

A muovere la domanda è anche un aspetto normativo: il regolamento comunale prevede che le tariffe vengano aggiornate ogni anno, sulla base dell’indice FOI (prezzi al consumo per operai e impiegati)
A Roma si respira già l’aria d’estate. I primi turisti si affacciano nei vicoli del centro, le giornate si allungano e la città si prepara al suo solito affollamento stagionale. Ma insieme al caldo, potrebbe arrivare anche un altro tipo di “fiammata”: quella delle tariffe taxi.
È partita una nuova offensiva da parte delle sigle sindacali dei tassisti, che hanno scritto nero su bianco una richiesta al Comune: rivedere le tariffe, al rialzo, in vista della stagione più intensa dell’anno.
La lettera, inviata lo scorso 31 marzo all’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè e al presidente della commissione consultiva Roberto Baldetti, rompe un silenzio durato settimane, dopo le polemiche sul bando per le nuove licenze e le proteste degli esclusi. Ora, il focus torna su chi quel lavoro ce l’ha già — e vuole vedersi riconosciuto il giusto compenso.
Le tariffe erano già state aggiornate nel luglio del 2024, portando con sé una serie di modifiche pensate per rendere le corse più sostenibili per i tassisti. È comparsa, ad esempio, la “corsa minima”: 9 euro nei feriali, 12 nei festivi.
Le tratte fisse dagli aeroporti sono aumentate: da 50 a 55 euro per Fiumicino, da 31 a 40 per Ciampino. Anche le tariffe a tassametro hanno subito un ritocco, con aumenti sulle quote fisse diurne e notturne.
Eppure, né i passeggeri né gli stessi tassisti si sono detti soddisfatti. I primi per i costi sempre più elevati, i secondi perché ritengono ancora insufficiente il margine rispetto all’aumento generale dei prezzi.

A muovere la richiesta è anche un aspetto normativo: il regolamento comunale prevede che le tariffe vengano aggiornate ogni anno, sulla base dell’indice FOI (prezzi al consumo per operai e impiegati). E in un contesto di inflazione galoppante, il ragionamento è semplice: se tutto costa di più, anche il servizio taxi deve adeguarsi.
Così, una larga coalizione sindacale – da Fit Cisl Lazio a Uritaxi, da Confcooperative a Federtaxi Cisal, fino a Sul Taxi, Atapl Claai e Consultazi, solo per citarne alcune – si è fatta avanti per chiedere un tavolo ufficiale con l’amministrazione capitolina.
L’obiettivo è chiaro: avviare un confronto “propedeutico all’adeguamento annuale” delle tariffe, da calcolare tenendo conto dell’inflazione a partire da febbraio 2024. Ma dietro questa richiesta si gioca anche una partita politica, che coinvolge l’immagine stessa del servizio taxi a Roma.
Con l’estate alle porte e l’arrivo di milioni di turisti, la Capitale si prepara a un nuovo braccio di ferro. Da un lato, la tutela di una categoria professionale che chiede riconoscimenti e dignità. Dall’altro, le preoccupazioni degli utenti, che temono ulteriori rincari in una città già poco economica.
Quel che è certo, è che l’auto bianca non è solo un mezzo di trasporto. È un simbolo della città, della sua ospitalità (e talvolta delle sue contraddizioni). E ora, ancora una volta, diventa il punto di incontro – o di scontro – tra esigenze diverse.
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