Tavolini, dehors e polemiche: il nuovo regolamento entra in vigore tra proteste e 2.747 istanze presentate

Quasi 3.000 locali in regola, ma il 20% ha inviato la domanda nell'ultima ora. Il centrodestra spinge per una proroga dell'ultim'ora e lo stop alle sanzioni

La mezzanotte del 31 marzo ha segnato il “redde rationem” per migliaia di ristoratori romani. Nonostante il tentativo di affondo di Fratelli d’Italia e Forza Italia, che chiedono in Aula Giulio Cesare una proroga di 15 giorni e la sospensione delle multe, la Giunta Gualtieri tira dritto.

Il nuovo Regolamento sull’Occupazione di Suolo Pubblico (OSP) è operativo, e per chi non è in regola le concessioni sono decadute con il primo rintocco di oggi.

La corsa del Municipio I: i numeri del nuovo ordine

I dati raccontano una mobilitazione di massa: 2.747 istanze presentate sulla piattaforma digitale, con un picco frenetico proprio ieri, segno di un settore che ha sperato fino all’ultimo in un rinvio.

Il Municipio I (Centro Storico) si conferma il cuore pulsante delle richieste, seguito a ruota dalle zone della movida di Trastevere e Testaccio.

Cosa cambia da oggi?

Il nuovo paradigma capitolino punta a restituire decoro al sito UNESCO e alle aree di pregio (Fori, Circo Massimo, Terme di Caracalla):

Basta “super-dehors”: Il diritto all’occupazione non è più legato alla larghezza della vetrina, ma alla superficie complessiva del locale (cucine e magazzini inclusi). Un modo per evitare che piccoli “buchi” su strada occupino interi marciapiedi.

Zone di tutela: La città è stata mappata con livelli di rigore crescente. All’interno delle Mura Aureliane, le regole su materiali, colori e ingombri diventano ferree per rispettare il contesto medievale e rinascimentale.

Verifiche post-Pasqua: Chi ha presentato la domanda può restare fuori in attesa dell’istruttoria. Per gli “irriducibili” che hanno ignorato la scadenza, scatteranno i controlli a tappeto della Polizia Locale subito dopo le festività pasquali.

Lo scontro politico: “Esercenti in difficoltà”

L’opposizione non ci sta e parla di “situazione economica ancora fragile” e “difficoltà tecniche della piattaforma”. La mozione per il rinvio approderà in Aula nelle prossime ore, ma dal Campidoglio filtrano solo chiusure: “L’accordo con le categorie era chiaro: non ci sarebbero stati altri sconti”.

La partita dei tavolini si preannuncia come il dossier più bollente della primavera 2026. Se da un lato i residenti esultano per la promessa di marciapiedi finalmente transitabili, dall’altro il mondo del commercio teme una pioggia di sanzioni che potrebbe mettere a rischio la stagione turistica appena decollata.

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