Torrino. A pochi giorni dalla riapertura della scuola Matteo Ricci

Intervista al Dirigente scolastico Prof. Francesco Rossi
Patrizia Artemisio - 17 Settembre 2020

Come si senta un bambino il primo giorno di scuola del 2020, non è che lo sappiamo davvero. Proviamo tuttavia ad immaginarlo, anche ora che dalla riapertura ne sono passati cinque di giorni. Va detto che, nonostante le mascherine ed i gel ingienizzanti, come in un dopoguerra, ai genitori sembra che il mondo torni a girare. Il grembiulino stirato, lo zaino, l’astuccio, il diario nuovo a certificare che disegnare arcobaleni non serve più.

Se va tutto bene lo chiediamo al Dirigente scolastico Prof. Francesco Rossi dell’Istituto Comprensivo Matteo Ricci al Torrino.

“È stato predisposto da me, dal RSPP (Responsabile Servizi Prevenzione e Protezione) e dal medico competente un protocollo per la ripartenza che è stato condiviso interamente con gli insegnanti, i lavoratori della scuola e tutte le famiglie.
Il protocollo – spiega il professore –  prevede misure di distanziamento nelle classi attraverso una nuova disposizione dei banchi e l’acquisto da parte della scuola di 350 banchi, non quelli di Arcuri, che permetteranno il distanziamento statico di un metro tra gli alunni in tutte le classi senza sdoppiarle.
Per la scuola dell’infanzia e per gli insegnanti di sostegno sono stati predisposti dei dispositivi ulteriori di protezione individuale, nella scuola dell’infanzia non è previsto il distanziamento.

Per gli alunni, oltre alla disposizione dei banchi, cambia il momento della mensa in quanto ovviamente nella sala mensa non c’è più un numero ampio di alunni, molti mangiano in classe o in altre aule adibite a mensa, ma tutti con il pasto sporzionato, quindi non è una lunch box ma è semplicemente la mensa che si sposta nelle aule, come approvato dalla Asl.

Altra cosa che è cambiata per i ragazzi, oltre alla segnaletica interna per cui bisogna sempre mantenere la destra, è il mantenere il distanziamento e il lavaggio frequente delle mani.
Sono cambiati i percorsi perché per farli incontrare il meno possibile, per non contingentare le entrate e le uscite, sono stati creati dei percorsi alternativi di ingresso e di uscita che i bambini stanno sperimentando.
Nei prossimi giorni siamo fiduciosi che diventino autonomi anche nella gestione di questi ingressi e di queste uscite separate”.

Quante risorse e quanto tempo avete impiegato per predisporre la scuola alla riapertura in sicurezza?

“Tutta l’estate. Il dirigente senza fare ferie ed il personale dando la propria disponibilità volontaria a lavorare per la creazione di questi nuovi spazi”.

Utilizzate anche spazi esterni? Ne avete?

“Noi abbiamo dei giardini bellissimi, molto grandi, in cui sono agevolate e consigliate soprattutto in questo periodo dell’anno le attività di educazione motoria e, per la scuola dell’infanzia, le attività all’aperto”.

Durante l’inverno in che modo si svolgerà l’educazione motoria?

“Si farà in palestra con il distanziamento di due metri secondo il protocollo, con attività sul posto. Ovviamente a seguito dell’uscita della classe dagli spogliatoi avverrà l’immediata sanificazione”.

Gli insegnanti dell’Istituto hanno fatto il test sierologico?

“Qui c’è stata una buona adesione alla possibilità volontaria di fare il test sierologico. Siamo sul 50 per cento forse qualcosa di più”.

In classe in media quanti bambini ci sono?

“Tra i venti e i ventidue, le classi sono molto ampie, circa 50 metri quadri”.

Le vostre maggiori preoccupazioni?

“Ovviamente seguire un protocollo significa stare sempre attenti anche alle possibili positività dei tamponi da parte degli alunni o dei lavoratori della scuola. In quel caso bisognerà applicare quanto previsto in collaborazione con la Asl Roma 3 con cui stiamo collaborando e predisporre la quarantena e la chiusura della singola classe o del singolo gruppo fino ad effettuazione delle dovute indagini epidemiologiche. Un’altra grande preoccupazione è, nonostante tutto, quella di assicurare una didattica integrata di ottimo livello come abbiamo sempre fatto”.

Durante il lockdown avete avuto la possibilità di fare didattica a distanza?

“Le maestre ed i professori volontariamete, perché ancora non c’era ancora una normativa sulla didattica digitale integrata sincrona, hanno svolto sia lezioni sincrone e sia attività asincrone con gli alunni, in tutti gli ordini di scuola, compresa la scuola dell’infanzia.

Sul nostro sito web www.icmatteoricci.edu.it è ancora attiva una sezione in cui si possono vedere i risultati di questa didattica a distanza e anche Orizzonte Scuola che è il sito più seguito sul mondo della scuola ci ha citato come esempio per la didattica a distanza dei più piccoli”.

Avete quindi avuto un buon riscontro da parte dei bambini?

“Si, nonostante tutte le difficoltà delle connessioni e della comprensione di una lezione a distanza soprattutto per i più piccoli, i bambini si sono rivelati volenterosi e ligi rispetto a questa novità.

Noi inoltre siamo una scuola polo per la formazione dell’ambito 6 (quindi di tutte le scuole dell’Eur) e, come dirigente della scuola polo della formazione, ho voluto fare anche durante il lockdown dei corsi di formazione agli insegnanti sulla gestione delle emozioni dei bambini che, secondo me, è fondamentale vada di pari passo con la didattica.
In questo momento noi troviamo dei bambini e dei ragazzi che comunque sono stati segnati da questa esperienza, quindi stiamo continuando la formazione anche per gestire questo nuovo passaggio a una didattica che comunque non sarà come quella di prima”.

Se un bambino in classe non si sente bene, esattamente cosa accade?

“Abbiamo il referente ed il vice referente Covid che sanno come procedere, il bambino viene accompagnato nell’aula di sosta finché i genitori non vengono a prenderlo. Dopodiché se il medico di medicina generale o il pediatra di libera scelta ritiene di dover fare il tampone al bambino attendiamo l’esito del tampone. Se positivo inizieranno le operazioni di tracciamento, se negativo il bambino può rientrare a scuola”.

Si è parlato anche di un test salivare, più semplice da fare ai bambini rispetto a quello più invasivo in uso, sa darci notizie più precise in merito?

“Io attendo le decisioni del Comitato tecnico scientifico e dell’Istituto Superiore della Sanità che insieme al Ministero della Salute emanano delle linee guida che potrebbero prevedere anche i test a campione salivari. Siamo in attesa delle loro decisioni ovviamente, non siamo noi che disponiamo su questo”.

Chiuderete per le elezioni?

“Si, rimarranno aperti solo i plessi Infanzia Fiume Giallo 39 e Sansotta, che non sono sede di seggio”.

Sanificherete di nuovo tutta la scuola subito dopo?

“Il Comune di Roma ci ha inviato una nota chiarificatrice su questo. Verranno svolte durante la consultazione elettorale 3 sanificazioni, di cui l’ultima il martedì al termine di tutte le operazioni, quindi la sanificazione è assicurata dal Comune di Roma”.

Durante il lockdown ci siamo chiesti come sarebbe cambiato il nostro modo di vivere, ci siamo riproposti di migliorare, a partire dalla riqualificazione della scuola, esiste oggi un piano per valorizzarla?

“I piani partono dalle esigenze scolastiche singole correlate con le esigenze del territorio. Questo territorio è in nuova crescita e questa scuola necessitava di una rivalutazione che è stata fatta dai docenti insieme a me attraverso il nuovo piano triennale dell’offerta formativa. Ovviamente a livello strutturale non siamo noi i responsabili ma lo è l’ente locale, in questo caso il IX Municipio, che ha già disposto alcuni interventi.
Siamo in attesa di fondi che devono partire però dall’organizzazione generale dello Stato per una riqualificazione delle strutture decisiva”.

Qual è la scuola dei suoi sogni?

“La scuola dei miei sogni è una scuola inclusiva, è una scuola in cui la didattica sia costantemente integrata con il digitale, dove gli insegnanti possano fruire di corsi di formazione continuativamente per tutto l’anno, e possano anche andare in congedo, magari prendere un anno sabbatico per fermarsi un anno e formarsi adeguatamente.
Il lavoro dell’insegnante è un lavoro di grande prestigio intellettuale ma sicuramente in questo momento non ha quel riconoscimento che meriterebbe.
La scuola merita insegnanti qualificati ma anche insegnanti riconosciuti a livello nazionale non soltanto a livello stipendiale ma anche per la loro professionalità. Soprattutto sogno una scuola in cui il progetto educativo parta dai 3 anni e finisca a 14, un progetto condiviso per cui sia perfettamente chiaro dove bisogna partire per fare arrivare il professore all’ultimo anno delle scuole medie esattamente dove si intende arrivare”.

Ci sono genitori che stanno ritirando i propri figli dalla scuola ricorrendo all’homeschooling, ovvero una educazione parentale, come già avviene nei Paesi anglosassoni, lei ha potuto riscontrare questa tendenza?

“No. L’educazione parentale in Italia è ancora poco sviluppata e forse attualmente non ci sono persone qualificate che possano garantirla ma non significa che sia una scelta sbagliata.
Io però, in un periodo in cui i bambini sono stati molto lontani fra loro per tanti mesi, pur comprendendo la paura dei genitori, sceglierei di mandarli in classe”.

E allora, caro bambino, qualunque sia il tuo piccolo grande pensiero, la paura, la gioia, la curiosità nascosta dalla mascherina quando varchi il cancello della scuola, “coraggio… piccolo soldato dell’immenso esercito. I tuoi libri sono le tue armi, la tua classe è la tua squadra, il campo di battaglia è la terra intera, e la vittoria è la civiltà umana.” (Edmondo De Amicis)


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  1. Bellissimo articolo che chiarisce molti dubbi ai genitori con figli in età scolare.

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