridimensionamento degli spazi d’impatto:
Isola salvagente e carreggiata contenuta: L’inserimento di uno spartitraffico centrale protetto su via Casilina consente ai pedoni di attraversare una corsia per volta. Allo stesso tempo, il restringimento fisico della carreggiata costringe i veicoli in transito a moderare la velocità.
Abbattimento delle barriere e mappe LVE: Gli attraversamenti sono stati dotati di scivoli a pendenza ridotta, pavimentazione priva di ostacoli e percorsi tattili LVE (Loges-Vet-Evolution) per consentire l’orientamento autonomo alle persone con deficit visivi e mobilità ridotta.
Nuova segnaletica: È stato installato un pacchetto integrato di segnaletica verticale e orizzontale ad alta visibilità per rendere evidente l’intersezione anche in condizioni di scarsa illuminazione.
A tracciare il quadro dell’opera è stato l’assessore alla Mobilità di Roma Capitale, Eugenio Patanè, che ha evidenziato il valore economico e sociale della neutralizzazione dei punti neri della viabilità cittadina:
“Questo incrocio rientrava tra i black point più insidiosi della rete viaria urbana, con un impatto in termini di sinistri e feriti che generava un costo sociale stimato in 350mila euro all’anno per la collettività, pari a 3,5 milioni nell’arco di un decennio. Con un investimento contenuto e un cantiere razionale abbiamo azzerato un rischio sistemico, restituendo sicurezza ai cittadini”.
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