

L’intera area di Largo Corrado Ricci è stata posta sotto sequestro dai carabinieri di piazza Venezia
Un cantiere nel cuore di Roma, un boato improvviso, la polvere che si alza e una vita spezzata.
La procura di Roma indaga per omicidio e disastro colposo sul crollo della Torre dei Conti, che lunedì ha travolto e ucciso Octay Stroici, operaio di 66 anni rimasto sepolto per oltre undici ore sotto le macerie.
È morto nella notte, all’ospedale Umberto I, dopo una corsa disperata contro il tempo.
Il pm Mario Dovinola, che coordina l’inchiesta, ha effettuato un lungo sopralluogo tra le rovine insieme alla polizia giudiziaria specializzata in infortuni sul lavoro.
L’intera area di Largo Corrado Ricci è stata posta sotto sequestro dai carabinieri di piazza Venezia, mentre i magistrati hanno disposto l’autopsia e una consulenza tecnica per accertare la causa del cedimento e le eventuali responsabilità.
Gli inquirenti non escludono nessuna pista. Potrebbe essersi trattato di un ponteggio interno montato in modo errato, di una progettazione carente, o di interventi di restauro iniziati troppo tardi.
Ma prende corpo anche un’altra ipotesi, più inquietante: un errore umano durante le lavorazioni, forse la rimozione prematura delle puntellature del solaio, le strutture che reggevano il soffitto.
Un gesto compiuto nel momento sbagliato potrebbe aver innescato la catena di cedimenti che ha fatto collassare la Torre, sotto gli occhi dei lavoratori.
I carabinieri hanno già sentito i colleghi di Stroici e i responsabili delle ditte coinvolte: la EdilErica, per cui l’uomo lavorava, e la Picalarga.
Gli investigatori del Nucleo ispettorato del lavoro stanno verificando ogni dettaglio sulle misure di sicurezza del cantiere.
Secondo la Sovrintendenza capitolina ai Beni culturali, il crollo ha interessato “il contrafforte centrale del lato meridionale”, provocando il cedimento di parte del basamento e, successivamente, di una sezione del vano scala e del solaio.
La Torre dei Conti, gioiello medievale chiuso dal 2007, era al centro di un intervento di restauro da 6,9 milioni di euro, finanziato con i fondi del Pnrr “Caput Mundi”.
Lavori che dovevano riportare alla luce uno dei simboli della Roma antica, con spazi museali, aree espositive e un centro servizi per i Fori Imperiali.
Il primo lotto, da 400mila euro, era quasi terminato e riguardava la bonifica dell’amianto e le lavorazioni preliminari.
“Prima dell’avvio del cantiere — spiegano dalla Sovrintendenza — erano state eseguite indagini strutturali e prove di carico che avevano attestato la stabilità della struttura”. Una sicurezza che, a guardarla oggi, si è sbriciolata in un istante.
Octay Stroici era un operaio esperto, abituato ai cantieri difficili e ai lavori nei siti storici. Lunedì mattina, mentre controllava una sezione interna della Torre, è stato travolto dal cedimento.
I colleghi hanno provato a scavare a mani nude: “Abbiamo sentito il boato, poi il silenzio. Non riuscivamo a credere a quello che vedevamo”, raccontano.
Per liberarlo sono servite più di undici ore di lavoro dei vigili del fuoco, in un’operazione di soccorso complessa e rischiosa. Ma il cuore di Octay, dopo una notte di agonia, si è fermato.
Adesso spetta alla magistratura dare un nome alle responsabilità. Perché dietro i numeri e i procedimenti penali, resta un uomo che è morto lavorando. E una città che guarda la sua storia crollare — pezzo dopo pezzo — insieme a lui.
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