Tor Sapienza non è razzista     

Ma esasperata e strumentalizzata
di Sergio Scalia - 14 novembre 2014

Dopo le manifestazioni contro i fumi tossici dei rom di via Salviati e dopo la guerriglia di viale Morandi, su alcuni giornali è apparso un quadro distorto del quartiere, descritto come una zona pervasa da mentalità razzista, ma sicuramente questo non è stato vero in passato e non lo è neanche oggi.

Semmai si tratta di un quartiere esasperato da promesse non mantenute e da un’insicurezza sociale che qualcuno cerca oggi di strumentalizzare.

Negli anni 90 con la giunta Rutelli si cercò di creare alcuni piccoli campi in diverse zone della città e furono consultati anche i comitati di cittadini. Dopo un’assemblea pubblica il comitato di quartiere diede la disponibilità a ricevere su via Salviati (nel lato Est di Tor Sapienza) circa 20 famiglie, con l’impegno del comune ad assicurare un controllo e la gestione del campo. Purtroppo questo controllo non venne assicurato e negli anni successivi venne allestito un nuovo campo (Salviati 2), che è diventato poi quello più ingovernabile e che si è progressivamente ingrossato, raggiungendo il massimo di presenza durante il periodo di Alemanno a causa degli sgomberi effettuati nelle zone limitrofe e nonostante i 42 milioni di euro spesi negli ultimi 3 anni della sua Giunta, cifra mai avuta in passato da altre amministrazioni.

La difficoltà di regolamentare questi campi è stata accentuata dal fatto che l’area in cui sono ubicati è nell’ex V municipio, mentre tutti i servizi e le loro attività insistono sull’ex VII municipio ed in ogni incontro le priorità di intervento dei due municipi erano sempre diverse.

Foto Messaggero.it

Campo via Salviati

Inoltre si è lasciata consolidare una situazione di illegalità, che ha trasformato il campo di Salviati 2 in una fabbrica a cielo aperto di fumi cancerogeni ed inquinanti, che non sarebbe consentita a nessuna attività produttiva. Nel campo era stato costruito un forno per la rifilatura del rame, in cui si bruciavano i cavi rubati alle ferrovie, alle cabine e ai pozzetti dell’illuminazione pubblica provocando fumi neri di gomma e plastica bruciata che ogni giorno si riversavano sugli abitanti del quartiere.

Da almeno 3 anni i comitati di zona hanno denunciato questo fenomeno e un documentario “Anello di fumo” ha anche vinto un premio di giornalismo ed è stato proiettato all’iniziativa “Contromafia” dell’Associazione Libera. Ma la cosa più eclatante agli occhi dei cittadini era che tutta questa illegalità avveniva a 50 metri da un presidio della Questura di Roma come è l’Ufficio Immigrazione di via Salviati.

https://www.youtube.com/watch?v=A3NjRyE0BPY

Solo dopo la manifestazione pacifica dell’11 ottobre organizzata dal comitato di quartiere, si è avviato un percorso iniziato con lo smantellamento dei forni abusivi e l’alleggerimento della presenza nel campo e con l’impegno dell’assessore Masini ad effettuare alcuni interventi di riqualificazione nel quartiere.
Dopo questi sgomberi si è verificato purtroppo un atto che il quartiere ha ritenuto di ritorsione, come l’incendio del deposito AMA di via Salviati con mezzi e spazzatrici bruciati e, grazie all’intervento dei Vigili del fuoco si è evitata l’esplosione di mezzi funzionanti con bombole di metano. Davanti a questi episodi appare ancora più evidente come la solidarietà può crescere solo insieme alla legalità, altrimenti si innesca un meccanismo di reazione che cancella ogni sforzo di integrazione e di convivenza.

Rogo via salviati

Rogo via salviati

Ma su Tor Sapienza ormai da anni  insistono anche dal lato Sud un edifico occupato dai rifugiati somali sulla Collatina altezza Bricofer e sul lato Ovest un edificio in via Staderini altezza Bar Jolly per richiedenti asilo.

Le scuole del quartiere hanno sempre accolto in questi anni i bambini rom e somali che volevano inserirsi nel percorso educativo ed insieme agli organismi scolastici ed alla comunità sono stati risolti anche alcuni problemi sul piano sanitario e dell’integrazione.

Sul lato nord del quartiere, nella zona di viale Morandi, è stato insediato alcuni anni fa un centro per richiedenti asilo, con una forte prevalenza di minori non accompagnati, che non aveva trovato all’inizio l’opposizione del quartiere. In questi anni non ci sono stati momenti di tensione con il quartiere e solo recentemente era stato denunciato un atteggiamento di disprezzo dell’aiuto loro offerto vedendoli gettare nei cassonetti il pasto che gli veniva consegnato dalla Caritas.

E’ bene ricordare che il complesso di viale Morandi nacque negli anni ’70 per dare un alloggio vivibile agli abitanti degli scantinati e delle case minime di Quarticciolo, ai nuclei che vivevano nelle baracche sotto l’acquedotto e a molti cittadini che attendevano da tempo una casa.
Per viale Morandi i progettisti pensarono ad un modello simile a Corviale, cioè ad un palazzo-quartiere in cui le abitazioni erano costruite intorno ad una stecca centrale di negozi e servizi che avrebbero reso quasi autonomo il complesso residenziale. Purtroppo la burocrazia ATER e i fitti fuori mercato impedirono l’apertura dei negozi commerciali e per un certo periodo restarono in piedi solo i servizi del municipio, della ASL e una biblioteca comunale che pian piano si trasferirono in altra sede, lasciando solo spazi liberi poi occupati da famiglie dell’Est e da una comunità ortodossa.

Resistono ancora,  cercando coraggiosamente di svolgere un lavoro sociale, l’Associazione Antropos e il Centro culturale di viale Morandi. Dopo 40 anni le strutture dei palazzi e gli spazi esterni hanno un forte bisogno di ristrutturazione e gli abitanti avevano sperato in una svolta nel 2007, quando l’allora presidente ATER  venne ad illustrare un project financing, che avrebbe consentito di ristrutturare tutti gli alloggi grazie alle entrate derivanti da un sistema di pannelli fotovoltaici che avrebbe avvolto i palazzi. Ma ben presto subentrò la delusione quando i tecnici si accorsero che il progetto non si reggeva economicamente e non se ne fece più nulla. Restano quindi crepe ed infiltrazioni, spazi esterni degradati e illuminazione carente o totalmente assente.

Manifestazione Tor Sapienza guerriglia

viale Giorgio Morandi

In questo contesto di esasperazione e di insicurezza è bastato un tentativo di stupro di una ragazza per scatenare una reazione di protesta sfociata in episodi di violenza.
In realtà nella protesta del pomeriggio era presente molta gente del quartiere, mentre negli scontri scoppiati alle 22 determinante è stata la presenza di forze esterne al quartiere, anche perché difficilmente i residenti avrebbero potuto costruire o procurarsi le 16 bombe carta lanciate in quelle ore.

E’ noto che il quartiere di Tor Sapienza ha sempre avuto una forte presenza democratica, ma anche un nucleo consolidato di destra, che ha cercato in più occasioni di prendere la testa delle proteste.

Il sindaco Marino e il presidente Palmieri hanno incontrato i comitati di cittadini ed hanno preso degli impegni per un alleggerimento dei centri esistenti nel quartiere, per interventi di riqualificazione e per un rafforzamento della sicurezza e dopo le delusioni degli ultimi anni è fondamentale che questi impegni vengano mantenuti.

Infatti nelle prossime settimane si farà sempre più pressante il confronto tra quelle forze democratiche del quartiere che chiedono misure più concrete contro il degrado e per una maggiore sicurezza e quei gruppi della destra romana che vogliono strumentalizzare i disagi della periferia per rafforzare i legami con la Lega di Salvini, sperando di fargli guadagnare qualche decimo di punto nei sondaggi.


Commenti

  Commenti: 1

  1. giuseppe liberotti


    Il problema esiste per la compresenza di troppe realta sociali emarginate, poco e stato fatto e molto dal volontariato ,ma qualcuno cerca sempre di infuocare gli animi, coloro che vengono accolti si sentono sempre più emarginati e ragiscono creando una spirale senza fine.bISOGNEREBBE COMBIARE LE REGOLE E LE ABITUDINI, I RIFUGIATI dovrebbero essere ospitati in aree agircole ed utilizzati per lavori agricoli, oppure nei quartieri per attività sociali nei parchi, trasformare anche la loro mentalita, mentr aspetto il visto e mangio e dormo, do un po d lavoro.

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