Tante belle cose. Gli “hoarder” in scena con Edorado Erba e Alessandro D’Alatri

Martedì 20 novembre, fino al 2 dicembre 2012, alla Sala Umberto di Roma
di Ilaria Pacelli - 20 Novembre 2012

Martedì 20 novembre, fino al 2 dicembre 2012, alla Sala Umberto di Roma va in scena “Tante belle cose” di Edoardo Erba, con Maria Amelia Monti, Gianfelice Imparato, Valerio Santoro e Carlina Torta. Lo spettacolo, impreziosito dalle musiche di Cesare Cremonini, è presentato dall’Associazione culturale La Pirandelliana-L’Incredibile s.r.l..

La regia di è di Alessandro D’Alatri, che torna alla regia teatrale affascinato dal lavoro di Erba.“Edoardo- ci racconta il regista- mette l’essere umano al centro, in una società dove per l’appunto, l’essere umano è sepolto dalle cose”.

Lo spettacolo ha per protagonista una “hoarder”, come vengono chiamati in America, ovvero persone che non riescono a separarsi dalle cose e accumulano tutto nelle loro case, finché gli oggetti non li sommergono. Orsina fa l’infermiera a domicilio, non è cosciente del suo disagio, ma mette a disagio i vicini, che mal sopportano la sua mania di accumulare e la ritengono responsabile della sporcizia e degli olezzi della palazzina. Per buttarla fuori i condomini, assumono un amministratore pieno di debiti e ricattabile, Aristide. Fra Orsina e Aristide c’è una spontanea simpatia e lui si illude di poterla aiutare a sgombrare tutto.

Lo spettacolo tiene il ritmo grazie alla bravura dei quattro attori che caratterizzano molto bene i personaggi immaginati da Erba. Maria Amelia Monti regala ad Orsina, la verve giusta e la sua tipica comicità inconsapevole, fatta di ingenuità e freschezza proprie delle sue doti attoriali. L’andamento sincopato e ansiogeno che la Monti accentua anche con la fisicità appuntita da “Oliva”, sottolineano il lato nevrotico e patologico di Orsina, senza appesantirla.

Il personaggio di Gianfelice Imparato mostra una particolare brillantezza, figlia della lucidità disperata del personaggio, una solitudine che si lascia sconvolgere da quella di Orsina, quest’anima pura che ha costruito nel suo appartamento un castello di oggetti, un regno di “tante belle cose” che la proteggono dalla violenza e dalla distrazione del mondo esterno. Imparato interpreta bene Aristide, che malvolentieri, si fa coinvolgere nel gioco disonesto dei due condomini del palazzo e si insinua nel mondo di Orsina. L’attore interpretando Aristide, seppur nei panni di un personaggio pacato, elabora un tempo scadenzato da battute comiche di fulmineo effetto, il suo personale ritmo recitativo, da notevole forza alla struttura dei dialoghi tra i due protagonisti. Anche Valerio Santoro e una brillantissima Carolina Torta sono un valido contro altare ai personaggi principali, in particolare la Torta interpreta con singolare energia il suo personaggio antagonista, una validissima spalla ben caratterizzata, dipinta con toni vivaci e determinati. A volte i dialoghi troppo scontati e le situazioni fin troppo note, indeboliscono il ritmo della commedia ma la bravura degli attori salva la godibilità dello spettacolo, mentre la regia di D’Alatri consegna un punto di vista estremamente funzionale alla trama, imponendo una dinamicità che rafforza tutto lo spettacolo.

Sala Umberto, via della Mercede, 50 Roma. Orari: dal martedì al sabato ore 21, 2° mercoledì ore 17, sabato ore 17 e 21, domenica ore 17 e 20-Prezzi: da € 32 a € 12.

 


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