Tor Cervara. Roghi tossici: non solo diossina, ma anche monossido e il biossido di carbonio

A quando un intervento deciso e risolutore delle Autorità finora assenti
Federico Carabetta - 18 Agosto 2020

In via di Tor Cervara, il 10 agosto 2020 una discarica abusiva brucia per più di 24 ore, vicino a un casale abbandonato prossimo al parco della Cervelletta. Il grande ammasso, malgrado gli sforzi di uomini e mezzi, continua ad alimentare alte fiamme, complici i diversi materiali altamente infiammabili e le alte temperature dell’aria. Non è purtroppo l’unico rogo di questi ultimi giorni (vedi infatti quello al km 2,500 di Via Aurelia, a Tor di Quinto, del campo nomadi di via della Monachina, a Villa Gordiani), né il più vasto se lo raffrontiamo a quello del 2017 che, proprio in questo stesso luogo, arse per una settimana.

Questi gravissimi eventi ci offrono spunto per puntualizzare in che modo è in atto, da anni, un lento inesorabile avvelenamento di chi vive nei pressi dei luoghi dove si verificano. Parliamo di un argomento ostico oggi ai politici di tutti i livelli, che continuano a non sentirsene responsabili. In quanto ai media, dalla grande stampa al blogger locale, trattando di questi incendi, non ne rappresentano sufficientemente l’estrema minaccia, immediata e mediata, costituita da ben altro che la sola diossina come prodotto pericoloso della combustione.

La diossina, che sarebbe già sufficiente a far correre a drastici provvedimenti, in questi roghi si accompagna purtroppo ad ancora più pericolose presenze tra le quali il monossido e il biossido di carbonio. La natura ed origini dei rifiuti, che non escludono quelli nocivi e tossici, incendiati, immettono nell’aria un miscuglio letale di sostanze combuste e incombuste allo stato solido, liquido ed aeriforme, tutte nocive e tossiche, una gravissima minaccia per l’uomo e per l’ambiente. Ciò non solo durante la combustione ma anche dopo perché, spento l’incendio, i gas tossici continuano a diffondersi contaminando tutto intorno e distante, uomini, animali, suolo e falde acquifere. Continuano a diffondersi e, allorquando non avvertiti, provocano nell’uomo reazioni di difesa tardive, quando cioè si sono già verificati danni al sistema respiratorio.

Se quanto sopra accennato non è alla portata del comune cittadino, è concepibile e giustificabile che lo sia anche per la politica? Governi centrale e periferici non sanno o non hanno modi e mezzi per mettere fine a questa grave situazione che attenta ora e in futuro alla vita/in ogni sua forma e manifestazione?

Tornando al rogo di via di Tor Cervara, un grido di allarme era stato lanciato da numerosi cittadini di Colli Aniene e del territorio circostante ma l’attenzione delle istituzioni, Sindaco di Roma Capitale in testa è purtroppo mancata, come è mancato ancora una volta l’intervento dell’ognora grande assente, il Cdq Cittadini di Colli Aniene Bene Comune, un comitato che al di là dei tanti progetti che non conosciamo, non si sa cosa faccia di concreto. Pare però che ora si sarebbe riscosso dal letargo minacciando addirittura strenua battaglia!

Vedremo e riferiremo.

 

Federico Carabetta


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