

Mi chiamo Giacomo ma per gli amici sono Jack, Jack Lumino. Ho 35 anni e vivo a Roma. La città più bella del mondo.
Da qualche tempo a questa parte ho deciso di muovermi per gli spostamenti casa/lavoro e nel tempo libero utilizzando la bicicletta.
Le strade della capitale, il traffico e l’ignoranza degli automobilisti rendono le mie pedalate quotidiane difficili e pericolose.
Ma in questa pagina non vi parlerò della capitale d’Italia, qui racconterò come in una sorta di diario il mio viaggio su due ruote attraverso la fredda ed incontaminata Islanda in compagnia del mio amico Ettore.
Ho rilasciato ad Abitare A Roma un’intervista spero bene augurante prima dell’avventura e sul loro blog (questo) verranno anche rilanciati i miei post più significativi condivisi nella Pagina Facebook dedicata al tour.
IL DIARIO
Giorno della mia partenza, sono arrivato all’aeroporto di Fiumicino e dopo aver imbarcato le borse sono andato al check in per i bagagli oversize e sono stato testimone di un episodio incredibile: giro l’angolo spingendo la bici (la compagnia aerea Lufthansa non richiede lo smontaggio della bici perché hanno degli speciali contenitori negli aerei – sono di un altro pianeta) e il responsabile della sicurezza nel vedermi esclama :”Aoooo ce mancava pure e biciclette, daje smonta tutto, manubrio, sella, portapacchi… daje”.
Gli ho fatto presente che era stata la compagnia aerea a dirmi di non smontare la bici e che non avevo gli attrezzi per farlo perché li avevo precedentemente imbarcati nei bagagli.
Alla fine dopo non poche rimostranze sono riuscito a superare i controlli e a partire.
La vacanza è iniziata subito in salita: aereo in partenza da Dusseldorf con 3 ore di ritardo causa maltempo e arrivo all’aeroporto di Keflavik alle 2 di notte.
Il sole ancora alto all’orizzonte e tante, tante nuvole cariche di pioggia pronte a rovesciarle in terra.
Il campeggio dista 45 km. Si caricano le bici e si parte. Pronti via ed inizia a piovere, forte, fitto. Sfiancante. A metà strada la gomma di Ettore perde pressione. Bucata. E intanto continua a piovere. Pit stop, cambio gomma e si riparte.
Arriviamo in campeggio alle 5 e mezza del mattino, infreddoliti e bagnati fradici. Doccia e di corsa sotto le coperte. Buonanotte.
La giornata di oggi è stata di ambientamento e visita alla capitale islandese, Reykjavík. La città che si affaccia sul mare è molto piccola e arroccata su una dolce collina. L’architettura è tipica dei paesi del nord europa, casette basse multicolori col giardino.
La pioggia l’ha fatta da padrona anche oggi rendendo la visita un po’ complicata.
In Islanda non vi sono linee ferroviarie e questa è la strada che gli islandesi usano per muoversi da una parte all’altra.
L’asfalto fila via veloce sotto le nostre ruote e in tarda mattinata raggiungiamo Selfoss.
Il cielo questa mattina era azzurro con qualche nuvoletta sparsa qua e la.
Abbiamo proseguito senza non poche difficoltà fino alle cascate di Seljaland (Seljalandfoss).
La pausa ci ha un po rigenerato ma è stata l’illusione di un attimo. Appena ripartiti Lui era ancora li, ancora più forte, ancora più teso. Un massacro. Abbiamo fatto 5 km in un’ora e la cosa più brutta era che ne mancavano 60 alla meta. A tutto ciò, per non farci mancare nulla, ci siamo presi anche l’acqua! Pioggia fina fina, che ti entra dentro e neanche te ne accorgi.
Arriviamo alle pendici del vulcano Eyjafjallajokull (quello che nel 2010 ha tenuto in scacco mezza Europa), ci godiamo lo spettacolo a metà perché le nuvole ne coprono la vetta.
na doccia calda, una cena abbondante e di corsa a letto.“Cento e più chilometri alle spalle e 100 da fare” cantava Enrico Ruggeri e proprio canticchiando questo testo che abbiamo iniziato la nostra tappa di oggi.
Da Hofn a Djupivogur. 105 km, per l’esattezza, lungo la costa orientale dell’isola. Il sole è già alto in cielo quando muoviamo le prime pedalate. Il vento forte è un lontano ricordo. I paesaggi intorno a noi sono incantevoli e ci fermiamo spesso a scattare fotografie.
Dopo una ventina di chilometri Ettore avverte un rumore provenire dalla ruota posteriore. Mi avvicino per controllare e noto che la ruota oscilla paurosamente.
Accostiamo al bordo della strada, scarichiamo il bagaglio dal portapacchi e cerchiamo di vedere quale possa essere il problema. In apparenza un dado allentato. Stringiamo e ripartiamo.
La strada scorre via facilmente ed inanelliamo chilometri su chilometri.
Ci fermiamo per pranzare sulle sponde di un fiume e approfittiamo anche per schiacciare un pisolino.
Ripartiamo di buona lena per finire i 50 chilometri che mancano alla meta.
All’improvviso quella che doveva essere una pedalata in scioltezza si trasforma in un grosso problema. A 15 km dal paesino il perno della ruota posteriore della bicicletta di Ettore cede. Tutti fermi.
Niente panico. Lascio Ettore a bordo strada e inizio a pedalare come un pazzo per arrivare al paesino e cercare un meccanico. Arrivo stremato ma non ci sono meccanici. Vado in un hostello e spiego il problema ai proprietari. Una coppia gentilissima. La signora mi invita a parcheggiare la bici e intanto il marito prende la jeep.

Andiamo a recuperare Ettore. Rientriamo al Klif Hostel e smontiamo la ruota per cercare di capire meglio cosa sia successo. Il mezzo è rotto.
In paese non ci sono negozi e l’unica soluzione sarebbe quella di riprendere il bus fino ad Akureyri. Un dramma. Mesi e mesi di allenamenti per poi muoversi in bus. Sono affranto.
Poi come per magia il Signore dell’hostello ci dice che probabilmente un ragazzo potrebbe aiutarci.

Piotr, un ragazzo emigrato dalla Polonia e meccanico al porto, ha una bicicletta e ci offre la sua ruota buona in cambio della nostra rotta (dice che poi la riparerà con calma). Non ci credo, sono felicissimo. In 5 minuti montiamo la ruota.
Domani potremo riprendere il viaggio come da programma.
Ora tutti davanti al televisore, c’è Italia – Inghilterra. Forza Ragazzi.
Come ogni giro che si rispetti anche l’Iceland tour 2014 prevede una tappa di montagna.
Oggi 85 km da Djupivogur a Egilsstadir con passaggio sul passo dell’Oxi. Dislivello di 532 metri, 17 % di pendenza, 14 km e strada sterrata: un massacro.
La pioggia non aveva alcun intenzione di perdersi questa ascesa ed infatti puntualissima al primo attacco è cominciata a scendere copiosa.
Uno sforzo disumano considerando che le nostre biciclette con tutto il carico superano i 30 kg di peso.
Oltre alla pioggia anche la temperatura non ci ha aiutati, intorno ai 4 gradi. Sudore e fatica.
Siamo in cima al monte. Ci fermiamo per rifocillarci, intorno a noi tutto innevato. Un paesaggio mozzafiato.

La discesa è abbastanza complicata perché la strada è bagnata e fangosa: il rischio di scivolare è altissimo.
Gli ultimi km prima di arrivare in paese sono un falso piano che percorriamo agevolmente grazie al vento in schiena. Finalmente! Dopo tanti giorni col vento contrario oggi ci è andata bene.
Domani giorno di riposo. Ne approfitteremo per rilassare le gambe e visitare il paese.
Nelle vicinanze c’è il lago LAGARFLJÓT e le cascate HENGIFOSS. Il viaggio continua….
Oggi riposo. Oggi meritato riposo.
Siamo ormai a metà del giro e abbiamo colto l’occasione per riposarci un po’ visitando Egilsstadir. Questo piccolo paesino, molto frequentato dai turisti e dagli islandesi stessi per via dell’ottimo clima durante i mesi estivi, ed è famoso per la legenda del “Mostro” che vive nel lago LAGARFLJÓT.
La storia narra di una bambina che aveva ricevuto in dono un anello d’oro e volendo più oro chiese alla mamma come potesse fare. La mamma le disse di chiudere l’anello in una scatola insieme ad un vermicello. Così sarebbe aumentato l’oro di pari passo con la crescita del verme. Ma purtroppo crebbe solo il verme che divenne anche molto aggressivo e così la bambina fu costretta a buttare la scatola nel lago.
In fondo al lago il verme crebbe a dismisura fino a impedire a chiunque di poter avvicinarsi all’acqua.
Nel medioevo fu chiamato uno stregone che incatenò il mostro in fondo al lago.
Tutti gli abitanti del villaggio ancora oggi credono a l’esistenza del mostro.
Per il resto il paese non offre molte attrazioni; c’è un piccolo museo di storia e una modesta galleria d’arte. Per lo più vi sono strutture alberghiere dedicate ai molti turisti.
Domani proseguiremo il giro verso nord, prevista una tappa breve di circa 50 km. Ci sposteremo nell’entroterra ed entreremo nella parte desertica dell’isola.
Il viaggio continua…
Oggi era in programma una tappa breve di 55 km in quanto avremmo cominciato a salire verso nord e la strada attraversa un tratto montuoso abbastanza faticoso, non tanto per le pendenze ma per la lunghezza: circa 45 km.
Come sempre abbiamo avuto il vento contrario per tutto il tragitto e questo ha reso l’ascesa ancora più dura. Sembra che il dio Eolo non abbia di meglio da fare che soffiarci vento in faccia!
Il territorio intorno a noi si va facendo sempre più brullo, la vegetazione scarseggia e si vedono solo arbusti. Non vi è traccia di alberi.
Dai ghiacciai che si sciolgono scendono a valle litri e litri d’acqua che si incanalano lungo i fianchi dei monti creando torrenti e cascate bellissime.

Oggi abbiamo trovato alloggio in una fattoria completamente isolata. I proprietari hanno realizzato una struttura abitativa e l’hanno adibita ad affitta camere.
Dopo una doccia calda abbiamo fatto una passeggiata nei prati e siamo andati a fotografare da vicino una cascata molto grande.
Domani la strada continuerà a salire, proveremo a partire presto perché i locali ci hanno detto che il vento comincia ad alzarsi a metà mattinata. Cercheremo di anticiparlo!
Anche oggi tappa di montagna. Da Skjoldolfsstadir a Grimsstadir, 80 km nel “deserto lunare” dell’isola.
Come al solito il vento l’ha fatta da padrone. La prima ora e mezza abbiamo percorso solo 10 km. Un massacro. Non si riusciva ad andare avanti. Nei tratti di discesa se si smetteva di pedalare la bicicletta si fermava.
La fatica è stata veramente tanta ma ancora una volta le meraviglie naturalistiche d’Islanda ci hanno ripagato.
Il tratto di strada che abbiamo percorso oggi è totalmente disabitato ed il terreno è prettamente ricoperto da pietre laviche. Si ha proprio l’impressione di trovarsi sulla luna.
Per pranzo abbiamo utilizzato il fornello da campeggio e ci siamo preparati un risotto! Con il freddo ci vuole qualcosa di caldo per andare avanti.
Dopo tante ore di bici siamo finalmente arrivati nella fattoria dove avevamo previsto la sosta.
Un posto incantevole e molto ben organizzato.
Si trova sulla strada numero 864, la stessa che domani ci porterà a Dettifoss…
Quando ci siamo svegliati questa mattina il cielo non prometteva nulla di buono. Anzi. Una pioggia fina fina cadeva copiosa.
Abbiamo atteso un po’ e la pazienza è stata premiata. Il sole ha fatto capolino tra le nuvole.
Abbiamo imboccato la strada numero 864, la peggiore strada sterrata che io abbia mai percorso. Buche, sassi, cunette e una serie continua di dossetti, come se fosse appena passato un carroarmato.
Andare avanti è stato molto faticoso.
Dopo circa 30 km siamo arrivati a Dettifoss.
Dettifoss è una cascata nel fiume Jökulsá á Fjöllum e con i suoi 45 metri di salto ed i 100 metri di larghezza è la più grande per volume d’acqua in Europa.
Il fiume ha origine dal ghiacciaio Dyngjujökull ed è il secondo d’Islanda per lunghezza: 206 km.
Lo spettacolo è assicurato. Si scende una piccola scalinata di pietre e si arriva vicinissimi alla cascata. Una portata d’acqua veramente incredibile. Il rumore incute rispetto alla forza della natura.
Ripartiamo e proseguiamo verso nord. La strada continua ad essere impervia.
Ci fermiamo su un altipiano per mangiare.
Arrivati all’incrocio con la strada numero 85 torniamo a mettere le ruote sull’asfalto e dopo pochi chilometri una visione: c’è un’area di servizio con annesso supermarket; erano giorni che non ne incontravamo. Faccio scorta di generi alimentari e improvvisiamo una merenda: pane e tonno.
Pedaliamo ancora una quindicina di chilometri e ci fermiamo allo Skúlagarđur Hotel.
Domani contiamo di raggiungere Husavík, dove soggiorneremo un paio di giorni per andare a vedere le balene.
Il viaggio continua…
Davvero strana l’estate islandese e gli islandesi. Tutti a maniche corte e pantaloncini ma fuori fa un freddo cane!
La tappa di oggi relativamente breve, dobbiamo percorrere solo 50 km per raggiungere Husavík.
La strada 85 costeggia la costa nord dell’isola e fortunatamente il vento ci soffia in schiena.
Il cielo è nero e minaccioso e a pochi chilometri dalla partenza inizia a piovere. Sarà così fino all’arrivo.
Ci fermiamo spesso per scattare foto, la scogliera è molto alta e lo spettacolo è assicurato. Foto meravigliose.
Poco prima di entrare in paese ci fermiamo in un’area di sosta e ci cuciamo un bel piatto di pasta.
Husavík è un paesino abbastanza grande, ci saranno 10000 abitanti.
È un centro importante perché da qui partono le barche che portano i turisti a vedere le balene.
Inoltre durante questo fine settimana sono ospitate le olimpiadi degli sport islandesi per gli over 50, quindi tutte le strutture alberghiere sono piene e noi abbiamo ripiegato sul campeggio situato appena fuori dal paese.
Domani è previsto un giorno di riposo ed andremo a fare la gita in barca nella speranza che qualche balena ci degni di un bel saluto!
Vedere le balene da vicino è un emozione difficile da spiegare a parole. La barca ondeggiava sulle onde e loro ci giravano intorno, come danzando. Sbuffi d’aria. Pinne che emergevano e scomparivano. Uno spettacolo.
La giornata è proseguita all’insegna della cultura con la visita al museo delle balene e a quello delle arti tradizionali.
Nel pomeriggio abbiamo assistito alle olimpiadi degli over 50: salto in lungo e lancio del giavellotto.
Bisogna dire che gli arzilli giovanotti si sono comportati molto bene; una signora ha lanciato il giavellotto oltre i 16 metri. Ovazione!
Trovandoci in una cittadina di mare non potevamo perderci la cena a base di pesce. Appena pescato, delizioso.
Domani il tempo non promette nulla di buono e per questo motivo abbiamo deciso di raggiungere Akureyri con un autobus. La stanchezza inizia a farsi sentire, siamo oltre i 700 km percorsi ed il vento contrario ha influito negativamente sulle nostre gambe. Ma nonostante tutto il viaggio continua…
Siamo giunti ad Akureyri. Chiamata anche “Città del sole di mezzanotte” o anche “Capitale dell’Islanda del nord”, Akureyri è un importante porto e centro di pesca. Conta 17 mila abitanti ed è situata in fondo al Eyjafjorđur, il fiordo più lungo dell’Islanda centro settentrionale.
La città è attraversata dal fiume Glerá ed è situata a meno di 100 km a sud del circolo polare.
In mattinata abbiamo passeggiato per le vie del centro e ci siamo dedicati allo shopping.
Nel pomeriggio, complice la stanchezza ci siamo riposati.
Approfittando della cucina della Guesthouse dove siamo alloggiati, ci siamo preparati un ottimo piatto di spaghetti al sugo. Ed ora tutti a dormire, domani mattina presto si parte per l’isola di Gremsey. Oltrepasseremo il 66° parallelo nord ed entreremo nel Circolo Polare Artico. Vento in schiena…
Il grande giorno è finalmente arrivato.
La sveglia suona alle 7. Alle 8 ci aspetta il bus per portarci al porto.
Il traghetto salpa puntuale alle 9.
Direzione isola di Grimsey.
Quest’isoletta nel mare del nord è attraversata, virtualmente, dal 66esimo parallelo nord. Oggi entreremo nel Circolo Polare Artico.
Il traghetto è pieno e stringiamo subito amicizia con dei ragazzi australiani, americani e tedeschi.
Il tragitto dura circa 3 ore e le passiamo scherzando, ridendo e giocando a carte.
Il tempo, finalmente, è meraviglioso. Il sole splende ed il cielo è azzurro, neanche una nuvola sopra le nostre teste.
Attracchiamo puntuali al porto di Grimsey. Abbiamo solo 4 ore prima che il traghetto riparta.
Percorriamo un sentiero che taglia l’isola da nord a sud.
È pieno di animali allo stato brado: cavalli, pecore, capre.
E sopra le nostre testa volano diverse specie di uccelli, la più caratteristica è la Pulcinella di Mare.
Un animale bellissimo ed anche un abile pescatore; riesce ad immergersi fino a molti metri di profondità in mare per procurarsi il cibo.
Cerchiamo di avvicinarci il più possibile per scattare delle fotografie ma sono una specie molto selvaggia, non sono abituate alla presenza dell’uomo e così appena ci avviciniamo troppo volano via. Tentiamo allora accucciandoci nell’erba e strusciando tipo “passo del giaguaro”; dopo vari tentativi riusciamo a scattare delle belle foto.
Prima di imbarcarci per il rientro ci rifocilliamo con dell’ottimo pesce fresco e papatine fritte.
La giornata è volata via in un soffio. Siamo nuovamente al porto e di li di nuovo in bus fino ad Akureyri.
Domani riprenderemo le nostre cavalcature e riprenderemo la strada. Direzione Reykjavik.
Ci separano ancora 400 km dal nostro traguardo finale.
Il viaggio continua…
Ci svegliamo con calma, ieri sera abbiamo organizzato una cena a base di pasta assieme ai ragazzi conosciuti sull’isola di Grimsey e siamo andati a dormire tardi.
Oggi si andava da Akureyri a Varmahliđ, 95 km.
Il tempo prometteva bene, vento zero e cielo terso.
Il primo tratto di strada, circa 40 km scorrono veloci sotto le nostre ruote.
Al 42esimo km affrontiamo la prima ed unica salita della giornata. Un muro di 10 km, davvero difficile, con vento contro. Le nostre gambe ne hanno risentito parecchio.
Appena “svalicato”, quota 1000 mt, ci fermiamo in una area di parcheggio e ci prepariamo il pranzo.

Fino a Varmahliđ tutta discesa, dapprima con molto vento contro e negli ultimi 20 km con vento in schiena.
Il paese conta 4 case, un area di servizio-ristorante-supermercato, un albergo tutto prenotato ed un grazioso campeggio: non abbiamo molta scelta; il campeggio andrà benissimo. Mentre ci apprestiamo a montare la tenda inizia a piovere. Da non crederci. Faccio finta di nulla, una bella doccia calda e una ricca cena a base di pollo!
Le previsioni dicono che domani sarà bel tempo… staremo a vedere. Reykjavik è sempre più vicina…
Questa notte il vento non ha smesso di soffiare neanche un attimo. È stato difficile addormentarsi dentro la tenda. Troppo, troppo rumoroso!
Abbiamo fatto colazione con una coppia di cicloturisti tedeschi; loro erano diretti verso l’interno mentre noi continuiamo sulla strada principale.
La nostra meta odierna è Blönduos che si trova a circa 50 km.
La tappa è breve ma durissima; come sempre è il vento a rovinarci la giornata. È davvero dura andare avanti in queste condizioni. Quando si arriva a fine giornata la stanchezza si fa sentire e non resta altro che mettersi in tenda e cercare di dormire.
Fortunatamente, guardando le previsioni, questa settimana non dovrebbe piovere!
Il paesino dove alloggiamo questa notte è abbastanza grande; si sviluppa in parte lungo le sponde del fiume Blanda ed in parte in riva al mare.
Il campeggio è molto ben organizzato e soprattutto molto pulito. Peccato manchi una cucina!
Un’altra giornata volge a termine… alle spalle ci siamo lasciati più di 800 km.
Il viaggio continua…
Ci svegliamo con il sole ma è tutta apparenza. Appena ci lasciamo alle spalle il villaggio di Blonduos inizia un pioggerellina tanto innocua quanto fastidiosa. La strada è un falso piano leggermente ascendete. La nostra meta è Melar che si trova a circa 90 km.
Nonostante la pioggia riusciamo a raggiungere il villaggio di Laugarbakki. Un pranzo veloce e di nuovo in sella.
L’intensità della pioggia aumenta e inoltre inizia a soffiare un fortissimo vento che rende la pedalata ancora più faticosa.
Arriviamo a Melar e troviamo un cartello che ci indica una guesthouse a 8 km.
Prima di continuare ci fermiamo all’area di servizio e facciamo scorta di alimenti.
La strada inizia a salire ed un cartello ci indica che stiamo per affrontare un passo di montagna lungo 37 km con un dislivello di 600 metri.
All’inizio siamo un po’ scettici ma consultando anche la cartina risulta un hotel proprio vicino al valico; continuiamo a pedale ed affrontiamo con decisione la salita.

Tornante dopo tornante la strada si fa sempre più ripida e di strutture ricettive neanche l’ombra.
La pioggia smette di cadere mentre il vento soffia sempre più forte;
durante questa vacanza abbiamo avuto solamente una bella giornata di sole ed è stata quando siamo andati in gita a Grimsey!
Arriviamo al valico e la strada si incanala in un canyon ed inizia a scendere verso valle. Fa freddissimo, il vento ti taglia la faccia. Pedalare in discesa è un’impresa epica. Ma il bello deve ancora venire.
Ai bordi della carreggiata ci sono molti detriti a causa dei lavori in corso; per agevolare il sorpasso di una macchina che sopraggiungeva Ettore si sposta di lato e colpendo un sasso buca la ruota anteriore. Una sbandata. Un colpo di reni. La caduta è evitata per miracolo. Ci fermiamo a bordo strada e cambiamo la camera d’aria; fa così freddo che facciamo tantissima difficoltà a smontare e rimontare il tutto.
Non vedendo nessuna abitazione nella vallata decidiamo di fermare un automobilista per chiedere informazioni.
La notizia ci piega le gambe: mancano 40 km al primo hotel disponibile. Noi ne abbiamo già percorsi 110. Sono oramai le nove di sera e nonostante non faccia mai buio la temperatura è molto bassa.
In lontananza scorgiamo dei mezzi d’opera impegnati nel cantiere stradale. Gli operai sono appena usciti dal cantiere e stanno per iniziare il turno di lavoro. Chiediamo al “Capo” se possiamo approfittare delle loro baracche per trascorrere la notte. Ci danno il permesso.

La struttura dall’esterno pare mal messa ma in realtà all’interno c’è la cucina, un salone col divano e la tv e poi ci sono bagni e docce in perfetto stato. Per noi è meglio di un hotel a 5 stelle.
La nostra penultima tappa del giro d’Islanda si chiude così!
Domani arriveremo alle porte di Reykjavik.
Il viaggio continua…
Ultima tappa di questo Iceland tour 2014. La passerella verso Reykjavik. 60 km pianeggianti.

Il nostro momento di gloria. Abbiamo percorso più di 1000 km, affrontando le più disparate condizioni meteo.
Abbiamo sudato, faticato, barcollato ma non ci siamo arresi.
L’Islanda è un paese meraviglioso che offre panorami mozzafiato, da perdercisi dentro.
Torniamo a Roma con tantissimi bei ricordi che ci accompagneranno per sempre.
Un ringraziamento doveroso a tutti quelli che ci hanno supportato e a tutti quelli che ci hanno sopportato.
Un ringraziamento speciale a chi ha creduto in noi e ci ha dato una mano.
Il viaggio finisce… ma tra qualche giorno si riparte.
Il 21 luglio partirò in solitaria da Monaco di Baviera e raggiungerò Budapest percorrendo la pista ciclabile lungo il Danubio…
La galleria totale delle foto dall’Islanda
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….vento, pioggia e sole…alla fine Jack sarà un viaggio indimenticabile…..
Ciao, bravissimi!!! vi avevo scritto su tripadvisor. Anch’io vado in islanda in bici ad agosto con lufthansa. Come funziona questa cosa delle biciclette senza alcuna protezione?? siamo un po’ scettici e non vorrei si rompesse!!!
pedala Jack e goditi quest’avventura 🙂