

L'accordo in Campidoglio traccia la rotta: il 22 settembre parte la gara per validare il progetto, nel 2027 l'abbattimento
Per quasi dieci anni è rimasto lì, pietrificato nel tempo al civico 103 di viale di Tor Marancia: un guscio grigio di cemento grezzo e ferro, muto testimone di un degrado urbano che pareva inamovibile. Oggi, però, lo scheletro dell’ex scuola “Mario Mafai” è pronto a cambiare pelle ed anima.
Il futuro dell’area parla la lingua della rinascita collettiva, della musica e della formazione artistica con la nascita del nuovo Centro Culturale Popolare, un presidio polivalente destinato ad accogliere le energie sociali del territorio e ad aprire le sue porte alle eccellenze della danza e del coro del Teatro dell’Opera di Roma.
A segnare il punto di svolta è stato un confronto svoltosi nelle stanze di Palazzo Senatorio. Intorno allo stesso tavolo si sono ritrovati il Comitato promotore dei cittadini, l’assessora capitolina ai Lavori Pubblici Ornella Segnalini, la presidente dell’Assemblea Capitolina Svetlana Celli, il presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri e la segreteria tecnica del Sindaco. Un vertice operativo utile a mettere in fila numeri, procedure e, soprattutto, scadenze certe.
Il primo dato a fare notizia riguarda le risorse necessarie per trasformare il sogno in realtà. Le stime iniziali del 2018, ferme a circa 5 milioni di euro, sono state travolte dall’aumento dei costi dei materiali e da una revisione complessiva dell’opera: la cifra complessiva sfiora ora i 15 milioni di euro.
Un incremento significativo che il Comune ha scelto di coprire integralmente attingendo ai propri fondi di bilancio, a conferma della centralità strategica del progetto per l’intera città.
La tabella di marcia procedurale entra subito nel vivo:
Gara d’appalto il 22 settembre: Dodici società specializzate parteciperanno alla procedura per l’affidamento della verifica e del collaudo preventivo del progetto esecutivo.
Via libera della Giunta: Una volta ottenuto l’avallo formale del soggetto terzo, la delibera approderà in Giunta Capitolina per consentire la pubblicazione del bando d’assegnazione unico che gestirà sia l’abbattimento del vecchio rudere sia l’edificazione del nuovo complesso.
Se i tempi dell’amministrazione richiedono ancora un po’ di pazienza — con l’ingresso delle ruspe per la demolizione e la bonifica fissato per la primavera del 2027 —, è nella gestione dell’attesa che spunta l’idea più suggestiva.
Tra l’azzeramento della vecchia struttura e la posa delle prime fondamenta trascorrerà infatti circa un anno. Un arco di tempo in cui il terreno rischia di rimanere scoperto e inutilizzato.
Da qui la proposta di allestire una tensostruttura temporanea: un’architettura leggera e flessibile pensata per ospitare fin da subito assemblee, laboratori di quartiere, mostre ed incontri civici, anticipando nello spirito le funzioni del polo culturale che verrà.
«Dopo otto anni di battaglie accogliamo con fiducia questo passo avanti — sottolineano i portavoce del Comitato promotore —. L’integrazione tra le attività associative di zona e il prestigio del Teatro dell’Opera è la chiave per dare vita a uno spazio autenticamente popolare, inclusivo e aperto a tutti».
Un entusiasmo condiviso dalle istituzioni. Per la presidente dell’Assemblea Capitolina Svetlana Celli, l’intervento rappresenta «una scommessa vinta sul decoro e sulle opportunità formative nelle periferie», mentre il minisindaco Amedeo Ciaccheri rivendica l’impegno finanziario: «Garantire 15 milioni interamente pubblici dimostra la priorità assoluta di un’opera che restituirà a Tor Marancia ed a Roma un luogo d’eccellenza e di partecipazione sociale».
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